Prosegue la battaglia intorno alla Scogliera d’Armisi, tra chi vuole cementificarla per realizzare una darsena per megayacht e chi spera ancora di salvaguardarla.
Non sappiamo se chi pensa ad un molo per le imbarcazioni da diporto sia davvero convinto che rappresenterebbe una occasione di sviluppo per la città (considerato che i grandi yatch sono per lo più autosufficienti), o piuttosto pensi al guadagno dei pochi (imprese costruttrici, futuri gestori) che saranno ammessi all’affare. Comunque il commissario all’Autorità Portuale insiste nel voler portare avanti il progetto che distruggerebbe la restante bellezza naturale del luogo.
Una bellezza che ha già subito pesanti insulti da precedenti interventi di cementificazione, cosa che non giustifica la volontà di devastare ciò che rimane. Anche perché quello che ancora esiste non è poco, soprattutto in acqua, proprio dove gli scarichi degli yatch farebbero il deserto.
Chi, invece, vuole salvaguardare questa parte di costa, vale a dire i cittadini e le associazioni riuniti nel “Comitato per la difesa e la fruizione della Scogliera d’Armisi”, non si arrende e va tessendo una tela, un percorso di graduale avvicinamento all’obiettivo: la cancellazione del Piano Regolatore del Porto, che minaccia non solo l’Armisi ma anche la foce del fiume Acquicella, e – con una abnorme edificazione – la città tutta.
Il primo passo è stato il ricorso delle associazioni al Tar, vinto anche se non in modo risolutivo. La sentenza, infatti, ha bocciato il Piano perchè aveva legiferato su un’area che non era ancora nelle disponibilità dell’Autorità Portuale ma non ha posto condizioni nel caso in cui questo impedimento fosse superato.
Cosa che è avvenuta con il decreto (n.155), firmato a giugno dal Presidente della Repubblica, che ha esteso sino alla scogliera d’Armisi l’area di competenza territoriale dell’Autorità Portuale. Come era prevedibile, Francesco Di Sarcina, già presidente e attuale commissario straordinario dell’Autorità Portuale, non ha tardato a riapprovare il Piano Regolatore del Porto (delibera n.10 del 23/09/2026).
Una decisione che ha suscitato perplessità: è nelle competenze di un commissario, in scadenza a novembre e che dovrebbe occuparsi soltanto degli affari correnti, richiamare in vita un Piano Regolatore ormai decaduto, senza aprire una procedura specifica e senza ripassare dall’approvazione del Consiglio Comunale?
Gli avvocati del Comitato sono già al lavoro in vista di nuovi possibili ricorsi al Tar, relativi sia alla delibera del commissario sia, eventualmente, al Decreto del Presidente della Repubblica. Se risultasse, infatti, non corretto il complesso iter per arrivare a quella autorevole firma, il decreto potrebbe decadere e l’area essere sottratta alle competenze dell’Autorità Portuale per tornare al pubblico demanio.
Nel frattempo, a metà luglio, il Comitato ha ottenuto dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana l’iscrizione della Scogliera d’Armisi nel registro delle Eredità Immateriali della Sicilia. Ne viene riconosciuta la rilevanza naturalistica e l’inestimabile valore paesaggistico, senza trascurare il rilievo storico da attribuire alla nascita del primo lido balneare, risalente ai primi del Novecento.
Un riconoscimento che mette la Regione in contraddizione con se stessa, visto il parere positivo espresso sul Piano del Porto.
Da un altro organismo della Regione è arrivato – due giorni fa, in data 13 ottobre – un ulteriore riconoscimento del valore dell’Armisi. La commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ha approvato all’unanimità, su proposta dell’onorevole Giovanni Burtone, la Risoluzione n.20 su “Iniziative urgenti per la tutela e la fruizione pubblica della Scogliera d’Armisi e della Foce del Torrente Acquicella”.
Ci sono, in questo ‘ordine del giorno’, tutti gli elementi per ricostruire le tappe della vicenda: la bocciatura del Tar, il parere della Soprintendenza, l’inserimento tra i luoghi della memoria, le firme raccolte dai cittadini, la delibera del commissario e persino accenni ai possibili nuovi ricorsi alla giustizia amministrativa. Ci sono anche delle precise richieste, al Governo Regionale e agli assessorati competenti, perché emettano, con carattere di urgenza, i necessari provvedimenti di tutela e perché coinvolgano cittadini, associazioni ambientaliste e comitati civici “in procedure di programmazione partecipate e trasparenti”.
La risoluzione non rappresenta un impegno vincolante ma è, comunque, un parere autorevole che l’Assemblea dovrebbe recepire approvando una apposita legge.
E’ comprensibile la soddisfazione del Comitato che sta vedendo i risultati del suo costante lavoro di tessitura e tende ad amplificarli titolando enfaticamente “La Regione dice NO!” il comunicato in cui annuncia l’approvazione dell’ordine del giorno da parte della Commissione.
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Perché nascondere la vera faccia della Scogliera d'Armisi quella che potrebbe essere liberamente balneabile ed invece è dta privatizzata da un secolo? Cosa ci sta dietro a questa ipocrita scelta giornalistica?