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Dormitori e allerta meteo, in attesa del Tavolo non si risponde all’emergenza

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senzatetto in strada, avvolto in coperta

Da tempo molte Associazioni catanesi stanno interloquendo, con alterne fortune, con la Giunta comunale di Catania per trovare soluzioni non emergenziali rispetto al tema dei dormitori per i senza tetto, di cui si chiede un ampliamento e più semplici modalità di accesso e fruizione, la cosiddetta bassa soglia.

La Giunta, su proposta dell’Assessora ai Servizi Sociali Serena Spoto, ha approvato una delibera che istituisce il Tavolo Tecnico Interistituzionale Permanente per il contrasto alla grave emarginazione adulta e alla condizione di senza fissa dimora. Tavolo che dovrebbe coordinare e rendere strutturali gli interventi, oltre che “affinare la lettura analitica del fenomeno”. In questa prospettiva, viene riconosciuta anche l’importanza della collaborazione con gli enti del Terzo Settore e del volontariato, e la necessità di superare la logica assistenzialista dell’emergenza stagionale.

In attesa dell’operatività del Tavolo, le situazioni di emergenza, per ultimo l’allerta meteo di questi giorni, continuano, però, a rendere oltremodo difficili le condizioni dei senza fissa dimora.

Per questi motivi, le Associazioni e i Sindacati aderenti al movimento Rete – In Strada, con una lettera aperta, prendendo atto delle mancate risposte rispetto alle ultime emergenze, sollecitano la Giunta a riprendere il confronto e, soprattutto, ad approntare un piano di emergenza da attivare ogni qual volta se ne determini la necessità.

Al Sindaco / All’assessora ai Servizi Sociali/Al Prefetto

Ancora una volta il maltempo che sta interessando la città colpisce in particolare gli uomini e le donne che vivono e dormono per strada, i quali continuano a non avere luoghi sicuri e riparati in cui essere accolti.

Catania, nonostante i servizi che ha avviato, non ha ancora un sistema di accoglienza efficace che possa offrire a chi ne ha bisogno un riparo, a partire dai dormitori a bassa soglia che consentirebbero una più capillare e immediata accoglienza.

Ci sembra particolarmente grave poi che non sia mai stato, e non sia, approntato un piano di emergenza, da attivare ogni qualvolta venga proclamato l’allerta meteo ormai molto frequente.

Non solo i posti disponibili sono insufficienti e diminuiranno ancora per la conclusione di alcuni progetti in corso ma in molti casi il sistema in funzione obbliga chi viene accolto per una notte a ritornare in strada il giorno dopo qualsiasi siano le condizioni metereologiche.

Come Movimento Rete in strada noi crediamo che la situazione sia molto grave e riteniamo che non ci si possa voltare dall’altra parte, ma al contrario pensiamo che sia indispensabile provvedere immediatamente per rendere disponibili rifugi che possano da subito servire a chi, nonostante il vento e la pioggia che sferzano la città, è costretto a vivere e dormire in strada, offrendo loro condizioni di vita che possano definirsi umane.

Chiediamo inoltre che sia immediatamente convocato il tavolo delle Associazioni per riprendere un confronto che consideriamo indispensabile. Non possiamo e non dobbiamo permettere che a Catania, città che aspira a grandi traguardi, ci siano ancora tante persone costrette ai margini e costrette a vivere in condizioni disumane.

1 Comment

  1. Se la trentaseienne rumena Elisabeta avesse avuto un tetto, non sarebbe stata uccisa, il 28 febbraio nell’ex cotonificio di via Colombo, sbranata da un branco di cani randagi che, anzichè stare al canile comunale, come prescrive la legge 281/1991, erano affamati in libertà per strada. Molti senza tetto preferiscono stare in strada piuttosto che in cameroni con decine di altri come loro; c’è, abbandonato da tempo immemorabile, l’edificìo residenziale di via Bernini, acqistato da una delle amministrazioni Bianco, battuto all’asta a un privato che non ha corrisposto le somme e per questo tornato nella titolarità del Comune, di cui era prevista una rifunzionaliźzaziobe a residenza studesca, e che, quindi, potrebbe essere recuperato con monolocali utili a garantire l’intimità di chi li abitasse, così persuadendoli a non tornare a dormire in strada.

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