Per festeggiate i 30 anni dall’approvazione della legge 109 sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, “Libera Associazioni nomi e numeri contro le mafie” – che di questa legge è stata la promotrice – ha lanciato tre giorni di iniziative su tutto il territorio nazionale, “109 piazze per la legge 109”.
Restituire alla collettività un bene frutto di attività illecite ed utilizzarlo per finalità sociali, culturali, produttive, continua ad essere un segno importante di contrasto alla mafia, un modo per rendere migliore il territorio, creando – tra mille difficoltà – occasioni di speranza e di bellezza.
A Catania ad ospitare un momento di riflessione e di confronto tra esperienze di gestione di beni confiscati è stato Librino Up!, il centro aggregativo nato di recente in un immobile confiscato di viale Castagnola, assegnato in comodato d’uso a Talità kum, una ONLUS che opera da anni nella “città satellite”.
Abbandonato per 15 anni e ridotto a ricettacolo di immondizia, questo ambiente non molto vasto è stato riqualificato ed arredato dal Comune e – una volta assegnato – subito utilizzato per attività sul territorio, con bambini e adulti.
A Librino l’associazione Talità Kum è presente da circa venti anni e ha ormai diverse sedi. Quella storica è in viale Moncada 2, accanto al cosiddetto “palazzo di cemento”, dove sono iniziati una presenza ed un percorso di sostegno ai minori e alle loro famiglie. “Con loro – ha ricordato Giuliana Gianino, presidente dell’associazione – siamo cresciuti, abbiamo offerto una continuità educativa che sta dando i suoi frutti, tanto che adesso lavorano per noi, come volontari ma anche come educatori stipendiati, dei giovani che abbiamo seguito fin dai primi anni di età”.
Gianino ha sottolineato come le attività siano state sempre svolte in sinergia con il terzo settore e con le istituzioni, grazie ad un reciproco rapporto di fiducia. E ha ringraziato l’assessora ai beni confiscati, Viviana Lombardo, che era presente all’incontro ed ha accennato a vari casi, più o meno problematici, di beni confiscati a cui sta lavorando con il suo entourage.
“La presenza delle istituzioni – ha proseguito Gianino – ci rassicura, gli ex proprietari sono qui e tutti li conoscono, la nostra esistenza in questo luogo testimonia che lo Stato c’è, non è lontano nè assente”.
Ne è segno anche la presenza, attenta e partecipe, della procuratrice aggiunta Agata Santonocito, che si è detta contenta di essere “in questo quartiere e in questo luogo, attraverso cui passano i valori positivi della società”.
Una esperienza che dà speranza ed è insieme segno e seme di legalità. Altrettanto positive le altre esperienze di uso di beni confiscati che sono state raccontate in questa occasione dai responsabili delle aziende agricole e cooperative sociali Beppe Montana Libera Terra e Orti del Mediterraneo, Alfio Curcio e Salvo Cacciola.
Esperienze che hanno prodotto cambiamenti concreti, offrendo al territorio opportunità di lavoro, di inclusione, di socialità.
Non sono mancati il racconto delle difficoltà e la segnalazione di problemi, il primo dei quali è la lentezza delle procedure. Il bene viene assegnato dopo un lasso di tempo in genere molto lungo e senza che vengono fornite le risorse per l’avvio dell’attività. Risorse che sono, invece, necessarie, anche per riparare il deterioramento subito dal bene nel periodo di mancato utilizzo.
“Quello delle attività economiche e dei beni aziendali è il campo in cui rischiamo di perdere” ha detto Dario Montana di Libera. La confisca e l’assegnazione diventano significative solo se l’attività economica sopravvive e se resiste ai danneggiamenti, ai furti, ai tentativi di sabotaggio e alla concorrenza sleale.
Come ha raccontato Maurizio Faro, presidente della cooperativa Geotrans, che opera nel settore dei trasporti e della logistica, dopo l’assegnazione “i clienti vanno via, le banche chiudono le linee di finanziamento”. Ed è qui che lo Stato, gli enti locali, le cooperative possono svolgere un ruolo, utilizzare i servizi di queste imprese, comprare i loro prodotti, in modo che possano autofinanziarsi e offrire anche occasioni di lavoro, come hanno fatto Geotrans che ha creato 41 posti di lavoro (dai 13 iniziali), ma anche la cooperativa Beppe Montana Libera Terra e la fattoria sociale gli Orti del Mediterraneo, che promuove anche l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Un altro scenario in cui si lavora con beni confiscati è quello marittimo. Di imbarcazioni assegnate in comodato d’uso ed utilizzate per offrire esperienze positive a ragazzi in difficoltà o provenienti da realtà svantaggiate hanno parlato Germana De Luca dell’associazione Well Done e Giuseppe Di Cataldo della Lega Navale di Catania.
“E’ necessario che l’affido sia immediato”, ha detto De Luca. Ha proposto che l’uso venga consentito dal momento del sequestro, senza attendere la confisca. Quanto alle risorse che chiediamo allo Stato, non dimentichiamo che “sono nostre, sono il nostro portafoglio”.
Le imbarcazioni a loro assegnate sono, in genere, quelle utilizzate per la cosiddetta “immigrazione clandestina”. Una delle attività svolte è quella denominata “fare pace con il mare”, il tentativo di far riconciliare con il mare ragazzi che lo odiano perché reduci da traversate spaventose.
La legge del 1996 fu approvata grazie ad una grande mobilitazione avviata da Libera, che raccolse oltre un milione di firme. A distanza di trenta anni l’associazione mette in moto una nuova raccolta di firme per “dare linfa al Bene”.
Considerato che una delle maggiori criticità è rappresentata dalla mancanza di risorse per supportare l’avvio delle attività o per riconvertire i beni immobili in funzione del nuovo utilizzo, Libera propone un intervento diretto dello Stato, al quale viene chiesto di destinare ai beni confiscati il 2% delle somme (sequestrate o confiscate a vario titolo) che confluiscono nel Fondo Unico di Giustizia (FUG).
Si tratta di una percentuale molto bassa, ma l’entità del Fondo è considerevole. Destinare una piccola parte di queste risorse al sostegno, continuativo e stabile, delle esperienze di gestione dei beni confiscati, sarebbe sufficiente per garantire un loro maggiore sviluppo, a vantaggio della collettività.
Si può firmare presso i banchetti di Libera oppure on line a questo link


