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San Berillo, via Rocchetti. Vi dice qualcosa?

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recinzione cantiere di via Rocchetti

Di via Rocchetti la maggior parte dei catanesi non conosce neanche l’esistenza, alcuni ricordano a stento di averla sentita nominare, pochi ne hanno seguito e ne seguono le vicende.

Eppure questa stradina di San Berillo, stretta e corta, che ospita un immobile di proprietà comunale, può essere considerata un modello emblematico del modo improvvisato e contraddittorio con cui a Catania vengono programmati gli interventi pubblici. E di come viene deciso l’uso del pubblico denaro.

L’immobile di via Rocchetti è tornato agli onori della cronaca in occasione del discusso caso della demolizione della palestra LUPO. Di fronte alle proteste per l’ennesimo spazio di aggregazione sociale sottratto a giovani e meno giovani, il sindaco ha ventilato la possibilità di destinare alle associazioni l’immobile di via Rocchetti, perché “a quanto pare, non è lo spazio adatto” per le finalità a cui era stato destinato.

Di questo immobile in Comune si discute da tempo. Se ne è parlato ogni qual volta le amministrazioni si sono poste il problema di cosa fare a San Berillo. E’ prevalsa l’idea di farne un’agenzia sociale per la casa e di ricavarne alloggi per l’emergenza, ma non è facile ricostruire l’iter seguito per arrivare alla progettazione attuale perché manca una documentazione completa, necessaria per giustificare l’impegno di spesa.

Si tratta di un edificio in muratura realizzato, nei primi del ‘900, su tre piani fuori terra. E’ composto da undici vani terrani, dieci vani al primo piano e otto al secondo, per una superficie complessiva di 1.450 mq. Essendo in condizioni di conservazione e stabilità molto precarie, ne sono previste la ristrutturazione, il consolidamento e l’adeguamento strutturale.

Nei documenti attualmente disponibili l’intervento è descritto come “lavori per il recupero di un immobile di proprietà comunale in via Rocchetti da adibire a centro per l’inclusione sociale”. Ed è stato individuato, in un primo momento (2018), un finanziamento con fondi Pon Metro, per un importo complessivo di € 3.575.000,00, affidando la progettazione ad un raggruppamento temporaneo di professionisti, con l’ingegner Paolo Faraone come capogruppo (2019). Il progetto esecutivo è stato approvato – con delibera di Giunta – nel 2024, subito dopo sono stati aggiudicati i lavori alla ditta palermitana Spallina Lucio. Lavori che sono ancora in corso e non si sa quando, e nemmeno se, saranno ultimati. Anche perché i finanziamenti hanno una scadenza.

E’ già avvenuto che il finanziamento con fondi Pon Metro sia stato sostituito con un finanziamento Poc Metro (Programma Operativo Complementare), perché “ a seguito di opportuni approfondimenti istruttori” ci si era resi conto che i lavori non sarebbero stati conclusi entro la scadenza prevista. E’ accaduto anche, nel marzo 2025, che sia stato emesso un provvedimento di revoca di un precedente provvedimento “per errore materiale nel quadro economico”.

Questo susseguirai di provvedimenti revocati, di finanziamenti e successivi definanziamenti, di ricorso a fondi differenti, Pon Metro, Poc Metro, Pnrr (in alcuni casi anche Pon Metro Plus e persino residui di somme del vecchio Patto del Catania), non solo appare – al cittadino comune – frutto di approssimazione, ma ha come conseguenza l’annullamento di ogni possibile trasparenza.

In un articolo recente de La Sicilia, Leandro Perrotta ha provato a riassumere l’iter della vicenda Rocchetti. Ancor prima lo ha fatto, con molte informazioni tratte dai documenti disponibili, il report finale della Scuola Estiva di Community Planning & Ecological Design (CoPED25), che si è tenuta tra l’otto e il 17 giugno 2025 a Catania. Un evento, nato da un progetto di collaborazione tra l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP Catania) e l’associazione Trame di Quartiere, al quale hanno partecipato dipartimenti delle università di Boston, Menphis, Catania. Titolo, “Il diritto di sentirsi a casa. Proposta di Piano per la Rigenerazione inclusiva del quartiere San Berillo”, al cap.4, pag 18, “Ristrutturazione immobile via Rocchetti”.

Nella relazione generale del progetto esecutivo, pubblicata in calce alla delibera di Giunta del 23 settembre2024, troviamo anche una descrizione del tipo di lavori da eseguire, o in corso di esecuzione, nel fabbricato di via Rocchetti. Ad esempio, “demolizione di tramezzi per creare nuovi spazi e vani più funzionali” in modo da ottimizzare accessibilità e vivibilità della struttura”.

E’ evidente che, se si dovesse cambiare la destinazione d’uso dell’immobile, le modifiche dovrebbero essere di altra natura. Creare percorsi di autonomia per le persone con disabilità o servizi e alloggi “per contrastare la povertà abitativa e supportare le comunità emarginate” (asse 3 del Poc Metro) comporta interventi ben diversi da quelli necessari per rendere una struttura adeguata alle esigenze di associazioni, gruppi giovanili, centri sociali.

Su quali basi, allora, il sindaco ha prospettato l’affidamento dell’immobile alle associazioni? Solo per placare lo scontento? E perché ha parlato di un immobile non adatto per le finalità a cui era stato destinato?

E’ lecito chiedersi se, da parte dell’amministrazione, non vi sia troppa improvvisazione e poca serietà – oltre che mancanza di trasparenza – quando si decide come spendere i soldi di noi contribuenti.

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