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Le associazioni rispondono all’Autorità Portuale, il cambiamento climatico non si ferma con il cemento

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scogliera d'armisi

Abbiamo segnalato la scarsa attenzione, per usare un eufemismo, del governo nazionale rispetto alle devastazioni subite in una parte significativa delle regioni meridionali, e in particolare in Sicilia e nella costa catanese. Come è stato costretto ad ammettere lo stesso ministro Musumeci, “oggi negare i cambiamenti climatici è un crimine”.

Se è così, e lo è, occorre ripensare il rapporto con il territorio, avendo la massima attenzione per evitare tutte le fragilità che sono figlie della speculazione. Oggi l’ultima versione del Piano Regolatore del Porto di Catania prevede un “mare di cemento”. E non sorprende che l’Autorità Portuale, invece di comprendere l’esigenza di un nuovo approccio, ribadisca l’utilità di procedere alle nuove edificazioni, e affermi – per bocca del suo presidente – che la nuova darsena per megayacht alla scogliera d’Armisi servirà a “proteggere l’area”.

A fronte di un approccio così miope, e pericoloso, ecco la risposta di: Comitato per la difesa e la salvaguardia della Scogliera d’Armisi di Catania – Volerelaluna Catania – LIPU Catania – Comitato per il parco di Monte Po’ – Vallone Acquicella – WWF Sicilia Nord Orientale

Comunicato Stampa

Viviamo un tempo in cui sembra possibile dire e disdire, fare e disfare tutto (o quasi tutto).

Il recente uragano mediterraneo che ha colpito le coste della Sicilia orientale ha messo a nudo le fragilità del nostro territorio; quelle inevitabili, data la natura di fenomeni che sono frutto di mutamenti climatici non reversibili; ma anche le fragilità evitabili, dovute a un abuso del suolo senza criterio, all’insegna della speculazione e del guadagno facile: una filosofia che fatica a morire.

In relazione all’evento che ha colpito il porto di Catania, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale, in un’intervista a La Sicilia del 23 gennaio, ha dichiarato: “La darsena vicino la Scogliera d’Armisi avrebbe evitato la distruzione dei binari”. Altre esternazioni, su questa lunghezza d’onda (viene purtroppo da dire) sono seguite su social e altri mezzi a stampa.
Ci pare di essere in presenza di una excusatio non petita, ovvero di quel modo di reagire attaccando quando si sa di avere argomenti indifendibili. E si potrebbe anche non rispondere, lasciando parlare i fatti, già abbastanza dolorosi.

Ma giusto per evitare la confusione che potrebbe derivare da queste affermazioni, ci è d’obbligo ricordare quanto segue:

  1. Secondo Di Sarcina il grande piazzale della darsena turistica che cementificherebbe, in modo inutile e dannoso, la Scogliera d’Armisi avrebbe difeso i binari dismessi che sono stati danneggiati dalla furia del mare. Ma il Presidente dell’AdSP omette di dire che per ottenere questo risultato “salvifico”, al posto del sottile nuovo molo previsto più ad est (che così come previsto dal Piano Regolatore del Porto sarebbe stato completamente sconquassato dalle onde) sarebbe necessario un molo ben più lungo, più largo e alto almeno quanto la diga foranea, comprese le protezioni del nuovo molo (quelle che non emergono, ma che distruggono comunque scogliera e fondale). Ovviamente questi ampliamenti andrebbero realizzati verso est almeno fino alla prima grotta (non certo verso ovest perché ridurrebbero lo specchio d’acqua del nuovo bacino). Altro che difesa della Scogliera d’Armisi…
  2. Gli alti volumi previsti nell’area della Scogliera, che si alzano fino a possibili 24 metri (l’equivalente di otto piani), sarebbero stati del tutto squassati da un evento come quello che si è verificato; pare evidente, a tutti (anzi, quasi tutti).
  3. Richiamare l’eccezionalità dell’evento o le cosiddette “serie storiche” è fuori luogo. Come ha detto lo stesso Musumeci, ministro della protezione civile e delle politiche del mare, “oggi negare i mutamenti climatici è un crimine”. Non arriviamo a tanto, ma suggeriamo di documentarsi meglio e tener conto che ormai gli eventi disastrosi di questo tipo non vanno previsti sui dati storici perché le condizioni climatiche, di antropizzazione e uso del suolo sono diverse; ragion per cui i dati statistici basati sul passato sono inutili. Oggi diventa urgente attrezzarsi, sia nel fare che nel programmare, tenendo conto che eventi del genere diventano sempre più frequenti.

In conclusione: se ci fosse stata la darsena turistica prevista dal Piano Regolatore di Di Sarcina, tanto agognata da qualcuno ma non dai catanesi, avremmo oggi pizzerie, alberghi e strutture ricettive distrutte, mentre i futuristici megayacht sarebbero “pustiati” in piazza della stazione (magari con gli agenti di SoStare che gli prendono le multe, chissà, a quel punto…).

La difesa intelligente della natura è il vero investimento. Aiuta le attività produttive, i turisti e la cittadinanza a vivere in una città sicura e piena di futuro.

Il resto, sono storie già viste (e che stiamo già pagando tutte e tutti).

Catania, 25 gennaio 2026

1 Comment

  1. Condivido, in pieno, quanto decritto, ma tengo a sottolineare che la cosiddetta nuova darsena per megayacht, al Porto di Catania, ha eliminato la fermata portuale della Metropolotana di Catania, utile alla mobilità cittadina. E pensare che lo stesso Musumeci, allora Presidente della Provincia di Catania, oggi, Ministro, propose il prolungamento del tracciato metropolitano, all’interno dell’area portuale e fino ad abbracciare la spiaggia della Playa. Un provvedimento virtuoso e fruttuoso,se realizzato. Una circolazione stradale meno invasiva.

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