Ponte sullo stretto, un via libera che somiglia ad uno stop

Sono in totale 989 le prescrizioni, raccomandazioni, osservazioni, indicazioni che il fantasmagorico progetto del ponte ha collezionato in questi anni a seguito dei pareri dei comitati scientifici, dellla commissione VIA/VAS, del Consiglio superiore lavori pubblici. Li ha contati l’associazione No Ponte Capo Peloro calcolando una prescrizione /raccomandazione ogni 3 metri della campata del ponte. Un vero record!

Le ultime prescrizioni, più di cento, sono contenute nella relazione approvata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nella riunione plenaria dello scorso 6 agosto.

Il ministro Salvini e Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina, hanno ostentato soddisfazione perché il CSLP non ha fermato l’iter di approvazione dell’opera, ma – come leggiamo nella nota del ministero – “con voto unanime ha dato il via libera alla successiva fase della progettazione esecutiva”.

Ricordiamo che il Consiglio Superiore, massimo organo tecnico-consultivo dello Stato in materia di opere pubbliche, è stato rinnovato anzitempo nel luglio di quest’anno, anticipando la scadenza naturale prevista in dicembre ed alimentando il sospetto che si volesse modificare la composizione del Consiglio proprio in funzione del parere da esprimere sul Ponte. Tra i nominati troviamo Mauro Dolce, professore di tecnica delle costruzioni all’università di Napoli Federico II, già assessore della Giunta Occhiuto in Calabria e oggi componente del Comitato tecnico-scientifico della società Stretto di Messina, e Giuseppe Tomasicchio, professore di costruzioni idrauliche e marittime presso l’università del Salento, iscritto al comitato “Ponte subito”.

In un corposo parere di 353 pagine, molto puntuale, ripreso in dettaglio su Diario DIAC, il quotidiano online su Infrastrutture e Ambiente Costruito, il CSLP dà il via libera con prescrizioni e raccomandazioni che comportano attività molto significative, propedeutiche alla redazione del progetto esecutivo, che richiederanno mesi per essere soddisfatte.

Sebbene il Governo abbia modificato le norme per consentire alla società Stretto di Messina di procedere per stralci, il Consiglio individua due fasi distinte: al termine della prima (fase A) è prevista una verifica dell’ottemperanza, in modo che si possa disporre di un quadro unitario prima di passare alla Fase B. Un modo perchè si possa continuare a progettare senza fingere che gli accertamenti mancanti siano stati compiuti.

La parte più corposa della relazione riguarda il rischio sismico e le 24 faglie attive nell’area. Gli studi presentati risalgono, infatti, al 2011 con un aggiornamento (del 2024) privo di nuovi dati acquisiti sul terreno Vengono chiesti, quindi, approfondimenti e aggiornamenti, estesi anche alla “analisi degli scenari estremi. Non solo il distacco di una porzione dell’impalcato o la perdita di pendini adiacenti”, ma anche le notevoli “variazioni altimetriche” che possono coinvolgere superfici sulle quali dovrebbero – ad esempio – essere realizzate le torri, alte 399 metri.

Buona parte delle informazioni geologiche disponibili non solo risale a decenni fa, ma è stata raccolta con tecnologie oggi superate. Risultano talvolta obsolete e non confrontabili con gli standard qualitativi attuali anche le procedure impiegate per interpretare le indagini sismiche, stratigrafiche, geologiche e geomorfologiche

Vengono, inoltre, richieste verifiche sugli effetti combinati del vento, del calore solare e del traffico di automobili e treni, insieme ai modelli di carico e alla stabilità dell’impalcato e dei cavi. Ma anche sulla capacità dell’opera di resistere a fenomeni di corrosione, estesi o localizzati, senza subire alterazioni rilevanti. Oltre ad una “rivalutazione” dei materiali previsti in progetto.

Rimane da sciogliere anche il nodo del cosiddetto “franco navigabile”, vale a dire l’altezza del ponte al centro della campata, non sufficiente a garantire il transito delle grandi navi portacointainer e da crociera di ultima generazione.

Come scrive Aurelio Angelini su Italia Libera, “La Stretto di Messina aveva sostenuto di non avere studiato il futuro innalzamento del livello medio marino perché mancherebbero dati scientifici consolidati. Il Consiglio giudica l’affermazione “non condivisibile”: il fenomeno è in atto, le conoscenze sono robuste e gli scenari ragionevoli devono essere considerati lungo la vita dell’opera. Il cambiamento climatico non è un’opinione da espellere dal progetto quando disturba il cronoprogramma. Il problema incide sul franco navigabile: i 72 metri dichiarati valgono in determinate condizioni e il margine operativo può ridursi, mentre aumenta il gigantismo navale”.

I 72 metri dichiarati sono, infatti, calcolati in condizioni ideali (traffico ridotto, assenza di vento, temperatura di 20°C), ma – in condizioni di carico reali, come con temperature estive superiori ai 40°C – l’abbassamento dell’impalcato ridurrebbe significativamente questo franco, arrivando a bloccare il transito di navi più alte e quello dei treni.Ecco perché Angelini conclude: Occorre stimare gli sviluppi delle flotte per evitare un collo di bottiglia permanente ai traffici mercantili e crocieristici.”

Dalla somma delle osservazioni fatte dal Consiglio appare chiaro che il progetto è obsoleto. E’ rimasto di fatto quello del 2011, mai realmente aggiornato quando è stato riproposto nel 2024.

Il Consiglio ha bocciato anche il “codice di calcolo utilizzato nel progetto definitivo”, che andava bene per il “livello di conoscenza dell’epoca” ma è inadeguato rispetto ai “più recenti ed avanzati modelli e metodi di calcolo di simulazioni numeriche”, riconosciuti oggi a livello internazionale.

