Ave Maria, una donna al comando di una cosca

“Ave Maria” è un monologo potente, scritto da Luciano Modica e reso in tutta la sua forza dalla bravissima Lydia Giordano. La protagonista è una donna che entra inconsapevolmente in un clan mafioso e finisce per assumervi una posizione dominante.

Maria non è una figura stereotipata, è una donna vera, un personaggio complesso pieno di contraddizioni, in cui convivono amore, dedizione, fede religiosa, violenza. Modica le mette in bocca un discorso che, in modo circolare, partendo dal presente, nel presente drammaticamente si conclude, dopo un lungo flashback che consente alla donna di ricostruire le tappe della sua giovane vita. La vivacità e l’esuberanza degli anni adolescenziali, l’esperienza dell’innamoramento davanti a cui si scopre fragile come di fronte al desiderio di maternità, frustrato e poi compensato dalla cura dei giovani della “famiglia”, l’apprendistato del potere di cui Maria finisce per ubriacarsi fino a restare vittima della sua stessa yubris.

Il tutto segnato da una visione religiosa che non è quella scontata e prevedibile dei santini, si nutre di preghiere tradizionali ma anche di parole delle Scritture e viene via via piegata ai nuovi “principi”, alla fedeltà alla “famiglia”, una famiglia che necessariamente esclude il nemico fino ad ordinarne l’omicidio.

L’autore parla di mafia con cognizione di causa, sulla base delle conoscenze acquisite da amministratore giudiziario di beni confiscati, uno dei pochi che ha salvato aziende come la Geotrans, riuscita a restare sul mercato facendo anche profitti e poi divenuta cooperativa degli ex dipendenti, di cui Argo si è più volte occupato. Ma la sua non è una scrittura finalizzata a dimostrare un teorema, è vera creazione artistica. E, con la regia di Federico Magnano San Lio, fa di questa pièce uno spettacolo di rara intensità.

Maria sposando Giuseppe (l’associazione dei nomi non è causale…) ne acquisisce il cognome, Incudine, e via via ne scopre il ruolo in una cosca, è costretta dalle circostanze a sostituirlo fino ad arrivare al comando. E’ una donna che scopre le sue possibilità e acquista il suo spazio fino a giungere ai vertici anche se la sua vicenda dimostra che non tutti i successi aprono la strada ad una autentica liberazione.

“Ave Maria” è stato rappresentato, a partire da venerdì 16, all’interno del progetto RiCostituente di Retablo ETS, la compagnia teatrale di Turi Zinna, che intende trasformare la Costituzione in esperienza teatrale e partecipativa. Il “percorso civico e performativo in cinque Stazioni” immaginato da Zinna si ripromette di “ricostituire energie, rigenerare legami, rimettere in circolo ascolto, fiducia, partecipazione” che permettano ad democrazia affaticata di rimettersi in forza. E di valorizzare i luoghi della città che “sono stati, e sono, “corpo vivo” di relazioni che curano la comunità” come San Berillo e come San Cristoforo..

Il debutto del monologo è avvenuto nel mese di luglio, in occasione della prima Stazione, al Giardino di Scidà. Ieri lo spettacolo è stato rappresentato a viadelprincipe, uno spazio in parte laboratoriale, in parte espositivo e fruibile per attività sociali, recuperato da una vecchia corderia ad opera di un collettivo artistico.

E’ il secondo spettacolo di PRINCIPIA®, Donne, corpi e forme della soggettività pubblica, il farmaco poetico RiCostituente, “somministrato” in quattro diverse formulazioni che corrispondono a quattro spettacoli, di cui il primo è Madri Costituenti, il secondo Ave Maria, in seguito verranno Archivio Zero e Salomè – Autopsia di un’identità.

Madri Costituenti, performance de La Città Felice, ha concluso – domenica 11 Ottobre, in viadelpricipe – la passeggiata, partita dal Tondicello della Plaia, dove il racconto di Cono Cinquemani, linguista e cantautore, ha recuperato la memoria delle lotte operaie della Catania del primo Novecento.

E’ stata la terza Stazione del percorso RiCostituente, intestata a Maria Giudice, maestra, sindacalista, giornalista, agitatrice politica, che ha costruito il suo spazio lottando per affermare le idee socialiste e il diritto alla parola pubblica per tutte le donne.

In questa stazione, infatti, il principio attivo è “donne e uguaglianza”, l’uguaglianza sancita dall’articolo 3 della Costituzione, una Carta che le donne hanno contribuire a scrivere (ed era la prima volta, in Italia, che potevano fare le leggi) dopo aver lottato a lungo e con fatica per conquistare il diritto di stare nelle piazze, organizzarsi, essere riconosciute come soggetti politici.

Argo

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  • Profondamente grata per la realizzazione di questi spettacoli......risvegliano la coscienza e danno coraggio an nostro oggi!!!! Grazie
    AnnaChiara

  • Grazie all'attrice, all'autore e a Zinna che ci fa conoscere artisti quasi sconosciuti della nostra città o del nostro territorio

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