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Orti della Susanna a Cibali, se ne occupa anche l’Università di Catania

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tavolo dei relatori al convegno sugli Orti di Cibali alla Purità
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Rispristinare la biodiversità come strumento per la mitigazione del cambiamento climatico è il progetto di ricerca di carattere nazionale (PRIN), coordinato da Marisa Meli, docente di diritto privato, che coinvolge tre università siciliane (Catania, Messina e Palermo) e tre diverse competenze scientifiche (giuristi, botanici, urbanisti).

All’interno di questo progetto sono stati esaminati anche gli ecosistemi urbani, la cui cura è raccomandata dalla Nature Restoration Law. E, tra gli ecosistemi urbani, è stato preso in considerazione il caso degli Orti della Susanna a Cibali.

Melania Nucifora e Marisa Meli

Un caso sul quale Meli – insieme al Centro Studi Interdipartimentale “Territorio, Sviluppo e Ambiente”, diretto da Melania Nucifora, docente di Storia Contemporanea presso il dipartimento di Scienze Umanistiche – ha organizzato un convegno presso Auditorium “Enzo Zappalà” del Dipartimento di Giurisprudenza.

Titolo, Gli Orti della Susanna: quale modello per il ripristino di un ecosistema urbano?

Questo esteso spazio verde situato a Cibali, in un’area densamente edificata della nostra città, è ormai noto ai nostri lettori, perché ne abbiamo più volte raccontato la bellezza, ma anche la vita di piante e animali che lo abitano o vi si nutrono, o le passeggiate organizzate al suo interno anche per permettere a un numero sempre maggiore di cittadini di conoscerne l’esistenza e di apprezzarne il fascino.

Un lavoro compiuto soprattutto dal Comitato Parco Orti della Susanna, costituito da residenti e associazioni impegnate nella salvaguardia dell’area e nella sua difesa dai tentativi di cementificazione, in vista di una sua destinazione a parco urbano.

locandina evento

Come Argo e come Comitato siamo quindi ben lieti che l’eco di questo impegno sia arrivato anche nell’ambiente dell’Università, che potrebbe dare un importante contributo alla “valorizzazione delle potenzialità di quest’area”.

Lo hanno detto espressamente – nei loro interventi – sia Daniele La Rosa, urbanista del DICAR, sia Ferdinando Branca agronomo del Di3A, il quale in quest’area ha raccontato di essere vissuto, oltre che averla poi fatto oggetto di studio. Altri relatori hanno, invece, dichiarato di averla scoperta di recente, anche per aver partecipato a qualche passeggiata organizzata dal Comitato.

L’interessamento dell’Università e il suo eventuale impegno continuativo a fianco del Comitato sono importanti perché la sorte di quest’area non è affatto scontata.

Destinata nel Piano Regolatore a divenire un Centro Direzionale, è attualmente ancora in mani private, anche se in liquidazione per il fallimento sia del Consorzio proprietario sia della banca (Sicilcassa) che lo aveva finanziato. Potrebbero acquistarla altri privati, con il rischio di spezzettarla e di farne oggetto di speculazione edilizia, oppure un Ente pubblico.

La sua valutazione economica è già scesa, dai quaranta iniziali, a meno di cinque milioni e probabilmente scenderà ancora, considerato che la proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza ha fatto perdere interesse speculativo quanto meno alla parte su cui è stato proposto il massimo vincolo di tutela. La richiesta di estendere a tutta l’area il vincolo di livello più alto è stata avanzata proprio dal Comitato nelle sue Osservazioni alla proposta della Soprintendenza.

Orti di Cibali, zona tutelata e non tutelata a confronto. Si nota la sostanziale omogeneità

Tutta l’area, infatti, ha caratteristiche omogenee e quindi meritevoli dello stesso grado di tutela, sia per le peculiarità naturalistiche sia per quelle etno-antropologiche, come le norie e le saje, testimonianze dello storico sistema di irrigazione, o i muretti a secco, riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Se il prezzo di vendita fosse ulteriormente ribassato, il Comune potrebbe prendere in considerazione l’acquisto nonostante lo stato deficitario delle sue finanze. Potrebbe essere incoraggiata all’acquisto anche la Città Metropolitana, che non è in stato di dissesto finanziario, o la stessa Regione, per la quale la cifra sarebbe abbordabilissima.

Le spese per l’allestimento di un parco urbano sarebbero minime perché il parco di fatto c’è già, la vegetazione è ricca ed è sopravvissuta senza cure perché costituita da alberi e arbusti di macchia mediterranea, atte a resistere alle nostre caratteristiche climatiche. L’acqua, comunque, non manca, anzi è un fattore caratteristico di quest’area: l’acqua che affiora in sorgenti effimere riconoscibili dalla presenza di canneti, quella che si trova appena sotto le lave, fermata dalle argille e facilmente recuperabile, quella meteorica che qui – in assenza di cemento – non è mai distruttiva, anche in caso di eventi estremi.

