Cuore a cuore, donare gli organi per dare speranza

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particolare della locandina: un cuore offerto da due mani ad altre mani

Promuovere la cultura della donazione di organi, non solo con informazioni medico-scientifiche, ma anche attraverso testimonianze dirette di donatori e riceventi.

Questo l’intento dell’incontro “Donare gli organi: una scelta di speranza”, organizzato dall’associazione Cuore a cuore (associazione di pazienti con scompenso cardiaco), che si è tenuto sabato 20 dicembre presso la Fondazione La Spina, nel palazzo Mirone-Deodato a Viagrande.

Il primo ospite a parlare è stato Salvatore Ruggeri, un trapiantato di cuore, che ha ripercorso l’iter del suo disturbo cardiaco fino all’arresto del suo cuore. E’ rimasto in vita e in coma profondo per circa 40 giorni grazie ad un macchinario molto ingombrante, fino a quando è stato trovato un cuore da trapiantare. Intervento eseguito in piena notte, alla vigilia di Natale, presso l’ospedale Molinette di Torino nel 2009. Da allora ha auto una qualità di vita ottimale.

Toccante è stata la testimonianza di Giuseppe Di Stefano, che ha perso il figlio in un incidente stradale. Nel suo lungo e commovente racconto ha rivelato di aver donato tutti gli organi vitali del figlio proprio grazie ad una riflessione fatta dallo stesso figlio quando era bambino. Era stato il figlio Luigi, di 8 anni, dopo aver ascoltato a scuola alcune persone che illustravano l’importanza della donazione degli organi, a chiedergli “In fondo, papà, a che giova tenersi gli organi per una persona che è morta?” .

Quella domanda gli ritornò alla mente quando i sanitari gli comunicarono la morte del figlio e brutalmente gli chiesero cosa volesse fare degli organi del ragazzo. Pur straziato della perdita, Giuseppe – all’unisono con la moglie – acconsenti all’espianto di alcuni organi che hanno potuto salvare una vita, come nel caso del cuore, o migliorarne la qualità nel caso di rene, fegato e cornee.

Infine l’intervento di Antonella Mo, medico rianimatore e referente per i trapianti d’organo dell’AO Cannizzaro, la quale si è soffermata, innanzi tutto, sulla situazione della Sicilia nel campo della donazione di organi. Dopo anni di difficoltà – ha detto – in Regione si nota un trend positivo, con un calo delle opposizioni alle donazioni: dal 44,4% del 2023 al 30% del 2024. Il trend dei trapianti è in aumento, da 90 trapianti a 209 in un anno (2024).

Perché questi risultati? Certamente concorre una maggiore sensibilizzazione e generosità dei cittadini, favorita da un’informazione capillare e dal lavoro di rete coordinato dal CRT (Centro Regionale Trapianti) e delle ASP locali. Ma la lista dei richiedenti è ancora lunga e spesso si aspetta un anno, e purtroppo qualcuno non arriva. Per questo, come afferma la dottoressa, fino a quando la scienza non riuscirà a realizzare organi bionici perfettamente funzionanti, l’unica strada percorribile per salvare vite umane rimane il trapianto.

Mo ricorda come non esistano limiti di età per le donazioni e riporta il caso di una donna di 104 anni a cui fu espiantato il fegato perfettamente funzionante. Si è inoltre soffermata su alcuni aspetti tecnici ed etici relativi alla donazione di organi, primo fra tutti la definizione e l’accertamento della morte, ovverossia della cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo.

A tal proposito spiega come, al criterio prevalentemente neurologico, valutato con l’elettroencefalogramma, si sia affiancato il criterio cardiologico con un ecg eseguito in continuo per 20’, “a cuore fermo”, soprattutto per la donazione “controllata” o “attesa”. E aggiunge che, nei paesi europei, il tempo di valutazione ecg è di 10’. Altri aspetti tecnici riguardano la preservazione degli organi nel dopo morte e prima dell’espianto, con accorgimenti sanitari che rispettino la dignità del paziente ed il suo status.

Nei casi in cui vi sia una donazione non controllata cioè decisa in morte sulla base dell’autorizzazione dei familiari è opportuno che l’equipe medica che ha seguito il paziente morente sia differente da quella specializzata nell’espianto organi. Tutto ciò per evitare condizionamenti nelle scelte operative. La dottoressa, che ha fatto da ponte tra testimonianze e pubblico, ha ricordato come oggi la donazione di organi rappresenti l’unico modo per salvare una vita. O migliorarne la qualità nel caso di organi non vitali ma indispensabili.

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