/

Orti della Susanna, il parco c’è già. Apriamolo ai cittadini

4 mins read
sosta dei partecipanti alla passeggiata

In una grigia e ventosa mattina di febbraio, cosa può avere mosso un centinaio di persone di ogni età ad indossare, in città, le scarpe da trekking e percorrere i sentieri di un’area verde, ancora umidi per la pioggia recente? Forse la curiosità di conoscere l’ampio spazio incontaminato che sopravvive nel quartiere di Cibali, tra stradine, case e alti palazzi che lo circondano e, paradossalmente, quasi lo proteggono?

Molti dei partecipanti lo hanno, in effetti, scoperto in questa occasione, ma altri ci sono tornati volentieri, e non solo perché sapevano che gli Orti della Susanna sono un’area bella e ricca di verde, che cambia aspetto in ogni stagione. Sono tornati per essere presenti a quella che è stata anche un’importante azione di cittadinanza.

Quest’area di ben 17 ettari è, infatti, un bene prezioso e i cittadini desiderano che divenga un parco urbano. Sarebbe preziosa ovunque ma lo è in particolare in una città come Catania, in cui il verde è considerato quasi uno scomodo intralcio da ricoprire al più presto di cemento. Anche sugli Orti della Susanna incombe questa inquietante possibilità e proprio per contrastarla molti cittadini ed associazioni si sono organizzati in Comitato e hanno iniziato un percorso perché questo spazio verde diventi un grande parco urbano. E Catania possa avere il suo Central Park.

Gli Orti della Susanna sono stati davvero degli orti, fino a metà del secolo scorso. Il loro utilizzo agricolo è testimoniato dalle storiche strutture che oggi ne costituiscono uno dei pregi: le grandi gebbie di raccolta dell’acqua, che vi confluiva dopo essere stata sollevata da una noria ancora visibile nella sua torretta, per essere poi portata ai campi attraverso efficaci canalizzazioni, le saje.. Ed infine i muretti a secco, oggi riconosciuti dall’Unesco patrimonio dell’umanità, che rendevano coltivabili le zone non pianeggianti.

Con un termine difficile le chiamiamo testimonianze etno-antropologiche, ma non è altro che l’insieme delle strutture che documentano l’azione di chi ha utilizzato questo spazio senza distruggerne la vitalità o comprometterne il futuro.

Non era scontato che fosse un futuro ‘verde’, considerato che, nel piano regolatore cittadino, che risale agli anni Sessanta, quest’area era destinata ad ospitare un centro direzionale, quindi costruzioni e strade. Cemento. Il progetto non andò in porto ed oggi è del tutto anacronistico, ma ha segnato la storia di questo posto, accaparrato – a scopo speculativo – da imprenditori rampanti, che si unirono in un Consorzio, oggi in liquidazione fallimentare insieme alle banche da cui si erano fatte prestare i soldi.

Ecco perché oggi l’area è in vendita, con commissari liquidatori che operano sotto la vigilanza della Banca d’Italia, ad una cifra ormai irrisoria, meno di cinque milioni di euro, un decimo del prezzo iniziale. Pochi spiccioli per un ente locale che volesse destinarla a parco, cosa che né la Regione, né il Comune, né la Città Metropolitana paiono disponibili a fare.

Eppure la città ne avrebbe estremo bisogno, e quest’area merita. Per la presenza di specie vegetali di pregio, ormai quasi inesistenti all’interno dei confini cittadini, e di specie faunistiche che vanno dai rettili e piccoli mammiferi fino agli uccelli predatori che li cacciano dimostrando lo stato di salute dell’area. Merita anche per il ruolo di collettore delle acque piovane che già svolge e che potrebbe essere migliorato con alcuni interventi, e per la presenza della grotta Lucenti, cavità antropica da cui si estraeva la ghiara.

Di recente queste qualità e la presenza diffusa delle lave hanno fatto sì che la Soprintendenza inserisse parte di quest’area tra le zone su cui proporre il vincolo massimo di tutela. Una proposta certamente importante, che può avere una ricaduta positiva sul futuro degli Orti, ma – inspiegabilmente – incompleta, considerato che tutta l’area ha caratteristiche omogenee.

Ecco perché il Comitato, presentando delle organiche e documentate Osservazioni, ha chiesto che il vincolo venga esteso a tutta l’area. Se la proposta verrà accolta, la destinazione a parco diventerà più praticabile. La tappa successiva, per il Comitato, sarà la presentazione di un progetto per l’uso e la gestione degli Orti. Un impegno al quale il Comitato non si sottrarrà, anche perché – come ha ribadito sabato il suo presidente, Pippo Rannisi – il Comune non può nascondersi dietro la giustificazione dello stato pessimo delle sue finanze.

Il parco non ha bisogno di grandi investimenti. Il parco c’è già. Ci sono i sentieri, c’è un tipo di vegetazione che non ha bisogno di grandi manutenzioni o di continua irrigazione. Basta veramente poco per metterlo a disposizione dei cittadini, mantenendo il rispetto per le caratteristiche del luogo ed evitando interventi pesanti che ne alterino l’equilibrio.

Quanto alla gestione, non mancano altrove esempi, sperimentati da tempo e già consolidati, di gestione basate sulla collaborazione tra enti pubblici e associazioni interessate e disponibili.

Nel frattempo, come è avvenuto con la camminata di sabato, la cittadinanza avrà modo di dimostrare il suo interesse a fruire questo spazio verde, avrà modo di apprezzarne le qualità e di scoprire tutta la bellezza che può offrire. E questo può avvenire se gli Orti saranno “usati”, se al loro interno si faranno delle esperienze gradevoli e significative.

Sabato, per iniziativa di Diego Fiorentino del WWF Sicilia Orientale, si è fatta – ad esempio – una breve esperienza di intreccio usando materiale locale per costruire un cestino in stile siciliano. Il recupero di un’attività tradizionale ha avuto lo scopo di rievocare una professione un tempo diffusa, consentendo di organizzare un piccolo laboratorio appassionante per i presenti. E una promessa di future attività da realizzare negli Orti.

Leggi anche Una poiana in città, Il saltimpalo negli Orti della Susanna, Il passero solitario e gli Orti della Susanna. E la proposta di Fridays For Future perchè si inserisca il parco di Cibali nel nuovo PUG, Vogliamo il parco urbano a Cibali

(rigraziamo per le foto Filippo Timpanaro del Comitato Parco Orti della Susanna)

1 Comment

  1. Nel territorio degli orti c’è tanta storia che inizia prima della colata del 1969 , sono visibili per gli occhi attenti come cambia il sistema di irrigazione e non solo .

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Ambiente