E’ ormai chiaro – ad ogni modo – che il motivo del mancato acquisto degli Orti da parte dell’Amministrazione comunale, nonostante l’attuale prezzo irrisorio, non è solo finanziario. L’Amministrazione probabilmente teme che questo acquisto diventi una grana, tanto più che ha del suo utilizzo una idea ben diversa da quella di farne un parco. Un’idea che, nel corso del convegno, è stata chiarita dall’intervento di Paolo La Greca, ordinario di tecnica e pianificazione urbanistica al DICAr, già assessore all’urbanistica e ancora consulente del Sindaco.

parco di Cibali secondo La Greca

“Se la città non funziona – ha detto – è anche perché le manca un importante asse viario, quello previsto a Cibali dal Piano regolatore ancora vigente”. Una strada, a suo parere, assolutamente necessaria, che servirebbe a decongestionare il viale Mario Rapisardi, e dovrebbe essere corredata da parcheggi e – perché no? – da edifici. Senza escludere un poco di verde, ridotto – temiamo noi – alle dimensioni di un francobollo.

Questa ipotesi non significa soltanto proporre ancora cemento laddove la città ha bisogno di verde, di cui è già fortemente a debito, e di cui avrà crescente necessità a causa del cambiamento climatico in corso. A latere, Pippo Rannisi, ingegnere idraulico e presidente del Comitato Orti della Susanna, ha fornito – nel suo intervento – qualche cifra, ricordando che, anche se si attuasse la sua proposta di Infrastrutturazione verde, Catania raggiungerebbe solo il 50% del suo fabbisogno di verde.

La proposta di La Greca, ripresa anche da Trantino nel recente incontro a CittàInsieme, non è soltanto pericolosa per l’integrità e la salvaguardia degli Orti. Presenta anche alcune falle.

Innanzi tutto la strada, prevista dal Piano Regolare, era pensata per collegare un Centro Direzionale agli altri Centri Direzionali, sulla base di una mappa della città ormai non più attuale. Ma c’è di più. Come ha detto – nel suo intervento – il geologo Uccio Di Paola del Comitato Orti della Susanna, questa ipotetica strada dovrebbe superare un dislivello di ben trenta metri. Per realizzarla bisognerebbe risolvere problemi tecnici che comportano soluzioni dispendiose: la costruzione di un cavalcavia o di un alto terrapieno che necessita di un movimento terra costoso e complicato dalla natura del terreno in cui si alternano lave e argille. Movimento terra che – soprattutto – stravolgerebbe la morfologia attuale dei luoghi.

Pienamente convinto del valore naturalistico ed etno-antropologico di quest’area si è detto, invece, l’architetto Gesualdo Campo, già soprintendente. Non ha solo sottolineato il valore dei suoi reperti antropici, dai muretti a secco, patrimonio dell’umanità dal 2018, a difesa dei quali servirebbe un piano di gestione che non è stato mai approntato, alle norie, provenienti dall’emirato arabo di Sicilia e quindi da una fase importante della nostra storia.

interno della grotta Lucenti- da estratto del convegno sulle cavità artificiali (Palermo 2020)

Ha anche sostenuto che la presenza della cava di estrazione della ghiara, detta grotta Lucenti, che potrebbe essere demanio regionale, fornisce una garanzia di protezione da interventi speculativi. Un punto di vista interessante di cui vanno verificate le implicazioni.

C’è, quindi, ancora tanto da lavorare per preservare e valorizzare nel giusto modo gli Orti della Susanna. C’è tutto un iter da percorrere e tanti nodi da sciogliere: da quello della proprietà che ci si augura divenga pubblica (ma il Comitato ha riflettuto anche su un eventuale acquisto collettivo), a quello dell’utilizzo che deve essere aperto ai cittadini ma organizzato in modo da non alterare in modo significativo l’ecosistema esistente. C’è poi il nodo della gestione, per il quale le associazioni possono svolgere un ruolo di compartecipazione che va individuato insieme agli enti istituzionali.

Non è certo secondario il ruolo che l’Università può svolgere, ma va pensato insieme agi altri enti, ai cittadini, alle associazioni, perché solo da uno sforzo collaborativo di tutti i soggetti in campo può nascere una reale salvaguardia del tesoro rappresentato dagli Orti della Susanna.

veduta d'insieme dell'area (subito dopo lo scerbamento antincendio) con Etna sullo sfondo
L’area subito dopo lo scerbamento anti-incendio (foto di Filippo Timpanaro)

2 Comments

  1. Gradirei essere informato delle prossime iniziative del Comitato del Parco Orti della Susanna. Importante poterli renderli fruibili per la cittadinanza senza snaturarli per altri usi

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