//

Una rete di verde che può trasformare la città, la proposta ignorata della Lipu

4 mins read
lave presso corso indipendenza

Non solo arredo urbano ma una “rete ecologica” in grado di rendere la città più vivibile, abbassando la temperatura delle aree fortemente cementificate e permettendo alla terra di assorbire l’acqua piovana. Da questa concezione dal verde nasce la proposta avanzata dalla sezione catanese della LIPU in vista della redazione del nuovo Piano Regolatore Urbano, il PUG.

L’analisi da cui prende le mosse conferma quello che ben sappiamo: la nostra città ha un enorme deficit di verde. Il documento fornisce dati e immagini che illustrano la situazione e motivano le successive proposte.

Si parte dalle aree verdi più estese, Boschetto della Plaia (28 ettari), giardino Bellini (7 ettari), parco Gioeni (8 ettari), alla quali con i Piani Urbani Integrati sono stati aggiunti: una piccola parte, a Monte Po, del proposto Parco Territoriale di Monte Po – Vallone Acquicella (di cui Argo ha raccontato varie fasi) le e un parco di 18 ha a Librino, in parziale sostituzione di aree verdi esistenti, oltre a piccoli interventi altrove.

Resta irrisolta la destinazione dell’importante area di Cibali denominata Orti della Susanna (pag 9), in difesa della quale è nato da qualche mese un Comitato Cittadino (di cui fa parte anche la LIPU) che sta portando avanti una battaglia per farne un parco.

Leggi nazionali ed europee da tempo hanno fissato criteri e linee guida per promuovere il verde in città, dalla legge n 10 del 2013 fino alla Nature Restoration Law del 2024 che prevede l’incremento del Verde nelle città per contrastare il cambiamento climatico ed incrementare la biodiversità.

Il nuovo Piano Urbanistico Generale deve tenerne conto, – scrive la LIPU – fermare le nuove costruzioni (anche perché la città perde abitanti) e destinare a verde gli spazi ancora liberi.

Non si tratta solo di un generico invito. Il documento è molto articolato e suggerisce una serie di interventi coordinati in grado di ottenere un abbassamento della temperatura estiva diurna delle aree più calde di almeno 2°C.

Il territorio della città viene attentamente scandagliato per individuare gli spazi ancora liberi, talora piccoli lacerti incuneati tra strade ed edifici. Vengono localizzate sia aree pubbliche, alcune delle quali già destinate a parco ma lasciate in stato di abbandono, sia aree private, vincolate o meno, ma comunque sempre in grado – se preservate – di offrire benefici alla collettività contribuendo “alla gestione termica e all’abbassamento della temperatura estiva in uno con il verde pubblico” (pag.25).

Nella ricognizione, firmata dal delegato locale Giuseppe Rannisi, ingegnere idraulico, rientrano le lave di Nesima, sia quelle adiacenti alla chiesa di San Pio X, che si potrebbero connettere alle altre poco distanti dal Garibaldi Nuovo, sia quelle al di là della Circonvallazione, vicine a Lineri. Su alcune di esse la Soprintendenza ha avanzato una proposta di vincolo. Si tratta, comunque, di aree di ampiezza consistente (circa 20 ettari le prime e 10 ettari le seconde) che, salvaguardate e sistemate a verde, potrebbero costituire “un’importante attrattiva culturale e paesaggistica” ed essere organizzate in un parco lavico, a sua volta inserito – secondo un più ambizioso progetto – in un percorso turistico-culturale che arrivi al centro della città, valorizzando quello che resta della colata del 1669. (pagg 9-10)

Nel documento troviamo indicati anche parchi pubblici già esistenti ma in stato di abbandono, salvo il periodico l’interessamento di alcuni gruppi di cittadini, come nel caso del Parco degli Ulivi a San Nullo.

Ma troviamo anche aree private, come quella del Rotolo, in cui sono presenti esemplari di macchia mediterranea di interesse anche storico o quella di Canalicchio (Belvedere) di cui dovrebbe ancora esistere un progetto di trasformazione in parco. Ci sono anche aree, in parte pubbliche e in parte private, come la Timpa di Leucatia, che riveste una grande importanza sia naturalistica (essenze vegetali e presenze faunistiche rare) sia storico-archeologica (tomba romani, acquedotto benedettino) ed in parte sottoposta a vincolo, contrastato da interessi privati.

