Meno male che il King c’è. No, non è una ricandidatura a premier col sistema uninominale, ma la semplice constatazione che l’ormai unico cinema d’essai (ma si dice ancora così?) catanese lavora per chi ama il cinema. Questa idea delle “opere prime” di alcuni grandi registi italiani, svolta da venerdì 17 a giovedì 23 agosto, è davvero utile e bella: bella, non c’è bisogno di dire perché (in diversi casi, non solo in Italia, la prima opera è già “definitiva”, e dopo l’autore si limiterebbe a “rifare” sempre lo stesso film); utile, perché si tratta quasi sempre di film che anche il cinefilo ha visto al massimo in Tv, mentre il fascino del grande schermo sta lì a ricordarci che il cinema si “svolge” su quel lenzuolone, non su i-phone palmari, non su i-pad accessoriati. E poi, i giovani appassionati possono trarne spunti didattici, studiare e capire che il cinema non si improvvisa, specie se vuole continuare ad essere, come allora, occasione per interpretare la realtà e intervenire nel dibattito culturale.
Può essere quindi interessante una carrellata cronologica sui film proposti, per capire quanto essi hanno da dirci sulla poetica dei loro autori e sul contesto nel quali hanno visto la luce.
Luigi Comencini, il “regista dei bambini”, esordisce nel 1948 con un filmettino leggero e tenero, Proibito rubare. Dichiaratamente ispirato a La città dei ragazzi (1938) di Norman Taurog, con Spencer Tracy – padre Flanagan e Mickey Rooney – bambino che si ravvede, il film è ingenuo e in certi tratti un po’… improvvisato, ma in nuce si intravedono il sincero interesse per il mondo dell’infanzia dell’autore del meraviglioso Pinocchio televisivo e di tante opere con bambini protagonisti (fra le quali Incompreso, ’66; Voltati Eugenio, ’80; Un ragazzo di Calabria, ’87; e, ancora per la Tv, Cuore, ’84 e La Storia, ’86).
L’esordio di Michelangelo Antonioni avviene nel 1950 con Cronaca di un amore. Anche in questo caso il primo film di un vero “autore” contiene già la sua poetica e il suo stile. L’ambientazione è nei quartieri alti della borghesia,
Più complesso, per la personalità dell’autore e per la sua poetica già avanzata, il caso di Pier Paolo Pasolini. Quando, nel 1961, esce il suo primo film, Accattone, Pasolini ha già pubblicato le raccolte di poesie Le ceneri di Gramsci (’57) e L’usignolo della Chiesa cattolica (’58) e soprattutto i due romanzi, Ragazzi di vita (’55) e Una vita violenta (’59) ai quali il film in qualche modo si ispira, ricalcandone temi e ambientazioni. La vicenda di Castaldi Vittorio detto Accattone è tutt’altro che realistica, piuttosto straniata e universale nel mostrare un dolore di vivere che va al di là della storia e delle condizioni di miseria nelle quali i protagonisti si trovano a vivere. Anche l’uso della musica – in particolare la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach – a fare da commento ad immagini asciutte e (apparentemente) semplici, anticipa tutto il cinema di Pasolini, strumento di riflessione come diversi altri utilizzati dal poliedrico artista per capire e criticare un sistema sociale del quale egli capì prima di chiunque nel nostro Paese la pericolosità sociale e la disumanità latente.
L’ultimo film in ordine cronologico della rassegna del King è anche l’unico di un autore vivente: La commare secca (1962) di Bernardo Bertolucci. Figlio del grande poeta Attilio, cresciuto in ambienti intellettuali e libertari, Bernardo era stato assistente alla regia proprio per Accattone: con la sua prima regia (ispirata ad un fatto di cronaca: l’immagine del titolo indica la morte, come indicata in un
Questi i film proposti dalla rassegna. Non possiamo che dircene felici, per il livello alto della proposta e per l’invito ad una nuova cinefilia che essa indica. Potrebbe forse essere un’idea inserire qualche “classico” nella rassegna del Cinestudio. Non per banale sfoggio di grandi opere (e tantomeno per risparmiare
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Che bello! E' proprio confortante vedere che c'è chi rivisita o visita il passato cinematografico( e quello italiano non ha niente da invidiare al cinema d'oltralpi o d'oltreoceano, grandiosi tutti) per capire tanti aspetti della storia: artistica, letteraria, cinematografica, etc. e anche, spero, per costruire un cirrispettivo futuro e, perchè no, anche lavoro!.....) Complimenti, spero di venire a conoscenza in tempo di prossime vostre iniziative!
celestina failla.