Valdese e comunista, a 17 anni iscritto a Democrazia Proletaria, a 19 operaio FIAT, a 20 Obiettore di Coscienza, a 22 “espulso” dalla FIAT in CIG a zero ore. Ha lavorato in CGIL, fatto il segretario nazionale della Federazione Giovanile Evangelica Italiana, il Ministro della Solidarietà sociale nel Prodi II, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, il Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea. Oggi è il punto di riferimento di quella parte di Rifondazione che cerca di costruire un percorso politico-culturale distinto da quello del cosiddetto “campo largo”.
E’ stato uno dei relatori nell’incontro organizzato, martedì 6 ottobre, in via Crociferi di cui trovate in basso la locandina.
Il tema dominante oggi è certamente quello della guerra, ma la situazione attuale è ben diversa da quella degli anni Novanta o dell’inizio degli anni 2000 quando gli Stati Uniti facevano la guerra, in Yugoslavia o in Iraq, a partire da un dominio economico, tecnologico, finanziario e quindi anche militare.
Oggi, secondo Paolo Ferrero, la guerra è legata, invece, al declino dell’imperialismo statunitense che non è più in grado, con metodi pacifici, di mantenere la posizione di dominio che ha avuto dal secondo dopoguerra e in particolare dopo il crollo del muro di Berlino.
Gli USA non hanno più questo primato. Sulla scena mondiale oggi ci sono i Brics. Inizialmente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, oggi, fra componenti e partner, oltre 20 Paesi, che rappresentano circa il 50% della popolazione e oltre il 40% del PIL mondiale. Sono i paesi cresciuti nella globalizzazione, che hanno sviluppato autonomia tecnologica e strategica (a partire dalla Cina). Questo mette in discussione la posizione degli Stati Uniti e fa sì che, sul piano mondiale, ci sia maggiore equilibrio.
Gli Stati Uniti ne sono consapevoli e, attraverso la guerra, tentano di ripristinare una posizione di dominio. Gramsci parlava della dittatura che entra in campo nella misura in cui non c’è egemonia.
Ferrero ha tenuto a precisare che parla bene dei BRICS e considera molto positivo questo fenomeno non perché questi paesi siano un modello, un campo cui fare riferimento, essendo peraltro anche molto diversi fra di loro, ma perché sono un soggetto collettivo che sta rimettendo in discussione quella visione unipolare del mondo, affermatasi dopo la caduta del muro di Berlino, la fine della storia teorizzata a suo tempo da Fukuyama.
Oggi, invece, si va verso un mondo multipolare, che l’ex ministro ritiene essere un processo irreversibile. Le forze che avevano vinto nel ciclo precedente, definite sinteticamente “imperialismo occidentale”, svolgono oggi una funzione reazionaria. In una sorta di ribaltamento dei ruoli. La sinistra, quelli che continuavano/mo a parlare di comunismo, di operai, di diritti, quelli che erano considerati il vecchio, incapace di vedere che il mondo andava da un’altra parte, adesso possono avere un ruolo. E il vecchio è rappresentato dall’imperialismo.
Questo non vuol dire che Ferrero si senta tranquillo: “guardo a questa situazione con timore e tremore” perché siamo in una situazione di guerra pesantissima, ma dobbiamo avere la consapevolezza che questa guerra non è l’atto di arroganza del più forte ma è il tentativo disperato di chi sta perdendo e tenta di ripristinare con altri mezzi un dominio che non ha più. Non voglio dire che gli Stati Uniti non pesino più niente, Trump è sicuramente psiscopatico ma non è scemo. Oltre ad essere l’espressione di un blocco di interessi, porta avanti un disegno e il disegno è quello di provare a rubare il petrolio dove si può, di vedere se con la Russia si può fare qualche accordo perché se riuscisse a ‘tagliare’ gli oleodotti tra la Russia e la Cina sarebbe per gli USA un grande successo, considerato che la Cina non ha fonti energetiche sufficienti alle sue necessità”.