All’interno del perimetro cittadino vengono individuare altre aree ancora libere di una certa consistenza, ad est e ad ovest della città, nella quali esiste una vegetazione naturale “che può essere utilizzata come situazione di partenza prevedendo semplicemente una integrazione del verde esistente”, senza particolari interventi e quindi senza necessariamente disporre di grandi risorse economiche. Risorse che comunque vanno cercate tra i finanziamenti dedicati e poi utilizzate in modo accorto e consapevole.

Esistono, infine, piccole aree a verde, sparse qua e là. Alcune di queste vengono indicate come aree boscate nel Piano Paesaggistico, altre si trovano anche in mezzo a zone densamente edificate (pressi dell’Ospedale Cannizzaro, di via Vincenzo Giuffrida, dell’Antico Corso,..). La proposta della LIPU è quella di provare a collegarle tra loro in modo che possano dare “un contributo importante al miglioramento della biodiversità cittadina e alla valorizzazione dei processi ecologici legati alla piena funzionalità degli ecosistemi”.

Nella seconda parte del documento viene affrontato il problema delle acque di pioggia, di cui il nuovo Piano Regolatore dovrà necessariamente occuparsi. Un problema serio e ricorrente che riguarda molte parti della città e che sarà aggravato dagli eventi eccezionali resi più frequenti dal cambiamento climatico.

“La Lipu propone pertanto che venga effettuato uno studio idrologico-idraulico per individuare cartograficamente delle aree dove, qualora necessario, possano essere realizzati ulteriori bacini di laminazione” per gestire le portate di piena nelle zone più fragili. Anche un’applicazione rigorosa del Regolamento Edilizio, che prevede parcheggi alberati e permeabilità dei suoli, viene considerata utile allo scopo.

Le indicazioni e le proposte avanzate nel documento, che riguardano anche il litorale della Plaia e l’Oasi del Simeto, sono concretamente attuabili e costituiscono uno strumento di cui l’Amministrazione dovrebbe fare tesoro. Fino ad ora non ci sembra che si stia muovendo in questa direzione, nonostante già una prima stesura di questo documento sia stata presentata, dal Coordinamento Iniziative e Monitoraggio PNRR Catania (di cui la LIPU fa parte), alla Direzione Ambiente del Comune.

Leggi il testo della proposta LIPU per il PUG, Infrastrutturazione verde della città, il sistema delle acque meteoriche nella zona Sud, la Plaia.

parco degli Ulivi

3 Comments

  1. La prevenzione, se fatta, ha un costo di un decimo rispetto alla gestione dell’emergenza. La “rete di verde che può trasformare la città”, è prevenzione. Al di là di ogni commento che si possa fare sugli aspetti ecologici, ambientali, etici. Catania con le sue bellezze naturali, oltre che architettoniche ed artistiche, avrebbe bisogno di uno slancio in più, di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” per salvaguardare, monitorare, accrescere le aree verdi che la proposta della Lipu indica. Dice un proverbio africano Yoruba: “chi incontra la bellezza e non la guarda, diventerà povero”. Le aree indicate offrono bellezza oltre che opportunità. Mi pare che il buon senso dovrebbe ulteriormente supportare e avvalorare queste iniziative, anche alla luce dei disastri che in questi giorni si sono verificati proprio in quella fascia di litorale jonica e non solo. Ma Niscemi docet? Se non altro il disastro, là accaduto, possa almeno insegnarci qualcosa.

  2. Accantonare una proposta di interventi poco costosi che possono migliorare la città non ha molto senso, a meno che non ci siano interessi privati di chi vuole speculare su alcune delle aree individuate e l’Amministrazione non sia capace o intenzionata a contrastare questi interessi. Mi auguro che non sia così

  3. Penso che si dovrebbero evitare interventi nelle aree a verde che prevedano inutili e dannise cementificazioni, lasciare che la natura possa essere assecondata senza aree cosiddette attrezzate, sempre mal progettate e gestite, mal preservate dal vandalismo purtroppo imperante. bastano sedute e fonti a cui attingere acqua e provvedere la piantumazione di piante autoctone.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Ambiente