E’ stata soltanto una passeggiata nel verde, ma può essere considerata anche un seme di qualcos’altro.
Anche perché questa passeggiata non si è svolta in campagna o nell’estrema periferia della città, ma a due passi dal trafficato viale Mario Rapisardi, a poca distanza da negozi, uffici, scuole, che i partecipanti si sono lasciati alle spalle per entrare in contesto del tutto diverso.

Il centinaio di persone di ogni età che ha attraversato il varco di ingresso degli Orti della Susanna, su via Nazario Sauro, si è trovato, infatti, immerso nel silenzio, nel verde, e anche nell’azzurro, quello del cielo, che in mezzo ai palazzi intravvediamo appena e lì abbiamo visto solcato dalle poiane, e – in lontananza – persino quello del mare.
Per chi ha aderito all’invito diffuso da volantini attaccati a muri e a vetrine, oltre che sui social, è iniziata così la scoperta (o riscoperta) di quello che potrebbe diventare un grande parco urbano che restituisca a Catania almeno una parte del verde di cui la città è stata espropriata da una speculazione edilizia ricorrente e selvaggia.
A preparare e diffondere l’invito è stato il Comitato sorto a tutela di questa area di Cibali, un Comitato di cui fanno parte diverse associazioni e cittadini di varia provenienza, consapevoli che gli Orti sono un bene comune di tutta la città. In particolare l’iniziativa è partita dai residenti che fanno parte del Comitato e che sono particolarmente interessati alla salvaguardia degli Orti e alla diffusione della loro conoscenza tra coloro che, pur abitando nei pressi, non ne conoscono la bellezza e la ricchezza.

Quest’area, infatti, era destinata dal Piano Regolatore a un Centro Direzionale che non fu poi realizzato. Lasciata incolta, si è arricchita di una vegetazione mediterranea spontanea varia e rigogliosa, ma ospita anche le strutture che gli agricoltori hanno realizzato nel periodo in cui, fino a qualche decennio addietro, gli Orti erano davvero tali: i pozzi per raggiungere e sollevare l’acqua con le norie, le cisterne per conservarla (gebbie), le opere di canalizzazione (saie) per farle arrivare ai campi.
Anche se – a prima vista – non si nota, l’acqua è infatti un fattore cardine di quest’area.
L’acqua della falda, ma anche l’acqua piovana che in questo ampio spazio viene assorbita dalle lave permeabili e trattenuta dallo strato sabbioso sottostante. Acqua meteorica che qui non diventa il torrente impetuoso e distruttivo che scorre sulle superfici asfaltate, ma viene invece assorbita dal terreno con l’effetto di tutelare la città dagli ulteriori allagamenti che sarebbero determinati dalla sua cementificazione.
Nella direzione della tutela va anche la proposta di vincolo massimo sulle lave avanzata dalla Soprintendenza, alla quale il Comitato ha aggiunto una propria proposta di estensione del vincolo sia alla parte non vincolata sia a quella sottoposta ad un vincolo basso e quindi inadeguato.
Ad aggiungere ricchezza a questo luogo contribuisce la presenza di una cava per l’estrazione della ghiara, attiva fino a che questo materiale è stato adoperato in edilizia ma che ha oggi un valore speleologico storico. E testimonia il rapporto stretto tra il territorio e il nostro vulcano.
Per aiutare i partecipanti a cogliere la varietà delle caratteristiche degli Orti (non solo vegetazionali ma anche faunistiche, geologiche, etno-antropologiche, storiche…), gli esperti del Comitato, che sono parecchi e molto competenti, hanno fatto alcuni interventi introduttivi e fornito diverse spiegazioni durante lo svolgimento della passeggiata.
Non è tutto. Il gruppo, infatti, è stato condotto all’esterno dell’area e guidato alla visita dei lavatoi di Cibali e di altre vie e angoli del quartiere, sui quali altri componenti del Comitato, residenti di vecchia data, hanno fornito informazioni offrendo uno spaccato delle abitudini di vita degli abitanti e delle attività lavorative e sociali che vi svolgevano in un tempo non troppo lontano.
Una passeggiata, quindi, varia e interessante, che potrebbe essere ripetuta e che – sebbene non risolva i problemi – serve a ricordare a tutti noi, e soprattutto agli amministratori, che privarsi di un bene comune non è mai positivo per la collettività.




Una bella e interessante passeggiata. Spero davvero che si riesca a bloccare qualunque speculazione e si possa realizzare una vasta area di verde che possa dare respiro a questa super cementificata città. Ringrazio tutti gli organizzatori e, aspetto presto buone e nuove notizie
buongiorno sono rimasta stupita dalla bellezza del parco passo dopo passo
, pur facendo parte del Comitato la mia speranza è quella che possa rimanere un polmone verde per i cittadini , grazie a tutti
Non immaginavo uno spazio così ampio. Facciamo conoscere e apprezzare da quante più persone possibile. Purchè ci sia rispetto!
Integro e correggo: l’art. 33 dello Statuto siciliano del 1946, riapprovato con legge costituzionale n. 2 del 26 febbraio 1948, al comma 2 stabilisce che «Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione: […] le miniere, *le cave* e torbiere […]». Tale norma statutaria è stata oggetto del D.P.R. 1 dicembre 1961, n. 1825, portante “Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio” cui la Regione ha dato seguito con svariate norme di settore. Non solo la grotta Lucenti di scorrimento lavico che costituisce l’accesso ma tutta la ben più profonda ed estesa cava, attiva ben oltre l’entrata in vigore dello Statuto che, peraltro non distingue tra cave attive e cave dismesse, è demaniale, trattandosi comunque di demanio statale transitato alla Regione; per tal verso va verificato alla Conservatoria se la cava non sia ante 1961 partitata allo Stato. Consegue che l’Assessorato regionale competente non è dell’Economia ma dell’Energia che è tenuto a vigilare sullo stato dei beni di cui è titolare e, quindi, “in primis” a registrare, se non già fatto, alla Conservatoria dei Registri Immobiliari la partita proprietaria a lui per Statuto intestata.