I soldi ci sarebbero, la costruzione delle due nuove caserme verrebbe, infatti, finanziata dal Ministero. Parliamo di una nuova sede per i Vigili del Fuoco e di uno stabile per ospitare il comando dei Carabinieri che opera in zona Nesima /San Nullo.
Vigili del Fuoco e Carabinieri chiedono da tempo due nuove collocazioni per i loro servizi. L’attuale sede dei Vigili del Fuoco in via Cesare Beccaria è considerata ormai inadeguata, anche perché l’ubicazione in un’area fortemente edificata impedisce un pur minima espansione e rende problematici gli spostamenti dei mezzi di servizio a causa del traffico veicolare sempre ingolfato.
In zona Nesima la stazione dei Carabinieri è attualmente allocata in via Luigi la Ferlita in uno stabile in affitto ed è naturale che il Comando aspiri ad una sede propria, più spaziosa e di maggiore visibilità.
Il 22 ottobre scorso, la Giunta Comunale ha approvato la proposta della direzione Urbanistica, avanzata in via preliminare con la Determina Dirigenziale del giorno precedente: localizzare le due caserme a Nesima nella zona adiacente alla stazione Fontana della metropolitana. Una collocazione, che nel documento della Giunta, viene indicata come “strategica per l’accessibilità garantita dalle infrastrutture di trasporto pubblico e per la possibilità di integrazione con le funzioni urbane esistenti”.
Una accessibilità, definita persino “ottimale”, che appare invece problematica. Unico servizio pubblico funzionante, ma non a tutte le ore e non in tutti giorni, è, infatti, quello della metropolitana, considerato che in città non esiste un servizio di autobus degno di questo nome. Quanto all’accesso viario, non viene messo in conto che l’area è prossima alla circonvallazione, su cui scorre un traffico automobilistico congestionato e talora bloccato. Un fattore di criticità particolarmente grave sia per i Carabinieri sia per i Vigili del Fuoco, i cui mezzi – soprattutto nel caso dei secondi – dovrebbero potersi spostare con la massima velocità.
C’è di più. La realizzazione di queste caserme viene presentata come un intervento organico di “rigenerazione urbana”, orientato al miglioramento della qualità della vita dei cittadini e quindi da effettuarsi anche in modo da coniugare le esigenze di sviluppo con la tutela ambientale e la valorizzazione del patrimonio esistente.
La direzione urbanistica, che propone la collocazione, sa bene che l’area ha un alto valore ambientale e paesaggistico, anche perché vi insistono lave di un certo pregio. Tant’è che una sua parte, adiacente a quella individuata per le caserme, è soggetta a vincolo paesaggistico con livello di tutela 3, che comporta l’inedificabilità assoluta.
Nella delibera leggiamo che la Giunta si impegna a rispettare i vincoli esistenti (non potrebbe comunque ignorarli) e tutto un bla bla bla sulla coerenza del provvedimento con i principi della sostenibilità ambientale sanciti dall’Agenda 20230 e dal Green Deal europeo.
Viene quindi deliberato il passaggio alle fasi successive, vale a dire la formulazione di un Piano Particolareggiato Attuativo, in variante al Piano regolatore vigente, che preveda la costruzione delle due caserme: 30.000 mq per i Vigili del Fuoco, 7.500 mq per i carabinieri.
Prima, però, come previsto dalla legge, è necessario passare attraverso momenti di consultazione pubblica per dare ai cittadini, alle forze sociali, alle organizzazioni professionali, sindacali etc la possibilità di presentare proposte e suggerimenti.
Di momenti di consultazione pubblica convocati dal Comune ne abbiamo già visti altri, ad es riguardo agli interventi a San Cristoforo e non ci ha, quindi stupito che i Forum convocati dopo l’avvio del procedimento si siano svolti in un modo che, con un eufemismo, potremmo definire movimentato.
L’agitazione del direttore potrebbe essere stata motivata dalla delusione di chi registra una mancanza di consenso che non si aspettava. Nessuno stupore che il consenso non ci fosse da parte di associazioni ormai note per le loro posizioni critiche, ma non era previsto che mancasse da parte di forze sociali che, in passato, non si sono certo poste in contrasto.
A presentare un proprio documento è stato – ad esempio – il Comitato Dia.metro (Diario metropolitano futuro presente), costituito da architetti, ingegneri, ma anche imprenditori e altri professionisti interessati al futuro urbanistico della città.
Oltre a lamentare l’assenza, da parte dell’Amministrazione, di uno studio complessivo e di una valutazione sistemica del territorio e delle sue esigenze, in cui inserire il singolo Piano Particolareggiato, il documento di Diametro sottolinea come la proposta di localizzazione delle caserme avanzata dal Comune non tenga conto della congestione del territorio circostante all’area prescelta, su cui gravano già l’Ospedale Garibaldi, il Palanesima e la zona commerciale di Misterbianco.
