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Violenza, minacce e falsità ideologica. Condannata Rosalba Panvini

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statua della gisutizia con bilancia e spada

E’ stata Soprintendente dei Beni Culturali e ambientali a Catania, dove ha concluso la sua carriera, dopo essere stata Soprintendente a Caltanissetta, Ragusa, Siracusa. Una donna che ha raccolto consensi e deferenza, ma anche opposizioni e resistenze. E adesso una condanna penale. Riconosciuta colpevole, in primo grado, di violenza, minacce e falsità ideologica, è stata condannata a 4 mesi di reclusione, al pagamento di mille euro di provvisionale a favore della parte civile ed al risarcimento delle spese legali. Era accusata anche di abuso d’ufficio ma, trattandosi di un reato che è stato abolito, è stata assolta “per estinzione del reato”.

Parliamo di Rosalba Panvini, apprezzata per la sua competenza, ma fortemente discussa per i suoi comportamenti.

I fatti per i quali è stata condannata risalgono al periodo in cui Panvini era Soprintendente di Siracusa. A denunciarla è stata una delle archeologhe dell’ufficio, per un episodio avvenuto nel 2017. Il giudice ha riconosciuto non solo l’uso, durante un sopralluogo, di toni aggressivi nei confronti della dottoressa Gabriella Ancona, ma anche le pressioni, accompagnate da minaccia di azione disciplinare, affinché cambiasse il contenuto del verbale di sopralluogo e il parere del relativo procedimento amministrativo. La funzionaria avrebbe dovuto omettere l’esistenza del rischio archeologico, probabilmente per compiacere qualcuno.

Nonostante la pena inflitta alla ex Soprintendente non sia particolarmente pesante, la gravità del fatto è evidente. Al Soprintendente, infatti, compete un ruolo di tutela del bene pubblico e di difesa del territorio che richiede un grande senso dello Stato e una solida struttura morale, qualità che Panvini non pare abbia dimostrato, sebbene possegga una riconosciuta professionalità.

Il Soprintendente viene nominato, dall’Assessore regionale per i beni culturali e ambientali, “per chiara fama e comprovata esperienza” e deve garantire la tutela dell’interesse collettivo, dimostrando di svolgere i compiti assegnati con assoluta autonomia. E’ un peccato, stando alla sentenza, che le cose non siano andate così. Panvini è un’archeologa e ha diretto Soprintendenze preposte alla tutela di beni di grande valore archeologico, in un periodo in cui spesso a dirigere queste Soprintendenze, ma anche musei e parchi archeologici, sono stati nominati architetti, geologi e persino agronomi.

La sua vicenda dimostra che la preparazione e la competenza sono condizioni necessarie ma non sufficienti. Sono imprescindibili, infatti, il senso dello Stato e la schiena dritta, le qualità che hanno dimostrato di possedere la funzionaria Gabriella Ancona, e tutte le colleghe che l’hanno sostenuta e incoraggiata, quando ha scelto di denunciare.

Denunce di questo genere non hanno, infatti, soltanto un risvolto personale, di difesa della propria dignità. Sono dei gesti di rottura rispetto all’atteggiamento (prevalente) di chi, per quieto vivere, sceglie il silenzio e si adegua a quanto viene “suggerito”. Questo avviene non solo nelle Soprintendenze ma anche in altri uffici della pubblica amministrazione, con la conseguenza che il bene comune viene lasciato alla mercè di interessi privati che possono stravolgerne la storia e l’identità.

I fatti per i quali Panvini è stata condannata non sembrano essere un unicum nella sua carriera.

Come leggiamo su La Civetta press dell’aprile 2021, “secondo la Procura avrebbe avocato a sé «tutte le competenze relative al rilascio e al diniego di provvedimenti» e assunto atteggiamenti prevaricatori nei confronti di alcuni funzionari, in particolare del dirigente dell’unità operativa dei beni archeologici, che sarebbe stato di fatto demansionato”.

E’ importante, ed è motivo di speranza, che ci siano state persone che hanno avuto il coraggio e la costanza di opporsi e di denunciare questi comportamenti, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità. Un esempio per tutti noi, che dobbiamo impegnarci a fare la nostra parte. Nel nostro lavoro, ma anche come cittadini che possono e devono difendere il bene comune.

1 Comment

  1. È da tempo che denuncio e segnalo pubblicamente comportamenti non istituzionali da parte di Sovrintendenti di Catania chiedendo anche pubblicamente che i Sovrintendenti in Sicilia possano essere nominati non dai politici della Regione e non dai Sindaci del capoluogo di Provincia ovvero in modo clientelare e opportunistico ma come tutti gli altri incarichi di capo di un Ente pubblico con concorsi pubblici e trasparenti e con commissioni non politicizzati da qualunque parte politica .

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