L’intervento di Bisignani su La Sicilia dello scorso 4 gennaio (lato A – lato B) appare come una dichiarazione programmatica, segnala la rinuncia alla pianificazione. La negazione del suo valore. Perchè la città – scrive Bisignani – non è un “organismo governabile con il sapere tecnico”. La città “vera” va per la sua strada rispetto alle previsioni, è viva, è in crescita, trova i suoi equilibri e finisce per esprimere una “bellezza diffusa ancorchè imperfetta”. Perché mai, dunque, dovremmo pianificare? Assecondiamo piuttosto il “caos generativo” che sta dando a Catania una “bellezza involontaria”.
Parole ricercate, forbite, pubblicate sulle pagine di un quotidiano che va in mano anche al cittadino comune, inesperto di urbanistica, ma quotidianamente alle prese con strade sporche e piene di buche, con un traffico caotico e trasporti pubblici pressocchè inesistenti, con una città che non si può dire nemmeno male amministrata, perché sembra non essere amministrata affatto. Una città che si è assuefatta al degrado e ad occupare gli ultimi posti in tutte le classifiche relative alla vivibilità.
Su tutto questo il Direttore dell’Urbanistica tace. E’ stato folgorato sulla via di Damasco quando ha visto i B&B nati a San Cristoforo e agli Angeli Custodi, scelti dai turisti – a suo dire – non perché più economici ma perché in grado di offrire una esperienza di vita vera… Ne ha tratto orgogliose considerazioni sulla capacità imprenditoriale dei catanesi, che hanno saputo inventarsi attività economiche imprevedibili rispondendo ai mutamenti della società.
Anche se dessimo per buono questo elogio della flessibilità e dell’inventiva dei catanesi, davvero non c’è nulla da pianificare, persino nel caso che si accetti la prospettiva di una inevitabile gentrificazione?
Nulla da pianificare sul verde e sulla necessità di estenderlo per attutire le isole di calore che il cambiamento climatico renderà sempre più pesanti?
Nulla sui trasporti pubblici, ormai residuali in una città sempre più invasa dalle auto private che inquinano, rendono ingestibile il traffico e meno vivibili gli spazi cittadini?
Nulla sulle aree (e sulle strutture) da destinare alla popolazione espulsa da un centro storico divenuto vetrina per i turisti ma svuotato di residenti, a maggior ragione se marginali?
Nulla sulla gestione delle acque piovane che i crescenti eventi estremi renderanno sempre più rovinose?
Potremmo continuare ma anche ai non addetti ai lavori appare evidente l’impossibilità di affrontare questioni così complesse senza una pianificazione del territorio.
E invece il Direttore prospetta come unica strada quella di “ridurre i vincoli”, assecondare le tendenze, limitarsi ad essere spettatori.
Il suo discorso viene suffragato dal confronto con noti casi esteri, presi in considerazione senza fare cenno alle differenze legislative e di prassi amministrativa. Ma a noi viene il dubbio che i nuovi orizzonti indicati da Bisignani siano in realtà un modo elegante per giustificare quello che gli uffici hanno sempre fatto: dare l’ok a progetti di spregiudicata privatizzazione di beni pubblici o di aree destinate all’uso pubblico.
Il Direttore segnala come il Piano regolatore più vecchio d’Italia non sia stato sostituito per la complessità dell’operazione. Sorvola sui tentativi abortiti di pianificazione, sull’incapacità di accordarsi (ne ha poi accennato l’avvocato Andrea Scuderi nel suo intervento) su nuove regole anche perchè si poteva seguire la comoda prassi di lasciare mano libera a disinvolte varianti. E tace sul Piano degli anni Novanta, portato a termine con una faticosa corsa contro il tempo e lasciato morire in prossimità dell’approvazione. Rimaneva più appetibile il vecchio costume di aggirare le regole per permettere ai privati di accaparrasi, a vario titolo, gli spazi pubblici.
