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Asili nido, la soluzione peggiore

50 lavoratrici licenziate, un servizio-diritto, quello degli asili nido, che, di fatto, verrà negato ai cittadini catanesi. Si è conclusa nel peggiore dei modi una lunga vertenza che ha visto le lavoratrici degli asili (educatrici e ausiliarie), affiancate da tutte le forze sociali della Città, difendere un servizio essenziale (in queste strutture vengono accolti bambini sino a 3 anni di età) e, nello stesso tempo, il loro diritto al lavoro.
In particolare, la scure dei licenziamenti si abbatte sul personale esterno, quello ausiliario, mentre molte educatrici, dipendenti comunali, verranno ricollocate sempre all’interno dell’amministrazione.
Si è di fronte a un drammatico fallimento della politica. Infatti, il ridimensionamento del servizio dipende dal numero ridicolo (circa 360) di bambini iscritti negli asili. Evidentemente, la giunta Bianco, che spesso ha pubblicamente, e giustamente, criticato quanto fatto in materia dalle precedenti amministrazioni di centro-destra, ha scelto di proseguire nella stessa infausta direzione.
Altro che “asili come fiore all’occhiello”, testimonianza di un radicale cambiamento in atto in Città. Visto che il servizio dispone di ottime strutture e di personale qualificato, Sindaco e Assessore (Villari, ex segretario della CGIL di Catania) dovrebbero interrogarsi e spiegare perché i genitori catanesi non vogliono iscrivere i loro figli negli asili comunali.
Se, invece, si fosse partiti dall’attuale situazione negativa con la volontà di cambiare rotta, sarebbe rimasta accesa una speranza. Così non è stato. In effetti, al termine dell’ultimo consiglio comunale, la presenza di molte lavoratrici, supportate, come ormai avviene puntualmente, dai rappresentanti di Catania Bene Comune, ha permesso che si riaprisse la discussione.
Una delegazione di lavoratrici, accompagnate dai rappresentanti sindacali di Confsal e Cobas, al termine della seduta, è stata ricevuta dal Vicesindaco e dalla Presidente del Consiglio Comunale, presenti, anche, molti Consiglieri.
Le delegazione ha chiesto che la Giunta, in autotutela, annullasse il bando di gara (quello che ha prodotto i licenziamenti). Le autorità presenti si sono impegnate, prima dell’apertura delle buste, a convocare un nuovo incontro, che si è svolto Giovedì 23.

In quell’occasione tutte le forze sindacali e gli stessi consiglieri presenti hanno chiesto alla Giunta di revocare il bando come precondizione necessaria per rilanciare il servizio e iniziare una nuova politica sugli asili.
Infatti, come ha dimostrato Iannitti (Catania Bene Comune) le condizioni previste dal bando renderanno impossibile erogare un servizio di qualità e, soprattutto, determineranno situazioni di evidente illegalità in quanto nel corso di ogni giorno ci saranno fasce orarie all’interno delle quali non sarà garantito il rapporto (espressamente previsto dalla normativa) di un’ ausiliaria ogni 13 bambini presenti.
Leggi, a proposito, l’analisi effettuata nel documento qui allegato completo di dati relativi alle singole strutture
Al termine della riunione gli amministratori presenti sembravano essersi convinti di procedere in direzione della revoca.
Dopo, la doccia fredda. Il bando non è stato revocato, le buste con le offerte sono state aperte, il servizio è stato, per usare un eufemismo, ridimensionato.
La parola ora, rispetto alle lavoratrici in esubero (ovvero licenziate), passa alla Prefettura, alla quale Confsal e Cobas hanno chiesto, con urgenza, un incontro.

Argo

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