Trump punta sull’intelligenza artificiale – prosegue – perchè vuole che gli Usa siano i primi almeno in questo campo, anche se poi l’IA cinese viene offerta open source e non capisce perché dobbiamo spendere di più per avere quella americana. E poi punta sul controllo dei mari che sono fondamentali nel rapporto tra le nazioni. E vuole riprendere in mano l’intero continente americano, Argentina Cile Venezuela Brasile…
Ma i suoi risultati non sono sempre quelli sperati, la dissoluzione della Russia non c’è stata, l’Iran non cede e, se non fa colare a picco le corazzate americane, è perchè punta sulla non escalation.
Secondo Ferrero questo tentativo statunitense di impedire il mondo multipolare è destinato a fallire, anche perché gli USA non sono in grado di riprodurre un mondo unipolare. “La cosa che invece possono fare, questo sì, è di arrivare a impedire il mondo multipolare producendo un mondo bipolare spaccato in due”.
Si impedisce un processo positivo di pluralismo e si tenta di spaccare il mondo in due tenendolo costantemente sull’orlo della terza guerra mondiale
Che fine fa l’Unione Europea in questo quadro?
L’Unione Europea si è fatta trascinare in una guerra con la Russia che ne ha distrutto la competitività. Aveva l’energia a basso costo e adesso la paga 6 volte rispetto a quanto la pagava prima. Per questo, da più di 3 anni consecutivi, l’industria tedesca e l’industria italiana sono in declino costante, e non era mai successo che i due paesi più industrializzati avessero una riduzione continua della produzione.
La situazione non cambierà perché con i prezzi attuali dell’energia l’Europa non è più competitiva in larghissima parte del mondo. Gli Stati Uniti dicono “venite da noi”. E noi, che siamo deindustrializzati, forniamo i nostri risparmi che, invece di essere gestiti in Europa e di produrre investimenti in Europa, finiscono negli Stati Uniti e negli investimenti statunitensi.
L’Europa e l’Italia hanno deciso di distruggere il welfare per riarmarsi. La distruzione del welfare libera risorse in due modi. In primo luogo perché invece che mettere i soldi nella sanità produciamo bombe. Una parte delle bombe le produciamo noi e l’altra parte le producono gli Stati Uniti, quindi è di nuovo una forma di finanziamento degli Stati Uniti. In secondo luogo, se si distrugge la sanità, una parte della popolazione non potrà curarsi ma l’altra parte della popolazione ricorrerà alle assicurazioni private e anche quelle finiscono in grandissima parte nella Borsa degli Stati Uniti. Quindi concretamente l’Unione Europea grazie alle sue classi dominanti (che non fanno l’interesse del loro paese, ma fanno l’interesse del padrone USA) si sta distruggendo.
Gli Stati Uniti perdono terreno e fanno tutto il possibile per salvaguardare i loro privilegi. E noi, che siamo gli alleati dementi degli Stati Uniti, siamo usati come un bancomat e siamo destinati al declino. Non a caso un mese fa gli Stati Uniti per salvaguardare il corso dello Yen giapponese, hanno venduto, senza dire niente a nessuno, centinaia di miliardi di euro. Hanno, cioè, deciso di salvaguardare il Giappone e i paesi che stanno dentro l’area dell’Asia, piuttosto che l’Europa.
“L’Europa non gli scappa, dove volete che vada, ha litigato con tutti”. Ha litigato con la Cina, ha litigato con la Russia, e la guerra con l’Ucraina ci ha blindato totalmente in opposizione alla Russia
Come si fa a tentare di sganciare il destino delle classi popolari europee dalle volontà delle classi dominanti europee? Le classi dominanti, che possiedono pressoché la totalità dei mezzi di comunicazione di massa, sono anche quelle che producono l’immaginario, l’informazione. Come si può riuscire in Italia e in Europa a produrre un elemento di coscienza e di costruzione politica delle classi popolari distinto dal pensiero che ci viene presentato?
Ci viene presentata una guerra di civiltà. Noi siamo occidentali e dobbiamo stare con l’Occidente contro il resto del mondo. Ferrero pensa che il problema politico della sinistra sia quello di distinguere i nostri destini da quello delle nostre classi dominanti.