Viene, inoltre, osservato come i VVFF abbiano già un distaccamento a San Giovanni Galermo che avrebbe una possibilità di ampliamento che non è stata valutata, sebbene questa soluzione permetterebbe anche di consumare meno suolo. Si è scelto, invece di occupare una delle ultime aree libere della città, che potrebbe essere inserita in una rete verde urbana “a più voci richiesta anche nel Forum per il PUG”.
Il valore ambientale e paesaggistico dell’area in cui si intendono realizzare le caserme è stato evidenziato anche nel documento proposto da varie associazioni cittadine da CittàInsieme a Lipu, da Volerelaluna a tante altre.
Collocarvi le due caserme significa sacrificare un’area “strategicamente importante nella infrastrutturazione verde della città, tanto da essere compresa nel parco urbano proposto dalla Consulta per il Verde”. Per la presenza delle lave del 1669, essa potrebbe rientrare anche nel proposto “Parco della Colata Lavica del 1669”, opportuno complemento del museo dell’Etna in corso di realizzazione presso l’ex ospedale V.E.
Le associazioni, inoltre, considerano problematica l’accessibilità viaria, osservando che il traffico automobilistico sulla circonvallazione, quasi sempre intenso, talora bloccato da code e ingorghi, potrebbe compromettere l’efficacia degli interventi, soprattutto dei Vigili del fuoco. Fanno, di conseguenza, una proposta alternativa di non poco conto.
Propongono di destinare alle caserme l’area di Librino, anch’essa di proprietà comunale, “destinata dal PdZ a centro direzionale, dunque certamente compatibile con le funzioni proposte”. Si tratta di un’area molto ben collegata – dal punto di vista viario – sia alla città sia al suo hinterland, e lo sarà ancora di più, a breve, con la prevista stazione della metropolitana.
Ma ci sarebbe, nella scelta di questa sede, anche una importante finalità sociale. Librino verrebbe dotato di nuovi servizi e di una ulteriore presenza dello Stato. E verrebbe migliorata la sua integrazione con il resto della città, “a tutto vantaggio del riequilibrio funzionale e sociale non solo di Librino ma della città tutta”. Il vero modo di contrastare l’emarginazione di una periferia trascurata, molto più di tanti discorsi altisonanti.


La presenza dei vertici delle due istituzioni ha messo in imbarazzo la già ridotta presenza. Si è voluto identificare il disaccordo sulla scelta operata con una mancanza di stima nei confronti delle due istituzioni. Credo, a nome del Comitato Popolare Antico Corso, che questa pratica sia stata poco leale. Sul valore delle aree, sul progressivo ed inesorabile sovraccarico attorno ad un luogo di cura (esemplare il poligono), non ci possono essere dubbi e sulla effettiva positività degli Enti credo che allocare i VV.FF. nell’area ex- protezione civile (a valle della circonvallazione) darebbe da subito un doppio percorso di “fuga” verso corso indipendenza /viale Rapisardi anziché aspettare nuova viabilità a monte (al momento inesistente). Giusto? sbagliato? Ecco cosa manca: una vera azione di ascolto e dibattito privo di pregiudiziali speciose. Sulle Lave, sulla loro eliminazione pare una ossessione dei decisori. Tanto varrebbe, in nome di un progresso certo, pensare di spianare l’Etna che, certo, un poco di scatole le rompe!
C’è un refuso: operatività, non positività
Che valore ha una consultazione che non produce alcun frutto? Meramente formale, quindi inutile e anche poco rispettosa di chi vi partecipa. In merito alle lave poi, tutte le città dotate di un minimo senso di riconoscimento delle risorse paesaggistiche e naturali, avrebbero al contrario formulato un progetto di valorizzazione con annesso parco invece di operare come se l’area fosse un deserto spianato. Ovviamente la soluzione più logica è migliore per città istituzioni e cittadini sarebbe quella di Librino, esattamente come il nuovo palazzo di giustizia al viale Africa.
In occasione del secondo Forum di consultazione per il piano particolareggiato di Nesima, il dirigente dell’Urbanistica ha letteralmente perso la testa, rispondendo in modo impertinente e offensivo alle contestazioni degli intervenuti, ridicolizzandone le osservazioni e permettendosi apprezzamenti indebiti sulla loro professionalità e le pregresse attività lavorative: un atteggiamento da Ras del quartiere, talmente imbarazzante e indecoroso che nessuno ha voluto ribattere (sebbene ve ne fossero i motivi), per non protrarre oltre una vergognosa situazione. Un indegno comportamento, che ha squalificato il Comune come istituzione e ha fatto comprendere l’inutilità di queste forme di consultazione, valide solo come “passerella” per decisioni già assunte, sulle quali non si accettano critiche e rimostranze.
Lo avevamo già visto nel caso della cosiddetta cittadella giudiziaria di viale Africa: nessuna pubblica istituzione vuole avere la propria sede a Librino, anche quando è chiaro a tutti che si tratterebbe della soluzione più conveniente e razionale.