Transenne e lavori in corso in piazza Lupo ma anche, al di là di via Sangiuliano, in piazza Angelo Majorana. Sul sito del Comune l’intervento è annunciato, con enfasi, come volto a “restituire dignità monumentale a spazi precedentemente percepiti come anonime aree di sosta e segnati dal degrado”.
Non più un semplice parcheggio, quindi, ma – ancora il sito del Comune – un punto di snodo che “si inserisce in un tessuto urbano di eccezionale valore storico e monumentale, cerniera vitale tra l’antico quartiere della Civita e il barocco del Teatro Massimo Bellini”.
Al di là dell’enfasi e delle belle parole, come sarà la piazza? Lo deduciamo da descrizione e rendering: una porzione ridotta destinata a verde attrezzato, 800 mq, contro i restanti 2.300 mq di “tappeto monumentale in pietra lavica etnea” con l’aggiunta di un “elemento architettonico distintivo, una struttura sferica autoportante di circa 10 metri di diametro, rivestita in zinco-titanio”, per ospitare un punto informativo e altri servizi, dal Wi Fi ai sistemi di sicurezza.

Mentre a Genova si procede con il depaving, eliminando asfalto e pavimentazioni impermeabili, noi sprechiamo un’occasione importante per abbassare le temperature e adeguare la città ai cambiamenti climatici. E preferiamo progettare uno spazio aperto e assolato, un’isola di calore che possa “trasformarsi, all’occorrenza, in sede di mercati, eventi culturali, mostre o rassegne sportive”, come dichiarato sul sito del Comune.
Nella Piazza Majorana si fa di peggio. Qui, infatti, il verde c’era, con alberi rigogliosi e diversi arbusti, ficus microcarpa, jacaranda, washingtonia filifera, yucca, palma nana, strelitzia, ligustro, oleandro. Tutti ospitati in ampie aiuole. Un’area verde non frequente nella nostra città, poco bisognosa di manutenzione e innaffiata solo dalla pioggia.

Ebbene, nel corso dei lavori, molti di questi alberi sono già stati estirpati. E, da progetto, è prevista una diffusa pavimentazione, che – anche se realizzata con cemento drenante – comporta chiare conseguenze: nessun effetto di abbassamento della temperatura e acque convogliate nelle rete fognaria, vale a dire versate in mare, senza che possano nemmeno bagnare le radici degli alberi, per il cui fabbisogno è previsto un impianto di irrigazione.
Su questi interventi, poco attenti all’evoluzione del nostro clima e per nulla preoccupati di migliorare la penuria di verde della nostra città, è intervenuto un folto numero di associazioni con una lettera aperta al sindaco che trovate a questo link.

Dopo un’analisi della situazione, viene chiesta al primo cittadino la modifica del progetto attuale, in modo tale che “gli attuali spazi non ancora coperti da cemento restino tali e che sia aumentata la superficie alberata anche nelle banchine preesistenti”.
Si chiede, inoltre, che il progetto in via di realizzazione venga discusso con cittadini e associazioni e che si tenga conto di eventuali proposte alternative. Analoghe considerazioni e richieste vengono proposte per la piazza Pietro Lupo, i cui lavori fanno parte dello stesso intervento.
Ma c’è di più.
I fondi per realizzare le due piazze provengono dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito della misura “Piani Urbani Integrati” (Missione 5, Componente 2 – Investimento 2.2).
Quali sono gli obiettivi di questa Missione? Leggiamolo nel sito del Ministero dell’Interno,
“L’investimento 2.2 è dedicato alle periferie delle Città Metropolitane e prevede una pianificazione urbanistica partecipata, con l’obiettivo di trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile. Nelle aree metropolitane si potranno realizzare sinergie di pianificazione tra il comune “principale” ed i comuni limitrofi più piccoli con l’obiettivo di ricucire tessuto urbano ed extra-urbano, colmando deficit infrastrutturali e di mobilità”.
E’ subito evidente che l’intervento in corso su piazza Lupo e piazza Majorana è improprio rispetto agli obiettivi del finanziamento. Non siamo, infatti, in periferia ma in pieno centro storico. E in questo caso non possiamo usare il termine periferia in senso metaforico, con riferimento al degrado e all’abbandono che segna quest’area della città, adesso “riscoperta” per il suo potenziale turistico. La Missione parla di una periferia reale, da raccordare con “i comuni limitrofi più piccoli” della Città Metropolitana.
Permane su quest’area l’equivoco di fondo che sottostava al programma di parcheggi scambiatori del 2018, tra i quali era inserito anche il parcheggio Lupo per la sua “vicinanza al centro storico”: un tentativo di giustificare – con questa ambigua formulazione – l’assurdo di un parcheggio scambiatore in pieno centro.
Il parcheggio interrato in piazza Lupo è stato poi resuscitato tra i Piani Urbani Integrati da realizzarsi con i soldi del PNRR, non più come scambiatore ma come parcheggio multipiano sottostante una “piazza sistemata a verde”.
In linea di principio, un parcheggio in centro storico costituisce un invito a continuare ad usare l’automobile invece che i mezzi pubblici, che purtroppo, però, nella nostra città, sono quasi del tutto assenti. Della sua realizzazione possiamo, quindi, farci una ragione, ma non della piazza in cui di verde c’è ben poco. E non della mancata di “pianificazione urbanistica partecipata”, prevista dalla Missione 5. La lettera aperta dei cittadini è un piccolo tentativo di sanare questa grave assenza.


Il Teatro Massimo “V. Bellini” è stato inaugurato nel 1890 e il suo progettista, l’architetto milanese Carlo Sada, è nato nel 1849 ed è morto nel 1924; chi nel comunicato del Comune lo ha definito “barocco”, ovvero espressione del linguaggio della Controriforma adottato in Italia tra fine XVI e XVII secolo, o al più nella sua versione “tarda” della ricostruzione settecentesca di Catania, farebbe meglio a occuparsi d’altro.