Catania non ha dimenticato la Palestina, lo dimostrano iniziative che hanno trovato ampia risposta in città come il concerto di ieri sera all’arena Argentina, che ha fatto registrare il pieno, lasciando in piedi molti spettatori. Venerdì scorso, invece, la città è stata attraversata da un corteo commosso e silenzioso che trasportava il sudario su cui – per iniziativa di un docente di Pozzallo e dei suoi alunni – sono scritti i nomi degli oltre 18mila bambine e bambini uccisi a Gaza. Ce ne parla oggi Nino Bellia, uno degli organizzatori della manifestazione.
A Piazza Stesicoro pioviggina. Già lungo via Etnea gli ispiratori e depositari del Sudario provvedono in fretta a riavvolgere i settanta metri di lenzuolo, cucito con pazienza da un’amica sarta. Un monumento di memoria viva che dovrà ancora girare per città e scuole. Quante più possibile. Da salvaguardare. Una bandiera della giustizia mortificata e ostinatamente riaffermata, un vessillo di maternità e paternità stroncate, ma inestirpabili, di fratellanza negata, irrisa, umiliata.
Eppure, a dispetto dell’indifferenza e delle complicità, fraternità, maternità, paternità riproposte con forza, a rintocchi vibranti, un hand drum che riecheggia sul mondo, come un’indicazione vocale, un lampeggiante insopprimibile, insistente, a indicarci l’unica via per il Futuro, per tutti noi e per i nostri figli. Per l’Umanità.
E’ il Sudario dei bambini di Gaza. Dopo le esperienze di Monte Sole, della Carnia, di Cremona e di altre città in Italia, come gli amanuensi degli antichi monasteri, gli studenti dell’Istituto Giorgio La Pira di Pozzallo vi hanno trascritto i nomi di 18.500 bambini ammazzati nella Striscia di Gaza durante questi anni di lucido, folle, malvagio, mai cessato genocidio.
“Mi rivolgo a voi, cittadini sul suolo di Catania, voi che oggi portate i nomi dei miei figli e i nomi di tutti i figli…Sono una madre di Gaza…”. Anche solo uno sarebbe stato già troppo. Di sicuro un elenco impressionante, se si pensa a tutto lo strazio, alla lucida determinazione di chi ordina e di chi esegue, alle case bombardate. In modo sistematico, aritmetico, scientifico. Con intelligenza disumana e artificiale. Disumana e bestiale. Disumana e diabolica.
Una lista che si apre coi nomi dei bambini israeliani trucidati il 7 ottobre da Hamas, e che continua all’infinito coi nomi dei palestinesi, fino a sfociare in un lenzuolo bianco, non scritto. Non ancora. Lì c’è spazio anche per chi resta senza nome, anche per gli innocenti di cui non sappiamo nulla, anche per quelli uccisi in tanti altri conflitti, noti o ignorati, sparsi per il mondo.
I diciottomilacinquecento nomi non sono che piccole onde d’inchiostro, macule e grumi ricomposti in sillabe. Ma sillabe pronunciate ad alta voce, nel silenzio assorto di un corteo che rinuncia agli slogans. Sillabe che tornano respiro di vita.
Dal Fiume al Mare. Dal Fiume al Cielo, insieme con gli aquiloni negati per divieto sionista ai piccoli Gazawi. “…Ero una madre, mi addormentavo e mi svegliavo con le loro risate, il loro profumo, la loro adorabile monelleria e i loro zaini di scuola riposti, in attesa del domani…”. Gli aquiloni…come armi improprie, armi della gioia e della speranza. Vietati a Gaza!
Grazie all’impegno serrato, a tratti compresso e teso, sofferto e contrastato, ma alla fine efficace e fecondo, di molti, una rete a maglie fitte e robuste: credenti e non credenti, atei e agnostici. Una manifestazione senza primogeniture, senza imprimatur e senza autoreferenzialità. Una Via del Sudario: laica, certo, perché di tutti, profondamente religiosa e profondamente politica, perché semplicemente, profondamente umana. ALI, Amnesty International, Restiamo Umani, U.D.I., Religioni in Dialogo, Pax Christi, Comitato Catanesi Solidali col Popolo Palestinese, Collettivo Donne per la Palestina, gli stessi responsabili della Digos… e quante altre associazioni? arduo citarle tutte…gli imam, i pastori e le pastore, insegnanti e studenti, i gruppi di scout.
Tante piccole realtà di impegno civile, famiglie coi bambini, singole persone che non si arrendono alla tragedia, e che continuano a denunciare e a dare sostegno e speranza. E poi gli artisti. I nostri. Che esprimono l’anima di questa Città. Canto e musica come brezza per innalzare al cielo nuovi aquiloni. Come vento di mare per innalzare e gonfiare a vela quel lenzuolo vergato di sangue.
A Catania, in quei due giorni di fine settembre, dal Porto a via Crociferi, da via di San Giuliano a Piazza Stesicoro, la gente ascolta nomi e strumenti: una tromba… centinaia di riscignoli…diecine di brogne… La tromba per un silenzio rispettoso e dolente, da funerale. I riscignoli, fischietti ad acqua per la speranza al culmine della disperazione, per la vita in presenza del lutto. Le brogne, sirena e corno di una Nave che salpa.