Intanto la collettività assisteva rassegnata alla perdita dei beni comuni. Basti come esempio il verde ricco e godibile di una piazza Sciascia appena realizzata, definitivamente sacrificato agli interessi di una nota famiglia di imprenditori che voleva farsi il suo borghetto con annesso parcheggio interrato. E potremmo continuare con esempi più recenti, attualissimi, come il furto autorizzato di verde pubblico che si sta consumando in viale Lainò.
Altro che caos generativo, qui si celebra il saccheggio del bene comune.
Alla immagine di città disegnata dal nostro Direttore manca un tassello fondamentale, che il Nostro non prende proprio in considerazione, le esigenze della collettività. Quelle esigenze che proprio lui sarebbe deputato ad individuare per poi cercare le opportune risposte. Non da solo, ma insieme agli stessi cittadini che questi bisogni li vivono in prima persona. Ne parlerà, invece, nel suo recente intervento l’architetto Aurelio Cantone.
A Bisignani questa prospettiva non piace affatto. Sulla pianificazione partecipata si affretta, infatti, a mettere una pietra sopra. La boccia perché ha creato occasioni di conflitto, ha fatto emergere visioni incompatibili, ha fermato le trasformazioni. Come la pianificazione partecipata abbia potuto fare a Catania questi danni, ci sfugge. L’Amministrazione ha attivato, al massimo, delle forme di comunicazione a senso unico, raccogliendo proposte che solo ad essa potevano essere indirizzate e di cui solo essa sarebbe venuta a conoscenza. Nessuna possibilità di discussione aperta e pubblica, neanche uno straccio di tavolo di confronto.
Il confronto pare proprio che non piaccia, che spaventi. Si preferiscono i messaggi indiretti. E ci chiediamo persino se l’intervento di Biagio Bisignani sul paginone de La Sicilia di giorno 4 gennaio, non sia un modo indiretto di prepararci ad una precoce ed ingloriosa fine del nuovo PUG. Tanto scrivere nuove regole sarebbe inutile.
Leggi, in formato testo, gli interventi su La Sicilia di Biagio Bisignani, Andrea Scuderi, Aurelio Cantone


Grazie per il preciso articolo. Spero che rimanga almeno nella memoria per evitare l’immancabile “revisionismo” che nel tempo trasformerà i carnefici in eroi.
Grazie per il preciso articolo. Spero che rimanga almeno nella memoria per evitare l’immancabile “revisionismo” che nel tempo trasformerà i carnefici in eroi.
Non mi stupisce per nulla il coraggio di togliere la maschera dalla propria verità, del nostro Direttore di ben 3 uffici riuniti : Tecnico, Urbanistica, di Piano Regolatore. Ha reso noto che quanto da anni , dall’affogamento – o insabbiamento?- di ben 2 Piani Regolatori (Cervellati -1994- consulente con Palermo responsabile dell’Ufficio del PRG e Monastra Direttore dell’Ufficio Urbanistica; La Greca e Martinico consulenti -2012- Pelleriti Direttrice dell’Ufficio del PRG e Sardella Direttrice dell’Ufficio Tecnico e Urbanistico, se non erro) avviene e’ quanto egli ritenga che non possa che avvenire.
Possiamo solo seguire IL MERCATO e poi decidere di legalizzarne l’operato, magari con dei distinguo. Piu’ consistente e’ il frutto della feconda inventiva e creatività imprenditoriale del catanese (che puo’) piu’ sarà’ avallato il suo operare. E se la comunità’ e i suoi beni collettivi, ma anche le vite di chi la costituisce, ne avranno e ne continueranno ad avere danno, il Direttore Ingegnere Biagio Bisignani, dalle mani totalmente libere, potrà’ riferircene mutuando un lessico para-colto e para- disciplinare dalla saggistica per ammannirci la propria “politica “urbanistica e di gestione del territorio
Devo dire che dopo tanti master, specializzazioni, dottorati, docenze universitarie, esperienze professionali, che il nostro caro Bisignani può vantare, sono rimasto stupefatto da questa doppia paginata de La Sicilia che mi ha ricordato i toni da omelia domenicale tanto cari ad Eugenio Scalfari (che però non trattava di urbanistica) dei migliori anni de La Repubblica.
