Giustizia, una riforma che non serve ai cittadini

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statua della gisutizia con bilancia e spada

A chi serve la riforma costituzionale sulla giustizia che sarà sottoposta, in primavera, a referendum?

A porre la domanda è un avvocato penalista, Armando Sorrentino, già vice presidente dell’Associazione Memoria e Futuro. A rispondere è Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, nella prima intervista del ciclo curato da Memoria e Futuro, trasmesso sulla pagina Facebook dell’Associazione.

Oggi uno dei problemi più sentiti dai cittadini è la lentezza della giustizia, la difficoltà ad arrivare in poco tempo a sentenza, soprattutto in area civile – esordisce Morosini.

Ma questa riforma “non accorcia la durata dei processi, non viene incontro alla necessità di chi ha bisogno di provvedimenti rapidi, ad esempio per riscuotere un credito, per ottenere l’affido dei figli e in mille altri casi”.

Questa è una legge – prosegue – che non incide, programmaticamente, sui servizi della giustizia, non li migliora, addirittura non se ne occupa, come dichiarato dallo stesso ministro. Nè offre alcuna risposta su altri gravi problemi della giustizia come il sovraffollamento delle carceri. In sostanza, “stiamo facendo una riforma costituzionale che si disinteressa dei cittadini”. Una cosa che Sorrentino non esita a definire “abnorme”.

Eppure questa è una riforma che cambia molto – afferma ancora Morosini – cambia il rapporto tra i poteri dello Stato e si traduce in una messa in discussione della indipendenza della magistratura, favorendo l’ingerenza su di essa del potere politico.

Lo fa smantellando l’organo che i Costituenti avevano posto a presidio dell’indipendenza della magistratura, presupposto per l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Al CSM, smembrato in due (giudicanti e requirenti), viene sottratta la competenza disciplinare sulle condotte non conformi dei magistrati, assegnata ad un altro organo, l’Alta Corte di Giustizia.

E’, inoltre, prevista la designazione dei magistrati del CSM per sorteggio, mentre la componente ‘laica’ sarà formata da professionisti (avvocati e docenti universitari) indicati dalla maggioranza politica di turno. Non essendo richiesta una maggioranza qualificata, le opposizioni non avranno voce in capitolo nella scelta dei componenti laici del Consiglio. “Con il sorteggio secco dei togati e quello pilotato dei componenti laici, avremo quindi un CSM a trazione politica. E’ la proposta che nel 1971 aveva fatto Almirante”, ricorda il presidente.

E aggiunge una nota che non è soltanto storica. Quando nel 1948 i Costituenti introdussero le norme relative al CSM e alla carriera unica tra giudicanti e requirenti, scelsero questa soluzione non solo perché la ritennero più in sintonia con il principio democratico della separazione dei poteri ma anche per una preoccupazione politica.

Ci sarebbero state le elezioni del 1948 e tutte le forze politiche, democristiani, socialisti, comunisti, liberali, azionisti, scelsero questa soluzione perché “la ritennero più garantista nei confronti di chi avrebbe perso le elezioni. Una saggezza di cui bisognerebbe tenere conto”.

Alla domanda di Sorrentino sul fatto che il sorteggio sia una risposta adeguata alle preoccupazioni sull’eccessivo potere delle correnti nelle designazioni dei magistrati, Morosini ricorda che nel 2022 c’è già stata una riforma dell’ordinamento giudiziario, votata non solo alle attuali forze di opposizione ma anche da forze dell’attuale maggioranza (Lega e FI), quando era ministra della Giustizia Marta Cartabia.

La riforma Cartabia prevede già un sistema elettorale diverso per il CSM, prevede criteri fissati per legge per la nomina dei direttivi degli uffici giudiziari ed anche interventi disciplinari nel caso di intese tra correnti sulle nomine. Di questa riforma non sono stati attesi i frutti.

Con l’introduzione del sorteggio, si dà un messaggio netto, si dice ai magistrati che non sono in grado nemmeno di eleggere i propri rappresentanti. Un messaggio che li delegittima e delegittima anche le funzioni giudiziarie che essi svolgono negli uffici.

