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Trantino a Cittàinsieme, un sindaco poco informato sui servizi sociali

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tavolo dei relatori, Mirko Viola e il sindaco Trantino

Nel mese di marzo CittàInsieme, per la prima volta senza Salvatore Resca, che ne è stato il fondatore e ne è rimasto fino alla fine – nonostante l’età e la malattia – un vivace animatore, ha invitato il sindaco a confrontarsi con i cittadini. Un confronto vero, preparato con cura da alcuni gruppi di lavoro che, dopo aver analizzato la situazione della città su temi cruciali come i rifiuti, il verde urbano, l’urbanistica, la mobilità, i servizi sociali, la povertà educativa, le periferie, hanno chiesto conto al primo cittadino dell’operato della sua Giunta.

Ad accogliere Trantino e a moderare l’incontro è stato il segretario di Città Insieme, Mirko Viola, che ha evidenziato come la città oggi viva un momento “delicato e complesso”, davanti al quale è quanto mai opportuno ricordare l’insegnamento di Resca: “denunciare le ingiustizie, chinarci per sorreggere i diritti dei più deboli, lottare contro il malaffare dei prepotenti verso i quali tenere invece il dito puntato e la schiena dritta”. Ed è quello che – ha proseguito – Città Insieme fa da quasi quarant’anni cercando di “creare nella coscienza dei catanesi interesse e partecipazione”.

All’incontro con il sindaco la partecipazione c’è stata. Molto affollata la sala, numerosi gli interventi, sia quelli programmati per esporre le domande preparate all’interno dei gruppi di lavoro, sia quelli spontanei su vari aspetti della vita cittadina. Per capire quale sia stato il tenore del dibattito, riportiamo oggi la relazione del gruppo Servizi Sociali, coordinato da Agata Taormina, in cui vengono individuate e sintetizzate, con ricchezza di dati, questioni essenziali di cui Argo si è più volte occupato. Più avanti contiamo di pubblicare i resoconti relativi ad altri temi discussi in quella occasione.

In occasione della recente assemblea pubblica con il sindaco Trantino, tenutasi il 4 marzo 2026, la commissione Servizi Sociali ha interpellato l’Amministrazione su alcune delle criticità riscontrate in questo settore, ponendo l’attenzione, da un lato, sul modo in cui è gestita la disabilità in ambito scolastico e all’interno della mobilità cittadina, dall’altro, sull’emergenza abitativa legata al problema dei senza fissa dimora.

Sono state poste al Sindaco alcune domande già rivolte lo scorso anno all’allora assessore Bruno Brucchieri durante l’assemblea pubblica specifica sui Servizi Sociali a Catania, ovvero l’andamento dell’assistenza ASACOM per gli alunni disabili, l’approvazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.), le multe ai disabili in zona ZTL e la questione dei dormitori pubblici a bassa soglia nella città di Catania.

Relativamente all’assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), che nel 2024 e in parte del 2025 aveva subito pesanti tagli nelle scuole secondarie di secondo grado, con proteste ufficiali e ricorsi accolti dal TAR, la situazione sembra essersi normalizzata nell’anno in corso, a seguito dello stanziamento regionale di 40 milioni di euro annunciata dal governatore della Sicilia R. Schifani il 12 gennaio 2026, che prevede per Catania un intervento finanziario di 4.927.231 euro per l’anno scolastico 2025-2026, destinato ad assistere i “1.642 alunni presenti nel catanese” che usufruirebbero di tale servizio.

Il sindaco, interpellato in merito, ha confermato la regolarità del servizio, sostenendo tuttavia erroneamente che “non è affatto vero che ci sono stati tagli” negli anni scorsi. Resta inoltre la perplessità sul numero piuttosto modesto di alunni fruitori del servizio, in una città con un hinterland vasto come quello catanese; in tal senso, è in corso, da parte del gruppo Servizi sociali di Cittàinsieme, una ricerca specifica per verificare il numero reale degli aventi diritto.

Il grave problema connesso alla mobilità dei disabili in ambito cittadino, e all’eliminazione delle barriere architettoniche, è già stato affrontato quarant’anni fa con la Legge n. 41 del 1986, integrata poi dalla legge 104/1992. Tuttavia, la maggior parte dei Comuni italiani, tra cui Catania, non si è ancora adeguata alla normativa nazionale. Nonostante le due diffide notificate nel 2024 al Comune catanese per mancata approvazione del P.E.B.A. e un ricorso vinto dall’Associazione disabili Luca Coscioni nel mese di maggio 2025 (Tar Sicilia, Catania, sez. III, 12 maggio 2025, n. 1529), persistendo il silenzio dell’Amministrazione, il TAR Catania è intervenuto nuovamente nel mese di ottobre scorso con un’Ordinanza che denunciava le inadempienze del Comune ed incaricava un commissario ad acta assegnandogli un termine di 180 giorni per dare esecuzione al provvedimento (Ord. 27 ottobre 2025, n. 3055) .

Ebbene, alla domanda sullo stato attuale delle cose, il sindaco ha risposto dichiarando che “il P.E.B.A. è stato regolarmente approvato”, sostenendo di non conoscere l’Ordinanza citata dal gruppo Servizi Sociali, della quale ha chiesto di avere gli estremi sopra indicati. Tuttavia, in un dettagliato dossier sui P.E.B.A. nei Comuni italiani, pubblicato dall’Associazione Luca Coscioni il 9 marzo 2026, il Piano a Catania risulta essere “in fase di realizzazione” ma non ancora approvato dal Consiglio Comunale.

