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Ciclone Harry al Sud, silenzio stampa nazionale

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binari sospesi nel vuoto dopo mareggiata che ha distrutto la costa

Infrastrutture distrutte, strade cancellate, porticcioli danneggiati, attività economiche spazzate via. La devastazione delle coste di Calabria, Sicilia e Sardegna prodotta dal ciclone Harry è stata gravissima ma i media nazionali, giornali e Tv, hanno pressocchè ignorato la notizia. Niente foto e titoli di prima pagina, nessun messaggio di solidarietà da parte dei leader politici, nonostante i luoghi devastati e la forza di immagini come quella di un binario appeso sul nulla nella tratta ferroviaria tra Catania e Messina. Foto e informazioni sono circolati soltanto sui social e sui media locali.

Come mai? Una rimozione, nella coscienza pubblica, di quello che accade a sud di Napoli?

E’ la domanda di un ascoltatore che ha dato il via alla puntata del programma di Radio 3 “Tutta la città ne parla”, andata in onda venerdì 23 gennaio. Un programma costruito giornalmente, con la partecipazione di esperti, a partire da domande poste da ascoltatori di Prima Pagina, la lettura mattutina dei giornali su Radio 3.

Per discutere dello strano silenzio che ha avvolto un evento grave e distruttivo che richiederà anche grosse somme per la riparazione dei danni, soprattutto infrastrutturali, è stata invitata la scrittrice e giornalista Anna Mallamo, calabrese che vive a Messina e si definisce quindi “strettina”, abitante dello Stretto.

Mallamo si dichiara indignata, anche perché si è trattato di un evento non improvviso, di una catastrofe durata più giorni e che ha colpito luoghi bellissimi e “per noi identitari”, oltre che attività balneari e recettive fondamentali per l’economia del sud. “Nessuna parola da parte della premier, nessun consiglio dei ministri straordinario, solo un piccolo tweet di Salvini, che ci aveva inondati di dichiarazioni sul Ponte di Messina, presentato come necessario per lo sviluppo del Sud. Cosa collegherebbe oggi questo ponte? due devastazioni?”.

Sono mancati solo i morti, ma questo è accaduto perché la macchina preventiva, il sistema di allerta ha funzionato (anche con evacuazioni di residenti nelle aree più esposte, aggiungiamo noi).

L’unica voce istituzionale che abbiamo ascoltato è quella dei metereologi, ha ribadito Mallamo. Eppure – come emerge anche da altri interventi ascoltati nel corso della trasmissione – la politica ha non poche responsabilità in questo disastro. I permessi accordati dagli amministratori locali, e talvolta dallo stesso demanio, per costruire a meno di 300 metri dal mare, i mancati controlli sugli edifici abusivi, la manutenzione assente, l’abbandono della cura territorio, notoriamente segnato da gravi fragilità e da un dissesto già noto, l’uso sconsiderato dei fondi del PNNR che non sono stati adoperati per risolvere le criticità più gravi, che tali sono rimaste.

Ed anche il silenzio sul cambiamento climatico su cui ormai è indispensabile che i governanti riflettano ed agiscano, a livello mondiale.

Della connessione di questo evento ai cambiamenti climatici, ha parlato Luigi Pasotti, dirigente responsabile del SIAS, Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano. L’anomalia del silenzio delle autorità e dei media sta proprio nel fatto che questo evento è un segnale che riguarda, e che deve preoccupare, non solo le regioni colpite ma tutta la comunità nazionale, e il mondo intero – ha esordito Pasotti.

“Si è trattato di una circolazione ciclonica piuttosto anomala che si è sviluppata in due fasi distinte ed è stata contraddistinta da fortissima intensità di vento, durato per oltre due giorni, che ha favorito la formazione di onde che hanno raggiunto un’altezza mai riscontrata in precedenza”, ha proseguito ricordando che i danni maggiori sono stati fatti dalle mareggiate. E ha evidenziato come sia stata la temperatura dell’acqua, superiore di uno-due gradi a quella solita, a determinare il sollevamento abnorme delle onde e il movimento di masse d’aria e le piogge alluvionali che hanno avuto effetti devastanti.

I metereologi si sono accorti subito che si trattava di qualcosa di diverso dalle frequenti allerte rosse. “Se ci fosse stato un colore diverso, avremmo avuto un’allerta viola”, ha soggiunto Pasotti.

Ha poi confermato che le prestazioni dei modelli previsionali sono state eccezionali, le previsioni sono state dettagliate e tempestive e su questa base è stata attivata – con diversi giorni di anticipo – la macchina organizzativa della protezione civile, con la collaborazione dei comuni e delle associazioni di volontariato.