Sorrentino interviene osservando come, tra i rischi del sorteggio, ci sia quello che vengano nominati tutti giudici di una stessa regione (lombardi, oppure campani, oppure…), oppure tutti giudici di prima nomina, etc.

Una osservazione che Morosini ritiene molto opportuna. L’introduzione del sorteggio non permette, infatti, il rispetto del pluralismo territoriale, ma neanche delle quote di genere né delle diverse sensibilità professionali. Eppure “oggi nella magistratura abbiamo categorie di specialisti di varie materie, ad esempio specialisti di diritto del lavoro, di diritto dell’immigrazione, o del diritto di impresa, o specialisti in problemi di violenza di genere”. Sarebbe importante averli nel CSM, non averli rappresenta un danno non solo alla magistratura ma alla cittadinanza.

Morosini ricorda, tra l’altro, che su questa riforma costituzionale è stato espresso un parere di minoranza anche da parte dei consiglieri laici del CSM, indicati dall’attuale maggioranza politica.

Nel loro parere, al di là di una valutazione complessivamente positiva della riforma, si osserva che “le disposizioni, per come sono state scritte, penalizzano i cittadini, non tengono conto delle diverse sensibilità che si possono sviluppare nel paese e che devono essere fisiologicamente espresse da un organo come il Consiglio Superiore della Magistratura”.

Quest’ultimo, infatti, non regola solo la vita professionale dei magistrati (accesso, trasferimenti, promozioni), ma anche l’attività degli uffici giudiziari. Ad esempio, dà direttive sulle materie a cui dare priorità: scelte di fondo che riguardano la vita dei cittadini. “Se sono un presidente di Tribunale e depotenzio le risorse umane o anche le risorse telematiche relative ai processi di violenza di genere, faccio un danno alla cittadinanza perché su quel problema ci saranno risposte tardive, si lascerà che le situazioni si incancreniscano, etc.”

C’è anche un problema di costi, che vengono triplicati. Due CSM più un’Alta Corte di Giustizia, significa che se il costo era di 50 milioni di euro per anno, con la riforma saranno necessari 150 milioni. I cento milioni di differenza potevano essere investiti – suggerisce Morosini – stabilizzando i tanti funzionari di ufficio del processo che “in questi ultimi 5 anni hanno collaborato con noi magistrati permettendo di pervenire a decisioni più celeri e di fornire risposte più convincenti”.

In verità questa riforma intende procedere allo smantellamento della Costituzione del 1948, grazie alla quale tanti magistrati italiani, pur con i loro errori, sono stati un argine allo strapotere di chi comanda e alle diseguaglianze della nostra società.

Il nuovo disegno costituzionale che si vuole perseguire – nota il magistrato – non è diverso da quello che viene seguito da altri paesi occidentali. E cita gli USA, dove si punta ad evitare che le decisioni del potere esecutivo possano passare dal controllo del potere giudiziario, controllo che è ritenuto un intralcio.

E conclude esprimendo un timore per il salto nel buio che questa riforma, di cui non conosciamo gli sviluppi, rappresenta.

Per chi volesse riascoltare l’intervista a Piergiorgio Morosini

3 Comments

  1. Sono reduce da una visita al CSM per motivi professionali (commissione per la formulazione dei test psicologici di accesso alla magistratura) ed ho potuto constatare direttamente la sfiducia dei componenti togati verso la gestione ‘politica’ della Giustizia, ma anche la convinzione che il voto (per chi andrà a votare) per lo più non dipenderà dall’analisi razionale sul merito, come quella presentata da Morosini, in base alla quale sarebbe logica la risposta “no”. Ma avverrà spesso in base all’adesione alla propria “parte” politica e al modo in cui essa presenta le ragioni (?) del voto. Con un esito che – conoscendo il nostro elettorato – lascia purtroppo poche speranze…

  2. Questo accade perché le forze di opposizione come al solito si dividono e non fanno fronte comune e compatto. La sinistra in particolare pratica il karakiri!

  3. vi seguo quotidianamente. Ma ogni tanto, giusto per movimentare la dialettica, una voce autorevole favorevole al si la volete pubblicare? così giusto per informare a 360 gradi chi vi legge.

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