Il suo ragionamento prosegue con un paragone con il Movimento Operaio a fine ottocento in Italia. “Quando è nato il Movimento Operaio c’era una destra storica e una sinistra storica, ma il Movimento Operaio non si è infilato lì dentro, ha costruito le proprie istituzioni. Partito Operaio, Partito Socialista, Sindacato, ed è diventato in Italia, nel Novecento, una terza forza che ha cambiato la realtà”.
Ferrero ritiene che la sinistra oggi abbia lo stesso problema. Quello, cioè, di costruire l’autonomia culturale, politica e storica .
Un problema che non è banale, perché rischia di essere coinvolta nella guerra del peggior capitalismo che si sia mai visto in giro nella storia dell’umanità, contro i popoli del sud del mondo che giustamente provano a sgomitare per tentare di avere un posto al sole.
Se è vero che siamo alla fine del ciclo coloniale iniziato con la conquista dell’America, alla fine del ciclo di Bretton Woods (gli accordi sulla gestione dell’economia mondiale del 1944), alla fine del ciclo dell’ 89-91 del crollo del muro di Berlino, “non dobbiamo lasciarci coinvolgere nella guerra contro gli altri poveracci”.
Le cose principali su cui la sinistra dovrebbe lavorare – a suo parere – sono tre. Innanzi tutto il no alla guerra senza se e senza ma, nella consapevolezza che le armi non fanno male solo quando vengono usate ma fanno male già quando vengono prodotte. E’ compito della sinistra far comprendere, rendere esplicito, chiaro, che c’è un legame diretto tra la distruzione dei diritti sociali minimi, conquistati in questi 50-60 anni, e le spese militari.
“Le due cose assieme non possono stare, o fai l’una o fai l’altra. E quindi bisogna far capire che, se noi rimaniamo in questa situazione, il destino dell’Europa non è di galleggiare, ma è di sprofondare”.
A differenza di quello che accadeva al tempo del piano Marshall, quando arrivavano gli aiuti dal popolo degli Stati Uniti, oggi l’interesse dei popoli europei non è quello di fare la guerra alla Russia, ma è quello di avere l’indipendenza dagli Stati Uniti.
Osserva che l’ Europa occidentale non ha materie prime, ha mezzo miliardo di persone, che non sono poche, non ha grandi terre e non ha grandi risorse naturali. Ha, però, la capacità di lavorare e deve metterla in campo scambiando con paesi che sono in grado di darle i prodotti energetici, come la Russia e l’Africa. E costruire relazioni nel mondo, in questo modo. Altrimenti è destinata alla povertà.
Per questo – deduce – è essenziale l’indipendenza dagli Stati Uniti. Non perché siano un nemico, ma perché – senza questa indipendenza – l’Unione Europea non avrà alcuna autonomia.
In sintesi: no alla guerra, indipendenza dagli Stati Uniti, riuscire a pensare ad un’Europa che non accetti di essere la frontiera orientale del mondo spaccato in due, ma che voglia essere un pezzo di un mondo multipolare.
Ferrero individua il ruolo centrale che, in questa fase, possono avere i popoli occidentali. Se si ribellano alle loro élite possono impedire la terza guerra mondiale e possono evitare che il mondo si spacchi in due, con una logica di guerra continua. Se invece le classi popolari occidentali si ancorano alle loro élite, avremo la terza guerra mondiale.
Osserva che i cinesi, ad esempio, cercano di garantire l’atterraggio il più morbido possibile agli Stati Uniti perché sanno che bisogna evitare di arrivare alla terza guerra mondiale. Potrebbero fare molto di più dal punto di vista della sostituzione del dollaro, ma vanno piano perché “se riescono a tenere la pace per vent’anni, forse ne usciamo. Se invece la situazione precipita in un conflitto atomico è difficile tirarne fuori qualche pezzo sano”.
Ne deduce che c’è una responsabilità enorme delle classi popolari italiane e europee, e in particolare della sinistra, “non del centro-sinistra che è come la sinistra storica dell’Ottocento, cioè è un pezzo delle classi dominanti”.
Conclude invitando a non farsi deprimere dal risultato delle elezioni, “ce ne saranno tanti, di alti e di bassi, ma oggi c’è la possibilità di aprire una fase nuova”.
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Una lectio magistralis di geopolitica e di critica delle classi dominanti in Occidente