“E’ un luogo perfetto per reperire insetti e lucertole per i pulcini, uno dei pochi rimasti in tutta la città”. Ce lo spiega Dario Amore, il giovane ornitologo naturalista che abita nei pressi degli Orti della Susanna e che ci ha già aiutato a conoscere le poiane, una delle specie che utilizzano quest’area come territorio di caccia.
Oggi ci presenta un altro volatile, non un passero ma un “passeriforme”, il cui nome scientifico è Monticola solitarius. Il nome corrente, passero solitario, è collegato – nel nostro immaginario – ai versi che gli sono stati dedicati da Giacomo Leopardi. Meno noto è un altro breve componimento di Giovanni Pascoli, che a Leopardi si richiama con il titolo, che rimane lo stesso, e con una piccola variante nell’incipit. La “torre antica” (D’in su la vetta della torre antica) a noi ben nota, diventa – infatti – in Pascoli “la torre avita” (Tu nella torre avita, passero solitario).
Il riferimento alla torre, ad un monumento che risale al passato ed è probabilmente non frequentato, se non addirittura in stato di abbandono, non è soltanto poetico, ha anche un fondamento realistico. Il passero solitario – ci dice Dario Amore – è, infatti, “una specie prevalentemente rupicola, che cerca anfratti dove deporre le uova e spesso nidifica anche su tetti e terrazze non più utilizzate”.

Con l’obiettivo della sua fotocamera, il nostro amico ornitologo ha fermato l’immagine di un maschio, posato sul tetto di una costruzione, mentre “canta per inviare un messaggio chiaro ad altri eventuali maschi conspecifici, definendo il proprio territorio”. Che si tratti di un maschio ce lo dice il colore blu del piumaggio, perché le femmine hanno un colore marrone, più chiaro sul petto e con qualche sfumatura blu sul dorso. Maschio e femmina sono quindi facilmente riconoscibili per queste differenze che scientificamente vengono definite “dimorfismo sessuale”.
Dario ha anche individuato, quando ha visto volare gli esemplari giovani, la collocazione del nido della coppia, che si trova a ridosso degli Orti. Ed è bellissimo sapere che quest’area che noi vorremmo preservare, soprattutto dalla cementificazione, ma anche da una fruizione invadente e poco rispettosa, venga ‘vissuta’ da coppie di volatili che possono anche nidificarvi e che comunque al suo interno cacciano e si riproducono.
Sebbene il passero solitario non sia una specie in estinzione, il numero dei suoi esemplari tende a ridursi proprio perché non è facile che essi trovino un ambiente favorevole alla loro sopravvivenza e alla riproduzione.
Ecco un altro motivo perché la città si impegni nella difesa degli Orti della Susanna, che molti cittadini stanno imparando a conoscere in occasione di passeggiate, alcune delle quali organizzate dal Comitato sorto per chiedere la sua destinazione a Parco.
C’è anche una proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza, su cui puoi leggere Parco di Cibali, i vincoli della discordia, ed anche Orti della Susanna a Cibali, un cuore verde per Catania
Guarda il breve video, realizzato da Dario Amore, che ha come protagonista il ‘nostro’ passero solitario


L’art. 33 dello Statuto siciliano del 1946, riapprovato coIntegro e correggo: l’art. 33 dello Statuto siciliano del 1946, riapprovato con legge costituzionale n. 2 del 26 febbraio 1948, al comma 2 stabilisce che «Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione: […] le miniere, *le cave* e torbiere […]». Tale norma statutaria è stata oggetto del D.P.R. 1 dicembre 1961, n. 1825, portante “Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio” cui la Regione ha dato seguito con svariate norme di settore. Non solo la grotta Lucenti di scorrimento lavico che costituisce l’accesso ma tutta la ben più profonda ed estesa cava, attiva ben oltre l’entrata in vigore dello Statuto che, peraltro non distingue tra cave attive e cave dismesse, trattandosi comunque di demanio statale transitato alla Regione, con quanto discende in ordine alla inedificabilità del suolo sovrastante; per tal verso andrebbe verificato alla Conservatoria dei Registri Immobiliari se la cava sottostante gli Orti della Susanna non sia stata ante 1961 partitata allo Stato. Consegue la competenza dell’Assessorato regionale competente dell’Energia che è tenuto a vigilare sullo stato dei beni di cui è titolare e, quindi, “in primis” a registrare alla Conservatoria, oe non già fatto la partita e esso per Statuto intestata.
L’art. 33 dello Statuto siciliano del 1946, riapprovato coIntegro e correggo: l’art. 33 dello Statuto siciliano del 1946, riapprovato con legge costituzionale n. 2 del 26 febbraio 1948, al comma 2 stabilisce che «Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione: […] le miniere, *le cave* e torbiere […]». Tale norma statutaria è stata oggetto del D.P.R. 1 dicembre 1961, n. 1825, portante “Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio” cui la Regione ha dato seguito con svariate norme di settore. Non solo la grotta Lucenti di scorrimento lavico che costituisce l’accesso ma tutta la ben più profonda ed estesa cava, attiva ben oltre l’entrata in vigore dello Statuto che, peraltro non distingue tra cave attive e cave dismesse, trattandosi comunque di demanio statale transitato alla Regione, con quanto discende in ordine alla inedificabilità del suolo sovrastante; per tal verso andrebbe verificato alla Conservatoria dei Registri Immobiliari se la cava sottostante gli Orti della Susanna non sia stata ante 1961 partitata allo Stato. Consegue la competenza dell’Assessorato regionale dell’Energia che è tenuto a vigilare sullo stato dei beni di cui è titolare e, quindi, “in primis” a registrare alla Conservatoria, oe non già fatto la partita e esso per Statuto intestata.