“Adesso, però, bisogna passare dall’approccio emergenziale ad una attività capace di rendere il nostro territorio meno vulnerabile, in vista di altri eventi futuri che potranno verificarsi, con maggiore violenza ed in modo più sempre più frequente. Ecco perché è necessario riprogettare le nostre coste per ridurne la vulnerabilità. e ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di combustibili fossili. La situazione va presa terribilmente sul serio, perché le conseguenze, come abbiamo visto, sono molto pesanti”, ha concluso.

Ed ha citato la massima che circola tra i metereologi, “gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile”.

Durante la trasmissione si è poi dato spazio ad altre voci, soffermandosi anche su quanto accaduto in Sardegna. Ma è comunque stato ribadito che gli effetti del cambiamento climatico debbano divenire la vera emergenza nazionale, soprattutto in presenza di un territorio fragile come il nostro. E per questo serve una strategia che non è, purtroppo, nella agenda di nessuno.

La trasmissione si può riascoltare su RaiPlay Sound

2 Comments

  1. Da vaccarizzo a Messina che cosa hanno permesso di edificare.
    Sì è realizzata una devastazione edilizia continua e monotona e di spiccata bruttezza, per quel turismo di bocca buona che riempie tasche ma ascia l’amaro in bocca a tanti.
    Certo il fenomeno è stato di intensità sconosciuta, probabilmente avrebbe causato ugualmente grossi danni, ma la devastazione già c’era ed era in atto da tanto.
    Gli aiuti arriveranno, come sempre avviene in questi casi, e come è giusto che sia per quel principio di solidarietà che una società moderna deve avere sempre verso i suoi cittadini in difficoltà, ma l’auspicio è che nel ricostruire non si pensi solo ad accontentare le parrocchie.

  2. Scrivo il mio modesto pensiero a proposito dei disastri di Niscemi e della costa jonica, entrambi accomunati dalla mancanza di prevenzione. Prevenzione significa adoperarsi subito per evitare il peggio: un concetto ignorato quasi ovunque ormai da decenni.
    A proposito del ciclone che ha devastato la costa jonica, vorrei soffermarmi su Giardini Naxos, che ho frequentato dai primissimi anni 50 fino a ieri.
    A Giardini non solo non è stata fatta prevenzione ma, con la costruzione del “porto” intorno al 1956/7, si è FAVORITA la devastazione a cui abbiamo assistito. Durante i lavori, più volte avevo sentito un anziano pescatore predire quanto negli anni si è puntualmente verificato. In quegli anni Giardini vantava la più bella spiaggia di tutta la costa jonica: profonda non meno di 50 metri e lunga oltre un chilometro. Perfino una grande duna poco oltre la Chiesa di S.Pancrazio lato Catania.
    Il molo – che voglio definire il cancro di Giardini – ha deviato le correnti che nel tempo hanno eroso la spiaggia fino a cancellarla DEL TUTTO nella zona di S.Giovanni, con tre crolli del lungomare in anni diversi. Invece di smantellare l’evidente causa della progressiva devastazione ( mi riferisco al molo non solo fuori posto e tra l’altro appena iniziato ma anche costruito su zona archeologica ), si è posto rimedio con inutili “barriere soffolte” che hanno impedito la circolazione dell’acqua rendendola melmosa e “pennelli” non solo inutili ma anche sgradevoli alla vista, anche da Taormina. Forse le barriere non avrebbero dovuto essere “soffolte” ma ben emergenti e realizzate a tratti in modo da permettere la circolazione dell’acqua e l’accesso dei natanti alla spiaggia. Non solo: questa tecnica avrebbe permesso il formarsi di “mezzelune” di spiaggia incrementando per conseguenza lo sviluppo dell’intera spiaggia. Così ho visto in Israele, Sud Africa e Messico. Sicuramente a Giardini si ricostruira’ rapidamente ma le normali mareggiate invernali continueranno a erodere la spiaggia; il contribuente pagherà il suo necessario “ripascimento” negli anni a venire anno dopo anno…
    Non sarebbe il caso di interpellare un pescatore anziano sull’opportunità di smantellare il molo e spostarlo pezzo per pezzo sulla inutile “barriera soffolta” in una ben emergente?
    Condanno anch’io il silenzio stampa e (credo) il mancato sorvolo in elicottero della Presidente del Consiglio. Condanno anche chi parla di Ponte sullo Stretto almeno oggi. Il Ponte dovrebbe essere la ciliegina posta su una torta fatta di ospedali efficienti e accoglienti, sanità accessibile, acquedotti non colabrodo, gestione del territorio, e chissà quant’altro.

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