MUOS, prosegue la commedia dell'assurdo

Da un lato una revoca che non produce effetti, dall’altro cariche delle forze dell’ordine e denunce contro i tanti che si battono perché tale decisione venga rispettata. Davanti ai cancelli della base navale USA di Niscemi prosegue una sorta di commedia dell’assurdo.
Infatti, nonostante la revoca (29 marzo 2013) delle autorizzazioni relative alla costruzione del MUOS (Mobile user objective system) i lavori proseguono regolarmente, rallentati soltanto dalla mobilitazione degli attivisti del ‘movimento’ che, dal 22 novembre scorso, a partire dalle prime ore del mattino si presentano quotidianamente davanti alla base ostacolando il transito di mezzi e uomini.
Ne parliamo con Alfonso Di Stefano, del Coordinamento regionale NoMuos. Di Stefano contesta innanzitutto il comportamento del governo nazionale (Monti) che, dopo la revoca decisa dal governo regionale Siciliano, ha proposto di richiedere un parere sui pericoli per la salute causati dal sistema satellitare (se ne occuperà l’Istituto Superiore della Sanità), ottenuto il quale deciderà se fare completare o meno i lavori.

L’I.S.S. -senza presentare pubblicamente le caratteristiche della ricerca e la metodologia di lavoro che verrà utilizzata-  ha già fissato la data (31 maggio) entro cui completare il mandato, un modo di operare abbastanza discutibile.
Ma ciò che appare incomprensibile, soprattutto rispetto alle scelte del presidente Crocetta, è il motivo per il quale nessuno contesta la posizione dei militari U.S.A. che proseguono i lavori, promettendo, bontà loro, qualora il parere sui rischi fosse negativo, di non attivare il sistema.
Una posizione evidentemente arrogante, propria di chi, di fatto, non contempla la possibilità di rinunciare all’istallazione. In sostanza, chi si batte per il rispetto della revoca (che, ricordiamo, è sino ad oggi vigente) diventa, paradossalmente, illegale.
Le conseguenze sono fogli di via, processi e multe per blocchi stradali (da 2.500 a 10.000 euro). In queste condizioni, fa notare Di Stefano, soltanto un movimento profondamente radicato nel territorio, non avrebbe gettato la spugna.
Un movimento capace di mobilitare davanti ai cancelli giovani e meno giovani, ragazzi e mamme tutti uniti nella pratica non violenta della resistenza passiva, anche quando tutto ciò ha costretto alcuni di loro, strattonati e trascinati via per permettere il passaggio di uomini e mezzi, a ricorrere alle cure mediche.
Un movimento che è stato affiancato da importanti e più che qualificati ricercatori delle Università italiane (Massimo Coraddu , Angelo Levis, Alberto Lombardo, Massimo Zucchetti) che hanno dimostrato la pericolosità per la salute delle antenne NRTF già esistenti (ufficialmente 41, ma gli attivisti ne hanno contate 46) e, ovviamente, del MUOS.
Un pool di avvocati prova intanto a far vincere nelle aule giudiziarie le ragioni dei ‘resistenti’.
In particolare – sottolinea Di Stefano – visto che il Ministero della Difesa ha chiesto alla Regione Sicilia di risarcire con 25.000 euro al giorno gli U.S.A. per il danno subito dalla revoca, i legali del movimento chiedono, al contrario, che siano risarciti i cittadini di Niscemi per i danni subiti, dal 1991, a causa delle istallazioni militari.
Forti, anche, di questi contributi, gli attivisti non solo non intendono mollare, ma moltiplicano l’impegno. Il 31 maggio, infatti, è stato proclamato lo sciopero generale della Città di Niscemi, mentre prosegue la raccolta fondi per acquistare il terreno utilizzato come sede per il presidio.
Chi volesse contribuire può inviare la propria sottoscrizione a Banca Etica IT47F0501804600000009000673 Marino Miceli – Rinnone Sandro, specificando nella causale: acquisto terreno presidio.
Guarda il video su il ‘tappeto umano’ dei manifestanti e l’intervento delle forze dell’ordine

Argo

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