Una formica che trasporta un ramoscello di ulivo, un messaggio semplice e forte da veicolare in occasione della giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, celebrata quest’anno a Torino.
Il simbolo della formica che campeggia nella locandina non parla solo di laboriosità. Come leggiamo sul sito di Libera, che di questa giornata – istituita con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017- è stata la promotrice, la formica ci dice che si può trasformare il nutrimento in energia collettiva. E’, infatti, un animale con due stomaci: nel primo c’è il cibo per sé, nel secondo quello da distribuire alle compagne del formicaio.
Rappresenta, quindi, “un invito a pensare alle nostre città come luoghi che hanno bisogno di politiche di redistribuzione, di condivisione e di responsabilità, in un tempo segnato da disuguaglianze crescenti e nuove povertà”. E tiene alto il simbolo della pace in un contesto di guerre sempre più numerose e violente.
“Fame di verità e giustizia” è una campagna avviata da Libera, già dallo scorso anno, per non considerare inevitabili le diseguaglianze sociali, l’accumulazione privatistica che ignora il bene comune, lo sfruttamento del lavoro, la politica che abdica alla sua “funzione di servizio al bene comune”.
La manifestazione nazionale, dopo l’esperienza del 2025 a Trapani e in tutta la Sicilia, si è svolta quest’anno a Torino. Un ritorno consapevole al Nord, dove le mafie non sono un fenomeno “importato” o marginale. Sono ben radicate nei contesti locali perché – come testimoniano i procedimenti giudiziari – esiste una vera e propria “domanda di mafie”, fatta di imprese che cercano capitali, di professionisti che offrono competenze, di reti politiche ed economiche che traggono vantaggi, soldi, potere da rapporti di collusione e corruzione.
Nella sua analisi della diffusione del fenomeno delle mafie, al Nord ma anche altrove, Libera ricorda che bisogna tenere presente il problema dello sfruttamento del lavoro e il fenomeno del caporalato, perché le mafie esercitano controllo e ottengono profitti approfittando delle condizioni di vulnerabilità dei lavoratori, spesso migranti, e della mancanza di tutele efficaci.
A Catania diverse scuole hanno aderito al progetto formativo del Coordinamento locale incentrato su Caporalato, tratta e migrazioni. E su questo hanno lavorato in preparazione del 21 marzo ma continueranno a lavorare anche in seguito.
Sono in corso di preparazione i bozzetti per realizzare targhe con la parola “Benvenute/i” in lingua francese, inglese, araba e in diverse lingue africane che si chiederà di apporre al Molo di Levante del Porto di Catania “per accogliere le sorelle e i fratelli migranti che arriveranno sui barconi”.
Anche quest’anno molte scuole, di ogni ordine e grado, di tutte le province siciliane hanno aderito alle iniziative di Libera che si sono svolte localmente nella giornata del 21 marzo, con la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, incontri di riflessione e approfondimento, ascolto di testimonianze. Hanno partecipato anche presidi territoriali, centri di aggregazione giovanile, associazioni della rete territoriale dell’Agesci e della Croce Rossa.
Il lavoro compiuto da libera tra i giovani è molto significativo: l’educazione, infatti, è il primo strumento di prevenzione. Solo rafforzare i percorsi educativi e di cittadinanza attiva si possono costruire anticorpi civili contro mafie e corruzione, “riducendo la permeabilità dei contesti locali e restituendo a chi è giovane la possibilità di sentirsi parte di una collettività”.



Sono commossa e grata per questo lavoro à livello éducative che si fa nelle scuola.
E grazie anche per il piccolo segno di solidarietà e benvenuto in tante lingue.
Crescendo la nostra coscienza è di stimolo à tanti altri.
Grazie e avanti
Anna Chiara