Quanto alla parte impiantistica dice che “necessita di una revisione sia per gli aggiornamenti alle nuove normative sia perché molti componenti di progetto non sono più sul mercato”.

Il parere formale è, tuttavia, positivo. Il Consiglio non si è presa la responsabilità di fermare l’opera, cercherà di farlo il fronte ambientalista che si prepara all’impugnazione davanti al Tribunale amministrativo regionale, a cui verrà chiesta anche la sospensione.

Manca ancora il visto della Corte dei conti, che già lo scorso autunno lo aveva negato, sollevando tre profili principali di illegittimità: uno ambientale, uno contrattuale e uno procedurale.

Sono quasi 14 i miliardi di euro pubblici da spendere: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. Non a caso l’Autorità Anticorruzione ha già sottolineato la necessità – fino ad ora ignorata – di una nuova gara pubblica per l’affidamento dei lavori.

“Pensare di spendere quasi 14 miliardi per un’opera di cui si deve ancora dimostrare fattibilità e sicurezza, più che un azzardo rappresenta un insulto verso due regioni italiane, Calabria e Sicilia, che con quella cifra potrebbero garantire un salto di qualità dei servizi pubblici presenti”. scrive ancora Angelini.

Anche se sono indubbiamente queste le regioni a cui vengono sottratti più fondi, il peso di questo debito di cui lo Stato si sta caricando graverà su tutti gli Italiani, e in questo senso la scelta di fare o non fare il Ponte ci riguarda tutti, al Nord come al Sud. E dalle tasche di tutti noi contribuenti provengono i soldi, oltre un milione di euro, che lo Stato ha già speso, inutilmente, e continua a spendere per finanziare la società Stretto di Messina (stipendi, consulenze…)

Come hanno gridato migliaia di cittadine/i presenti alla manifestazione No Ponte dello scorso 8 agosto, l’unico obiettivo serio e credibile dovrebbe essere quello di liquidare la Stretto di Messina Spa. Purtroppo, però, le norme promulgate ad hoc permettono di procedere con le fasi preliminari prima che sia dimostrata la fattibilità dell’opera, per esempio con gli espropri che colpiranno famiglie e attività produttive sulle due sponde dello Stretto.

Ancora Angelini, “quando emergerà un ostacolo decisivo, lo Stato sentirà ripetere che fermarsi costerebbe più che continuare. È il classico meccanismo con cui un progetto dubbio diventa inevitabile non perché sia utile, ma perché è già costato troppo”.

E prosegue “ogni euro immobilizzato in questa scommessa non è disponibile per scuole, ospedali, trasporto pubblico, reti idriche, difesa del suolo e adattamento climatico. […] Interventi meno fotogenici, ma capaci di distribuire accessibilità, lavoro e diritti”.

Leggi l’articolo di Aurelio Angelini, “La maledizione del Ponte: il mito che divora il Mezzogiorno, Una macchina mangiasoldi sempre attiva senza tregua

Leggi su Argo, Sullo Stretto un Ponte truffa. Le argomentazioni tecniche, economiche, giuridiche, che riporta i temi discussi al convegno svoltosi a maggio 2024 alla Ciminiere, ed anche Ponte sullo Stretto, la parola agli strutturisti, con allegati i documenti prodotti da tre strutturisti di altissimo livello.

Altri elementi in Ponte sullo Stretto, Tecnici a confronto, e ancora in Ponte sullo stretto, silenzi e bugie (prima parteseconda parte), che rende conto del dibattito svoltosi a Misterbianco nell’ottobre 2023. Ed infine, E se il Ponte di Messina non servisse?

Argo

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  • I 100 "super tecnici" del Cslp, nominati di fresco ad hoc, non hanno avuto il coraggio di bocciare il progetto definitivo per le evidenze carenze progettuali - come sarebbe di prassi per opere così importanti, bensì hanno approvato per coerenza al loro "mandato di incarico" con un centinaio di prescrizioni e raccomandazioni. Così si sono salvati il c... sapendo benissimo che quel progetto non e' realizzabile tecnicamente. Il rinvio delle verifiche al progetto esecutivo consente alla Società stretto di Messina di pagare in anticipo le spese di progettazione e di attivare l'anticipo del 20-30% alla impresa Wibuild pari a c.a 4 Mld di euro a spese dei contribuenti. ... C'e' ne per tutti...

    • Non c’è alcun rinvio alla fase esecutiva delle prescrizioni che sono state poste come condizioni legali e che vanno adempiute prima di procedere ad un nuovo passaggio al consiglio superiore dei lavori pubblici per la verifica di ottemperanza. Si tratta della fase A del parere.
      Il governo italiano ad oggi non ha presentato alcun progetto per la delibera Cipess, non ha presentato gli Iropi misteriosi, non ha ottenuto gli altri pareri necessari.
      Il ministro Salvini a Rimini canta alla luna …. E l’imprenditore Saluni dovrà ancora attendere …..

  • 14,5 miliardi di Euro sono nulla vista l'importanza straordinaria dell'opera pubblica; cosa dire dei 180 miliardi di Euro buttati nel Superbonus che ha arricchito il 4% dei proprietari di abitazione?.Il Ponte rimane alla collettività, le case invece ai privati proprietari.

    • Forse non a tutti è chiaro che nessun ente di verifica ha ritenuto fattibile questo progetto così come è. Stiamo parlando, quindi, di soldi sottratti a servizi concreti e fattibili per destinarli ad un'opera che, allo stato attuale, non si può fare. Fra trenta, cinquanta anni, chissà ... Intanto i soldi della collettività vanno a stipendi inutili e a propaganda. Da cittadina, non ci sto

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