//

Parco Uditore a Palermo, luci e ombre nella riconquista di uno spazio pubblico

3 mins read
parco Uditore visto dall'alto

Anche Palermo ha un’area verde che potrebbe divenire il suo Central Park, è il Parco Uditore. Proviamo a ricostruirne per sommi capi la storia e a trarre – da questa vicenda di riscatto, resilienza, cittadinanza attiva, che rischia però di andare incontro ad un fallimento – delle indicazioni utili per noi, cittadini e associazioni catanesi, che si battono perché l’area di Cibali, denominata Orti della Susanna, diventi un parco urbano.

Uditore, conosciuto nel XVIII secolo come fondo Murano e poi come fondo Morello, è uno spazio verde di 90.000mq, meno esteso – quindi – rispetto all’area di Cibali. La sua superficie originaria era già stata notevolmente ridotta durante il sacco edilizio di Palermo, nella prima metà del Novecento. Durante la seconda guerra mondiale l’area venne acquistata dall’Agip che vi installò una grande cisterna sotterranea per lo stoccaggio di carburante. Nel 1963 la proprietà passò alla Regione Sicilia che l’affidò al Corpo Forestale, anche se rimasero degli affittuari per ben 30 anni. L’area è anche collegata al nome di Totò Riina, che venne arrestato nei pressi e che potrebbe averla usata come nascondiglio.

Per promuovere il parco e avviare degli studi su quest’area si è mossa anche l’Università di Palermo, soprattutto per iniziativa di Manfredi Leone, architetto e docente di Architettura del paesaggio, tuttora in campo a difesa del parco (link repubblica), mentre la facoltà di Agraria provvedeva ad una prima mappatura delle specie vegetali.

Intorno al 2010, su iniziativa popolare, sollecitata da un post dell’operatore culturale e attivista Giovanni Callea, nasce un movimento per salvare il Parco Uditore, unica area verde scampata al sacco di Palermo, e farne un giardino per adulti e bambini. Viene costituito un Comitato cittadino che raccoglie, insieme alle associazioni ambientaliste, ben 8.000 firme e, nel maggio 2011, presenta al comune di Palermo una richiesta di variante al PRG, affinchè l’area venga destinata a Parco urbano invece che a Centro Direzionale.

Il progetto raccoglie il consenso della Commissione Urbanistica e, nell’ottobre dello stesso anno, la Regione stanzia 100 mila euro per lavori di bonifica, effettuati da personale della pubblica amministrazione e dal Comitato civico promotore. Il Parco della Memoria e della Legalità (così verrà denominato) sarà inaugurato il 15 ottobre 2012 dal sindaco Orlando e dall’assessore all’Economia Gaetano Armao.

A partire da questa data, il parco apre i cancelli alla cittadinanza senza che però ci fosse alcuno stanziamento per provvedere alla sua gestione, manutenzione, promozione. Da qui l’esigenza di dare personalità giuridica al Comitato civico che diventa Cooperativa sociale Parco Uditore e ottiene l’affidamento dell’area.

Viene firmata una convenzione: la Regione Sicilia continua ad essere proprietaria dell’area ed affida alla cooperativa la cura e la manutenzione del sito, a costo zero per la pubblica amministrazione. Tra i punti dell’accordo c’era l’assegnazione di alcuni immobili in disuso, presenti all’interno del parco, che dovevano essere riqualificati dalla Regione per un importo di 1,5 milioni di euro e poi utilizzati dalla Cooperativa per organizzare attività dalle quali ricavare le risorse economiche necessarie per rendere il parco autonomo dai finanziamenti pubblici. Ad oggi, come dice Pietro D’Angelo, presidente della Cooperativa, nulla è stato fatto.

Non tutti i componenti del Comitato civico sono stati d’accordo con questo affidamento alla Cooperativa, fatto peraltro senza bando pubblico, che considerano quasi una sorta di privatizzazione. Se, infatti, si tratta di concessione – sostengono – il gestore dovrebbe sostenersi principalmente attraverso i servizi resi e in effetti, all’interno del Parco, vengono offerte attività a pagamento. Ma il Parco si sostiene anche con il 5×1000, con donazioni e con alcuni contributi della Regione, erogati nel biennio 2024/2025.

Si aprono, quindi, diversi interrogativi, anche perché nel frattempo sono aumentati gli orari e i giorni di chiusura. Segno che c’è qualcosa che non va. Per responsabilità della Cooperativa o per responsabilità della Regione? La situazione precipita nel febbraio 2026, quando l’Amap rimuove il contatore dell’acqua per morosità, lasciando il Parco sfornito di servizi igienici e di irrigazione. L’Uditore viene, quindi, chiuso tra le proteste dei cittadini che chiedono a gran voce la riapertura.

Nel suo blog, Rosalio, Callea pubblica diversi post sulla situazione del Parco, in uno dei quali (9 aprile) sintetizza le proprie perplessità ponendo “Sette domande sul Parco Uditore che nessuno ha ancora fatto”. Riconosce che la creazione del parco sia stata una conquista collettiva, ma ritiene che, “da qualche parte, a un certo punto, qualcosa si è interrotto. 
Il processo collettivo che aveva iniziato a trasformare questo luogo si è fermato”.

Dopo le numerose proteste e i sit in da parte dei cittadini, la Regione ha annunciato, in data 6 maggio, di essere al lavoro per dare un futuro al Parco Uditore.

La vicenda non si è ancora conclusa ma già adesso offre molti spunti di riflessione a chi voglia impegnarsi nella salvaguardia di un’area verde, in particolare in Sicilia. Per raggiungere l’obiettivo non serve solo una grande determinazione e un forte coinvolgimento della cittadinanza, servono anche capacità progettuali e rimane comunque aperta la questione della gestione del bene. E di chi, e in che termini, debba farsene carico.

Per l’area di Cibali, a Catania, siamo ancora alla fase preliminare. Ottenere dalla Regione che acquisti il bene, come il nostro Comitato ha già chiesto ufficialmente con una lettera che non permetteremo finisca dimenticata in un cassetto.

1 Comment

  1. Grazie per questa utile storia (davvero magistra vitae).
    Purtroppo la piccola piccola politica Siciliana può fare un passo avanti e due indietro.
    Quanto al comitato sono fiducioso: per fortuna i modi per autofinanziarsi esistono, e molti altri comitati ne sono la prova. Si potrebbe chiedere per esempio all’associazione Chiarìa che gestisce la Casa della Capinera di Trecastagni.

    Purtroppo qua a Catania, come ricordate giustamente, bisogna lottare ancora affinché le betoniere e i cementifici non lavorino ancora.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Ambiente