Un’Arca con equipaggio infinito, di presenti e di assenti, di partiti e ritornati. Un’Arca della salvezza. Non per un popolo solo, non per un popolo eletto e autorizzato a sterminare gli altri. Ma per tutto il mondo, per tutto il tempo a venire, per tutto il tempo che ci resta e che resta. Una nuova, inarrestabile Sumud Flotilla. A qualunque costo.
Per il 25 le previsioni meteo non potevano essere più infauste. Proprio alle 17 ci doveva essere pioggia scrosciante. Alle 17 niente pioggia, nuvole e sole. Quanti saremo stati a partire dal Porto? Nel cielo di fine settembre, ancora qualche rondine insiste, insieme coi gabbiani. Quanti saremo stati a sfilare in quel corteo? Man mano che si procede, al posto delle rondini, sui cornicioni dei palazzi storici di Catania compare qualche corvo, gracchia qualche cornacchia. Non c’è tempo per voltarci indietro e fare la conta. Il corteo del Sudario a Catania, nonostante le minacce di pioggia, malgrado la recentissima riapertura delle scuole, è un corteo nutrito e intimamente motivato.
“…La vostra presenza qui oggi mi dice che i miei figli non sono morti e caduti nell’oblio. Quando pronunciate i loro nomi uno ad uno, li state ripiantando nel terreno della memoria umana. Non vi chiedo di piangere per me. Vi chiedo di essere la voce di chi non ha voce…di rompere questo silenzio assordante del nostro dolore…”. Cento…duecento…cinquecento…mille? Lungo il cammino e nelle soste si canta. “E io canto…e canto ancora…canto per sempre il mio dolore nel pianto…canterò sempre la luce del giorno…”. A Piazza Stesicoro, quando comincia uno stillicidio di pioggia, il corteo del Sudario dei bambini di Gaza si dirada necessariamente. Non è tempo per i più piccoli né per i più anziani. Se davanti all’Anfiteatro greco-romano fossimo rimasti in dieci…nove…otto…sette…sei…. se fosse rimasto solo Vincenzo Bellini!
La voce e le parole di Samah Salhia, martire di Gaza, sarebbero risuonate con eguale potenza. E questo, solo questo ci sarebbe bastato. Per chi c’era e per chi non c’era. “…Sono la madre che ha perso due pezzi della sua anima, del suo cuore e della sua vita. Sono colei che si è addormentata al suono degli aerei e si è svegliata di fronte a una tragedia incredibile e insopportabile. …In un attimo le loro stanze si sono ridotte in cenere, lasciando solo i loro piccoli giocattoli a testimoniare la loro esistenza. Ci hanno rubato l’innocenza e ci hanno rubato il diritto al loro abbraccio e al calore del loro respiro…”.
Una tale potenza da lasciare attoniti i presenti, le pietre antiche, le pareti e i balconi dei palazzi. “…Ma ascoltatemi con attenzione…i miei figli non erano numeri nei notiziari. La loro età non era una semplice statistica. Erano sogni interi, adagiati in piccole bare bianche. Erano la primavera di Gaza, ingiustamente strappata via. Che il mondo sappia che i bambini di Gaza sognavano di diventare medici, pittori, ingegneri…che i nostri figli non erano semplici resti sparsi e insignificanti, caduti casualmente in una guerra cieca e ingiusta che non si cura delle loro vite; erano esseri umani veri, con nomi, sogni e anime pure e integre, ingiustamente rubate….
“Dalle profondità del nostro dolore, da sotto le macerie delle nostre case distrutte, vi dico: siamo ancora qui, resistiamo rimanendo…mostrando al mondo che l’amore che abbiamo nei nostri cuori per i nostri figli è più grande di tutti gli strumenti di morte. Figlio mio, figlia mia…anima mia che mi hai preceduto…Mi dispiace che il mondo fosse più piccolo dei tuoi sogni, ma non vi dimenticheremo mai…”
Sarà pure una tradizione da rispettare, ma la fiera dei morti è anche un problema…
Il Nobel per la pace a Navi Pillay, la giurista e magistrata sudafricana che ha…
Valdese e comunista, a 17 anni iscritto a Democrazia Proletaria, a 19 operaio FIAT, a…
Unire le energie, mettere insieme le competenze, solo così potremo formulare una proposta alternativa su…
Dieci giorni fa ci lasciava Felice Scalia, il "gesuita scomodo”, che ha trascorso a Catania…
Ce l’aspettavamo: il Piano Regolatore del Porto è stato riapprovato qualche giorno addietro (23 settembre).…
View Comments
Non ci sono parole......nè da aggiungere nè da togliere....solo lacrime da asciugare........lacrime calde di speranza....Il nostro Dio è Padre e noi siamo tutti fratelli e sorelle..
Grazie perche non siamo soli........grazie
Con voi sempre
AnnaChiara
Molto intenso...GRAZIE!!
Grazie. Sa dire quanti sono i bambini israeliani il cui nome è scritto nel sudario?