Il premio Maria Grazia Cutuli a giornalisti di frontiera

Ormai è un appuntamento imprescindibile anche se quella giornalista, coraggiosa e caparbia, morta sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul il 19 novembre di undici anni fa, prima di aver compiuto 40 anni, non la si ricorda solo in questa occasione. Il premio Maria Grazia Cutuli, giunto ormai all’ottava edizione, ha ancora una volta richiamato a Catania e a Santa Venerina firme del giornalismo internazionale, personalità dello spettacolo e della cultura, politici.
Ma il nome di Maria Grazia – dicevamo – circola, ritorna e si fa sentire e leggere nelle piazze, nelle strade o nelle scuole del mondo a lei intitolate , come quella di Kush Rod, nel distretto di Enjil, a pochi chilometri da Herat. Un bell’edificio antico e moderno insieme, blu e azzurro come il cielo afghano, un abbraccio tra gli stilemi dell’architettura mediorientale e i criteri ultramoderni della bioedilizia e del risparmio energetico.
A posare la prima pietra, due anni fa, è stato Mario Cutuli, il fratello di Maria Grazia, architetto che, insieme ad altri colleghi, ha progettato l’edificio nel quale hanno trovato posto otto classi e seicento alunni: «Otto architetti hanno contribuito gratuitamente per onorare ciò che Maria Grazia amava di più di questo Paese: il paesaggio e i bambini».
Le immagini della nuova scuola, inaugurata l’anno scorso, sono state viste pochi giorni fa, anche a Catania, proiettate nella sala del teatro Sangiorgi, dove sono stati consegnati i premi della Fondazione Maria Grazia Cutuli onlus.
I vincitori ,”giornalisti di frontiera”, sono stati Joumana Haddad, per la stampa estera, Salah Methnani, per la stampa nazionale e Alessio Genovese per la categoria Giornalisti italiani emergenti.
Joumana Assad, libanese, femminista, coltissima poetessa, specializzata in Arte e letteratura del corpo, responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese An Nahar (Il giorno), ha parlato della primavera araba che considera, per il momento, una rivoluzione mancata. E della condizione della donna:”C’è ancora molto da fare per le donne e non solo nel mondo arabo, anche in Italia. Quando viaggio per parlare dei miei libri, ci sono donne che mi dicono: succede anche qui da noi. La battaglia contro il maschilismo, contro il potere patriarcale che può essere veicolato dagli uomini come dalle donne, non è ancora finita”.
“Quando ho saputo di aver ricevuto il premio Maria Grazia Cutuli, allora e solo allora, per la prima volta nella mia vita, mi sono sentito cittadino italiano”. A parlare così è il tunisino Salah Methnani, scrittore e giornalista, inviato di Rai news 24, e autore di splendidi reportage dalla Siria. Alessio Genovese è un giovane fotogiornalista e videomaker trapanese che si è occupato precipuamente del Medio Oriente.
La Siria, anzi, “Il dramma siriano: cosa è rimasto delle primavere arabe, quale il ruolo dell’Europa“, è stato, inoltre, al centro di una serie di interviste di Monica Maggioni, conduttrice della serata, alla ministra degli Interni Anna Maria Cancellieri, al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e a Laura Boldrini, portavoce Unhcr, (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati).
Una menzione speciale per Nikos Megrelis al quale ha consegnato il premio Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera e presidente della Fondazione Cutuli Onlus. Il giornalista e regista è stato premiato perché il docu-film “Shooting vs shooting, morendo per la verità” è di “stimolo per migliorare la relazione tra le confinanti Grecia e Turchia”.
La serata catanese è stata arricchita anche dalla presenza di due ospiti dello spettacolo: la grande attrice Piera Degli Esposti che ha letto alcuni stralci degli articoli di Maria Grazia e il cantautore Antonello Venditti che ha riproposto, sulle note di un piano, tre dei suoi brani più famosi. Un riconoscimento ha avuto anche lo studente Alessandro Filippelli dell’Università di Catania per la sua tesi sul giornalismo a fumetti di Joe Sacco.
Il giorno prima, a Santa Venerina, erano stati premiati alcuni ragazzi, autori di articoli giornalistici, ai quali, in precedenti incontri, le giornaliste Pinella Leocata e Ada Mollica avevano dato degli imput. Sono alunni delle seconde e delle terze di quella che una volta era la scuola media e adesso, con le elementari, è diventata l’ istituto comprensivo Alessandro Manzoni. Un nome che speriamo venga presto cambiato in quello di Maria Grazia Cutuli.
La famiglia della giornalista è infatti originaria del paese etneo e, se ciò non bastasse, la giornalista è sepolta nel piccolo cimitero della frazione di Dagala del Re. L’idea, è stata avanzata pubblicamente da Mariangiola Garraffo, vulcanica dirigente scolastica, proprio dal palco sul quale sono stati premiati i suoi ragazzi. Ancora una scuola e dei ragazzi, dunque. Una scuola siciliana, interfaccia di quella di Herat. Una cosa questa che sarebbe tanto piaciuta a Maria Grazia. Davvero.

Argo

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