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2 giugno, parata militare? No grazie. In alternativa, tante manifestazioni per fermare le guerre

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particolare della locandina della giornata antimilitarista per il 2 giugno2026

Il 2 giugno del 1946 il popolo italiano fu chiamato a scegliere, attraverso un referendum, fra monarchia e repubblica. Con un distacco di circa due milioni di voti vinse la Repubblica (12.718.641 contro 10.718.502). Per la prima volta, a livello nazionale, votarono anche le donne.

La festa della Repubblica fu celebrata per la prima volta nel 1947, mentre nel 1948 si svolse la prima parata militare a Roma. Festa e parata, nel corso degli anni, sia per colpa della crisi economica, che per vari eventi luttuosi, non sempre sono state celebrate insieme e non sempre il 2 giugno. Fu il presidente della Repubblica Ciampi, dal 2001, a far tornare il 2 giugno festa a tutti gli effetti, da celebrare, anche, attraverso la parata militare.

Perché una data che ricorda una scelta popolare di autodeterminazione e che rappresenta una festa civile è stata trasformata in parata militare? questa la domanda che molte associazioni pacifiste si pongono da tempo, e che, oggi, in un periodo contrassegnato da conflitti militari diffusi e genocidi, assume un rilievo ancora più evidente. Perché a festeggiare non sono cittadine e cittadini, senza nessuna divisa, che furono le/i protagoniste/i di quella scelta?

Per contestare la “militarizzazione” della festa e denunciare il progressivo (quasi esponenziale) aumento delle spese per gli armamenti, quest’anno il cartello Stop Rearm Italia ha promosso oltre cento iniziative popolari, con biciclettate, letture della Costituzione e presidi per celebrare la Festa della Repubblica che ripudia la guerra.

Il ripudio della guerra e della militarizzazione dei territori è anche al centro della giornata Antimilitarista di Azione Diffusa, promossa da diversi movimenti pacifisti locali, che in Sicilia prevede manifestazioni a Augusta/Priolo, Niscemi e Trapani.

Interessante, in particolare la manifestazione nel siracusano, con un presidio davanti alla portineria dell’ISAB. Infatti, nonostante il genocidio palestinese, l’Italia ha mantenuto rapporti (politici, militari e commerciali) con Israele, tanto che, come emerso da un’inchiesta di Report (Manuele Bonaccorsi e Madi Ferrucci) e Greenpeace, da ISAB, una delle maggiori raffinerie del polo petrolchimico di Priolo, tra il 2024 e il 2026, sono partiti almeno cinque carichi di carburante diretti in Israele al colosso energetico ORL Bazan, legato alle forze militari del paese mediorientale.

E questo in evidente conflitto con il diritto internazionale (che, peraltro, per il nostro Ministro degli Esteri, come sappiamo, vale solo sino a un certo punto!) secondo cui gli stati hanno l’obbligo di non contribuire a conflitti che coinvolgono i civili, che nella Striscia di Gaza, e più in generale in Palestina, occorre sottolineare rappresentano la stragrande maggioranza dei morti.

Complessivamente dai porti italiani sono state effettuate almeno 17 spedizioni di prodotti petroliferi raffinati e di greggio verso Israele per circa 400.000 tonnellate di materiale. Spedizioni, tutte, partite, e giunte regolarmente a destinazione (anche grazie al trasferimento del carico in mare da un’imbarcazione a un’altra) nonostante le prese di posizione della Corte Internazionale di Giustizia. Come ha scritto su La Sicilia Luisa Santangelo: “rifornire di carburante Israele equivale a rifornire lo Stato che perpetra il massacro nella Striscia di Gaza”. Manifestare a Priolo è un ulteriore tappa per ribadire il diritto all’autodeterminazione del popolo Palestinese e la condanna del genocidio.

1 Comment

  1. La parata militare ai Fori Imperiali, tradizione dal 1948, non è una celebrazione della guerra, ma un omaggio alle Forze Armate che servono e difendono quella Repubblica.
    Le Forze Armate italiane:
    • Hanno giurato fedeltà alla Costituzione repubblicana.
    • Operano in missioni di pace, soccorso in disastri (terremoti, alluvioni), controllo del territorio e operazioni internazionali (NATO, ONU).
    • Rappresentano uno dei pilastri dello Stato democratico, insieme a magistratura, parlamento e presidente.
    Sfilare con disciplina, bandiere, mezzi e Frecce Tricolori è un modo per mostrare professionalità, unità nazionale e capacità di deterrenza.
    • I civili ci sono già. Nella parata partecipano anche Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Protezione Civile, sindaci, bande musicali e associazioni. Il pomeriggio i giardini del Quirinale sono aperti al pubblico con esibizioni delle bande militari. Non è “solo militari”.
    • Una festa “solo civile” (canti, balli, palloncini) andrebbe benissimo in aggiunta, non in sostituzione. Ma togliere la componente militare significherebbe fingere che uno Stato moderno possa fare a meno della difesa. È un’illusione.

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