Quando finirà la guerra in Iran? “Quando me lo sentirò dentro”, afferma Donald Trump, che aggiunge “Le navi tirino fuori le palle e attraversino Hormuz”.
Esaltazione della propria forza e, al contempo, paura per il blocco navale nello stretto, dove, prima dell’aggressione di USA e Israele, transitava il 23% del petrolio e oltre il 20% del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Come si vede, la favola dell’intervento nato dall’esigenza di difendere i diritti umani dei cittadini iraniani non è neanche citata. Peraltro, se fosse stata quest’ultima la ragione fondamentale ci saremmo dovuti aspettare anche massicci bombardamenti contro quasi tutti i Paesi della regione, che troviamo, però, alleati con l’autoproclamato ‘asse del bene’.
Un’aggressione, quella di USA e Israele, che ha messo in evidenza anche l’insostenibile ipocrisia del cosiddetto ‘mondo occidentale’. A partire dal governo Meloni che “non concorda e non condanna” e dal Consiglio Supremo della Difesa che, pur ricordando l’art.11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra), continua a permettere l’utilizzo delle basi USA nel nostro Paese, secondo quanto disciplinato dagli accordi. Inoltre, va ricordata la presenza di circa 2500 militari italiani (con impegni e mansioni diversificate), distribuiti fra Iraq, Kuwait, Libano, Giordania, Qatar, Emirati Arabi, che, per non essere coinvolti nell’aggressione, dovrebbero essere immediatamente rimpatriati.
In sostanza, nessuno sottolinea, né tantomeno contesta, l’evidente applicazione della legge dei due pesi e delle due misure. Alla Russia, colpevole di invasione, sanzioni, all’Ucraina (paese invaso) armi e finanziamenti. Per USA e Israele, che hanno scatenato una guerra, in una regione già attraversata da drammatici conflitti (il più grave, il genocidio del popolo Palestinese) nessuna sanzione. Di più, tranne da parte della Spagna, nessuna condanna.
E mentre i riflettori sono puntati sullo Stretto, prosegue, da parte di Israele, l’annessione della Cisgiordania e il genocidio a Gaza. Secondo Emergency: ”A Gaza sono attesi 500mila morti entro due anni per effetto della distruzione dei sistemi sanitari. Il 98% degli ospedali sono stati colpiti, solamente il 50% funziona anche se parzialmente, sono morti 993 sanitari in questa guerra, 1.654 sono stati feriti, tutti per attacchi diretti effettuati da Israele”.
Di fronte a una guerra divenuta, per l’ampiezza dei territori e il numero di abitanti coinvolti, di fatto una guerra mondiale, i comitati che in questi ultimi anni si sono mobilitati per fermare il genocidio del Popolo Palestinese, e che anche a Catania hanno visto migliaia e migliaia di persone condividere questo obiettivo, chiamano, ancora una volta, i cittadini a manifestare un no assoluto alla guerra, con questo Appello NOWAR.
Un no che significa: divieto di qualsiasi utilizzo delle basi militari presenti nel nostro territorio (Sigonella, MUOS, Porto di Augusta, Birgi…), fermo restando l’obiettivo del loro smantellamento, per fare ritornare la Sicilia un’isola di pace.
Rifiuto del riarmo e della crescita abnorme delle spese militari, con la conseguente sottrazione di fondi allo stato sociale (sanità, scuola, trasporti, diritto alla casa…), mentre gli stipendi erosi da inflazione e carovita riducono progressivamente il potere di acquisto.
Rifiuto della leva obbligatoria, perché i nostri figli non sono ‘carne da macello’.
Difesa della libertà di espressione e di opinione.
Un no che esprime, inequivocabilmente solidarietà al popolo iraniano e a tutti i popoli in lotta per la libertà e l’autodeterminazione.
Sabato 14 marzo ore 17,30 Manifestazione, concentramento in piazza Majorana/Umberto – Catania
Domenica 15 marzo ore 10,30 Manifestazione a Sigonella (partenza da Catania ore 9,30 da piazza Borsellino/Alcalà)

