/

Rilevazione studenti palestinesi in Italia, banalità del male o tragico infortunio “burocratico”?

1 min read
il ministro Valditara


“In classe mia ci sono solo bambini. Altro non so”. Questa la risposta di un maestro di Orvieto al Ministero dell’Istruzione (e del merito) che ha invitato gli uffici scolastici regionali a fornire informazioni, in tempi brevi, sulla presenza di “alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”.

Di fronte alle immediate proteste di chi ha colto in questo invito un inaccettabile sapore discriminatorio, il ministro Valditara ha risposto, attraverso i social, sostenendo che l’obiettivo è quello di “avviare delle azioni di supporto e di integrazione” per gli studenti Palestinesi, come fatto precedentemente per gli studenti ucraini. Ha aggiunto che per sviluppare questi progetti è stato previsto un finanziamento di un milione e mezzo di euro.

La prima domanda è: “questo stanziamento è previsto o è già esecutivo”? Ci chiediamo, inoltre, se il paragone proposto risponda effettivamente a situazioni assimilabili fra loro.

Anche se non è semplice fornire dati certi, si stima che sino a dicembre 2025 siano state accolte in Italia meno di mille persone fuggite da Gaza. Un impegno sicuramente non paragonabile a quello assunto nei confronti dei profughi arrivati dall’Ucraina, oltre 150.000.

Ancora, è certamente quantomeno poco coerente che il governo in carica, tra i pochi esecutivi a non riconoscere lo Stato Palestinese, parli di “studenti palestinesi”.

Tornando all’accoglienza degli studenti ucraini, in quel caso nelle indicazioni del Ministero si leggeva che bisognava mobilitare “le energie migliori per far fronte alla nuova e tragica emergenza, facendosi comunità accogliente” e che “la gravità e la repentinità degli eventi occorsi non possono non aver determinato, soprattutto sui più piccoli, ricadute traumatiche che necessitano di adeguato supporto psicologico”.

Una presa di posizione ben diversa dall’asciutto comunicato destinato a monitorare la presenza degli studenti Palestinesi, in cui non c’è neanche un accenno a quanto avvenuto a Gaza, alla situazione traumatica determinata da decine di migliaia di morti civili, in numero impressionante bambini.

Nessuno pretende che, da parte di un esponente di un governo che mantiene rapporti economici e militari con Israele, venga utilizzato il termine genocidio (non altrimenti si può definire ciò che è accaduto nella Striscia), ma non dire nulla ci sembra decisamente grave. Ed è proprio questa mancata esplicitazione della ratio della richiesta che fa crescere interrogativi e sospetti.

Non sappiamo se dietro la nota ci siano state o meno pressioni, certo affiora il dubbio che l’obiettivo principale possa essere quello di controllare una comunità, quella Palestinese, cui non viene riconosciuto il diritto di resistere a una occupazione illegale dei territori (come più volte ribadito dalle risoluzioni dell’ONU).

In questo contesto, il ritiro di quella che non può non chiamarsi schedatura su base etnica è il primo passo, se l’obiettivo del Ministero è quello di sviluppare processi inclusivi, così come dovrebbe sempre avvenire nel mondo dell’istruzione.





2 Comments

  1. viene la disperazione assoluta nell’immaginare gli scenari che si stanno configurando nel mondo

  2. Il risvolto conseguente è: tutti detective, maestri, professori, segretari e dirigenti!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Gli ultimi articoli - Esteri

Non è Natale a Gaza

L’attenzione sulla Striscia di Gaza e sulla stessa Cisgiordania sembra essere passata in secondo piano, nonostante