Ma come è possibile che un allievo, forse l’ultimo, di Giuseppe Dato, possa oggi esprimersi in questo modo? E cosa gli è rimasto degli insegnamenti (e non solo disciplinari ma rivoluzionari) di Giuseppe D’Urso? E cosa ha recepito dalla lezione anti-pianificatoria di Giancarlo De Carlo? Non è che abbia prevalso l’influenza di Paolo La Greca? Che da docente è finito (per me è una retrocessione, mi scuserà, ma è un mio limite) a fare l’assessore e poi il vice sindaco, ossia il politico? Nel senso che a me sembra che Bisignani abbia fatto un discorso politico, e neppure così nuovo.
E non dobbiamo certo insegnare, al nostro Direttore, cosa sia la polis, l’urbs, la civitas. Lo abbiamo detto almeno venticinque anni fa a Paolo La Greca, sulle colonne sempre de La Sicilia, cosa deve intendersi per qualità urbana. Ed è triste constatare che invece di andare avanti siamo tornati indietro per dire, signori, abbiamo scherzato, non siamo in grado di progettare (il termine pianificare era obsoleto già trent’anni fa) la città, affidiamoci allo spontaneismo, magari saremmo sommersi da B&B e street food di bassa qualità, ma sarà bello, è questo che i turisti vogliono vedere. Ma quali turisti? i deportati nelle mostruose navi da “crociera”? E’ questo il nostro destino, è questa la nostra visione?
E certo che no! Ci opponiamo vostro onore! Ed allora se proprio non sappiamo cosa fare e cosa dire – in verità qualche idea l’avremmo ma sarà che la politica non ce la fa dire? – ritorniamo ai classici rivoluzionari, quelli che abbiamo conosciuto di persona, che sono stati i nostri Maestri. Giuseppe D’Urso, Giancarlo De Carlo, che tanto hanno dato a questa città, e non solo professionalmente ma soprattutto moralmente. E’ questo che manca, oggi. La tensione morale, l’idealità, la capacità di visione, il pensare in grande. Siamo in una città metropolitana, non in un piccolo borgo di campagna. Forse a qualcuno è sfuggito.
Il Signor Bisignani, sarà un ottimo dirigente ed ingegnere ma è completamente ignorante in materia politica ed economica. Il liberi tutti, non è neo liberismo ma anarchia e la politica disegna i bisogni della città. Un dipendente pubblico nonostante le difese della giunta che si è apprestata a far sapere che parlava come un privato cittadino, allora che lo facesse al bar, perché quando sei uno stipendiato dalla comunità, non puoi dare opinioni politiche ed organizzative della città sei un esecutore non qualcuno che pensa. Il PUG presentato dalla maggioranza e quello della minoranza non ti piace, sono pienamente d’accordo, ma prima dobbiamo essere eletti come maggioranza e poi indicare le linee guida. Qui c’è un grave conflitto d’interessi che ci racconta un’altra storia, per alcuni aspetti simile a Milano, così facciamo contenti tutti non è una questione di ideologie ma di soldi, chi comanda realmente nella città Sala o il Comitato esecutivo?
Il Direttore Bisignani non ha scritto che la soluzione è il “liberi tutti”. Ha affermato, sulla base di un excurus alla portata di tutti i lettori, visto che scriveva su La Sicilia e non su una rivista specialistica, che la soluzione non è più data dalla “pianificazione”, ossia che la città è per certi versi imprevedibile e va assecondata. Però non giunge ad una soluzione, non riesce a fornire la via d’uscita, non indica il nuovo paradigma per “governare” la città dal punto di vista urbanistico. Ecco che si apre la strada ad un “relativismo” che è molto pericoloso tanto quanto il determinismo pianificatorio, perché abroga la “polis” lasciando l’urbs in balia della civitas, il che non può che avere conseguenze catastrofiche per la convivenza civile, che è poi la più basilare ragione per cui si fondano le città.