Stupisce inoltre la singolare mancanza di informazione, da parte della massima autorità cittadina, in merito ad una sentenza del Tribunale che, oltretutto, fa seguito a precedenti sollecitazioni e provvedimenti giurisdizionali riguardanti la medesima questione.

Quanto alle multe comminate ai disabili in zone ZTL, sebbene finalmente Catania aderisca formalmente al sistema CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo) stabilito dall’Autorità Garante Regionale, ancora di recente ne sono state elevate alcune, e oltretutto stanno arrivando adesso le ingiunzioni di pagamento relative agli anni scorsi, malgrado la Corte di Cassazione abbia dichiarato le sanzioni illegittime, sostenendo “il diritto dell’invalido ad accedere nelle zone ZTL incondizionato e non limitabile per esigenze di controllo automatizzato degli accessi” (Cass. civ. Sez. II., ord. 27 settembre 2022, n. 28144).

Alla domanda rivoltagli, Trantino ha risposto in modo evasivo e generico, senza entrare nel merito della questione e senza accennare ad eventuali soluzioni o proposte per risolvere un grave problema che lede i diritti di persone che, più di altre, necessitano di attenzione e tutela da parte delle Amministrazioni.

La situazione dei senza fissa dimora è critica nella città di Catania, dove risulta un numero superiore a 200 di persone in condizione di grave emarginazione. Secondo una rilevazione ISTAT fatta nel mese di gennaio 2026, su 218 senza tetto individuati, 78 vivono in strada. I giovani tra i 18 e i 30 anni, rispetto al resto d’Italia, sono più presenti in alcune zone del Sud e delle Isole, come a Catania, dove il tasso è del 39,3%. Le strutture di accoglienza, nella nostra città, risultano essere 12, con una capienza del 15,2%, mentre per il 61,3% dei senza dimora si è localizzata la sistemazione in spazi pubblici privi di qualsiasi riparo, in aree verdi, in parcheggi o edifici abbandonati (notizia del 25 marzo 2026 pubblicata su ANSA, La Sicilia, il Sole 24 ore ed altre testate giornalistiche).

Il problema più grosso è la questione dei dormitori a bassa soglia, cioè di massima accessibilità, destinati ad accogliere le persone in difficoltà senza trafile burocratiche, anche solo per una notte. Se ne è parlato nel mese di febbraio scorso in un proficuo incontro con l’assessora Serena Spoto che ha promesso di istituire un tavolo tecnico interistituzionale permanente, con l’avvio di un monitoraggio costante. Tuttavia i tempi non sono brevi.

Attualmente, le strutture pubbliche comunali in funzione permanente sono, per quanto reso noto, un polo notturno aperto nel mese di novembre scorso con 30 posti letto in via Stazzone a Cibali (“Un altro spazio”) e un polo diurno con 50 posti nella ex Biblioteca “Alberto Sordi” di via Plaia (ex cinema Concordia) in zona Angelo Custode – San Cristoforo, per attività ludiche, laboratoriali e culturali. A queste si aggiunge qualche altro alloggio attivato specialmente per accoglienza straordinaria o durante le emergenze meteo.

Risultano poi “in fase di attuazione”, in un opuscolo pubblicato dalla Direzione famiglia e Politiche Sociali del Comune di Catania, una serie di iniziative tra cui un Servizio di pronta azione sociale in housing e co-housing emergenziale (22 posti letto), uno Sportello sociale, una Struttura di housing first a media soglia, ma non sono indicati i tempi previsti per l’effettiva realizzazione. Inoltre, non si hanno notizie di progetti che dovrebbero essere già in atto, come l’utilizzo, deliberato a novembre scorso, di un immobile sequestrato alla mafia in Via Cefaly e convertito in albergo sociale.

Non è nemmeno noto l’esito di un bando rivolto al Terzo Settore, scaduto a novembre scorso, per coprogettazione di interventi integrati per un nuovo Pronto Intervento Sociale con 50 posti letto, sostenuto da un finanziamento nazionale di 497.000 euro per il contrasto alla povertà (Quota Povertà Estrema del Fondo Povertà 2020 e 2021). E a ciò si aggiunge il grave problema, ancora insoluto, della disponibilità di spazi strutturati per nuclei familiari completi con minori.

La risposta del sindaco alla domanda sulla situazione attuale e sulle prospettive a breve termine ha lasciato piuttosto perplessi per due ordini di motivi. Il primo scaturisce dalla dichiarazione, fatta da Trantino, secondo cui “si stanno rendendo disponibili 150 posti”; i posti, a detta del sindaco, sarebbero addirittura “in esubero rispetto alla domanda” corrispondente al numero di “140 senza fissa dimora” esistenti a Catania, e a questi posti se ne aggiungerebbero “20 in co-housing”. Tale risposta mostra in modo palese di non considerare o ignorare il numero indicato nella rilevazione ISTAT, ben più alto, dei senza tetto presenti a Catania, né fornisce notizie più precise sui presunti posti letto pubblici a loro destinati.

Il secondo motivo di perplessità nasce dal fatto che tali posti – afferma Trantino – sarebbero già accessibili “anche senza documenti, con passaggio in Questura”. Ma la tipologia del dormitorio “a bassa soglia” in generale non comporta un preventivo passaggio in Questura, in quanto pensata proprio per offrire accoglienza immediata.

Chiediamo quindi alle Istituzioni risposte più precise e corrette e tempi di attuazione delle iniziative compatibili con la vita e i diritti fondamentali dei cittadini, soprattutto nei casi di evidente emarginazione, vulnerabilità e grave disagio sociale.

2 Comments

  1. Un uomo sopravvalutato, che ormai prende insulti anche dai membri della sua maggioranza.

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