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Gaetano Galvagno, un marchese del Grillo a Catania?

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Gaetano Galvagno con la scritta ARS sullo sfondo

La strategia sembra quella del silenzio, lasciare spegnere il clamore nato attorno al caso dell’attico di Gaetano Galvagno.

Parliamo dell’appartamento all’ultimo piano, e del lastrico solare ad esso sovrastante, che il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana possiede in Corso delle Province e per il quale l’Ufficio Urbanistica gli ha rilasciato un permesso di costruire quanto meno discutibile.

Non sarebbe la prima volta che l’Urbanistica firma permessi basati su interpretazioni disinvolte delle norme urbanistiche. Questa volta il clamore è giustificato dal nome del proprietario, che non ricopre solo un incarico pubblico importante. E’ anche oggetto di una inchiesta della magistratura in cui è indagato per corruzione e peculato.

Il permesso di costruire risale all’anno passato, l’inchiesta giudiziaria non c’entra, anche se potrebbe entrarci la notorietà del proprietario, se è vero – come si sussurra malignamente – che l’ufficio non è insensibile al prestigio dei richiedenti.

Ma entriamo nel vivo della questione. Galvagno chiede un ampliamento della superficie residenziale dell’appartamento, da realizzare con la chiusura di un portico all’undicesimo piano e la costruzione di una “struttura precaria” al dodicesimo, compresa una scala interna di collegamento. Uno stravolgimento che comporta non solo una diversa distribuzione interna ma anche variazioni nel prospetto (oltre ad un maggiore carico sulle strutture di un edificio di 11 piani costruito in epoca anteriore alla classificazione di Catania come zona sismica, quindi amplificando le condizioni di rischio già non trascurabili).

Insomma il proprietario chiede di trasformare un ampio appartamento, posto all’ultimo piano di un edificio signorile, in un superattico di circa 320 mq, di cui più di 100 incrementali.

Inizialmente – leggiamo nel permesso di costruire – la risposta è no. Non si può fare. La legge a cui si fa riferimento nella richiesta (380/2001) vieta che vetrate panoramiche, impermeabilizzazioni di logge e simili diventino spazi stabilmente chiusi e determinino incremento di volumi.

Visto che il richiedente insiste e che il dirigente dell’Urbanistica chiede di riesaminare la pratica, si trova un appiglio nella legge 106/2011 che offre la possibilità di aumentare del 20% il volume originario. Nel caso di Galvagno, però, la volumetria aggiuntiva viene calcolata sul volume dell’intero edificio ma realizzata interamente sul suo appartamento.

Trattandosi di un palazzo con appartamenti di vari proprietari, sarebbe necessaria una cessione di cubatura da parte degli altri condomini. Viene, invece, citato solo il verbale di una riunione di condominio in cui si dichiara che i condomini hanno “oggettiva conoscenza dell’intervento programmato dal dott. Galvagno”, ed evidentemente non si oppongono

Non occorrerebbe un atto notarile che certifichi la cessione di cubatura, e quindi un trasferimento di diritti, a favore di Galvagno? La risposta contenuta nel permesso di costruire è che solo lui, che possiede l’appartamento dell’ultimo piano e il lastrico solare soprastante, “può usufruire di un eventuale ampliamento”. Con buona pace del condomino che volesse, in un ipotetico domani, farsi autorizzare un piccolo ampliamento. Ma come si fa a dire di no al presidente dell’ARS?

Intanto l’ufficio urbanistica provvede a tutto, fa la pentola e anche il coperchio. E sforna il permesso di costruire, mantenendo un’unica prescrizione: indicare soluzioni che migliorino l’efficienza energetica “in favore dell’intero condominio”.

A proposito di legittimità del provvedimento, c’è dell’altro. Innanzi tutto la legge (106/2011) ha lo scopo di “promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate” e qui siamo in una elegante zona residenziale della nostra città e in presenza di un edificio per nulla degradato.

Ancora. L’incremento volumetrico del 20% è previsto, sempre nell’ottica di riqualificare il degrado e favorire l’efficienza energetica, nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione. Tanto è vero che si parla di “riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale” (art 5, comma 9 a).

Nel caso in questione di demolizione e riscostruzione non si parla proprio. Si sta solo usando la legge in modo improprio e strumentale, per favorire un giovane politico rampante, pupillo del presidente del Senato.

Appaiono, quindi, molto appropriate le considerazioni che leggiamo nel Comunicato emesso dai consiglieri di opposizione di M5S e PD, che hanno anche presentato un’interrogazione “per comprendere l’iter che autorizza una premialità volumetrica così rilevante, in deroga al PRG, senza passare dal Consiglio comunale, senza atto pubblico di cessione di cubatura e senza perizia asseverata”.

Scrivono, infatti, i consiglieri: “È inaccettabile che mentre molti cittadini e professionisti si sono visti rigettare progetti per difformità di natura esclusivamente procedurale e in altri casi vengono vessati per piccole irregolarità, altri possano ampliare attici di centinaia di metri cubi in aree già sature, senza che il Comune reagisca”. E suggeriscono anche una via d’uscita a questa scabrosa situazione: “L’Amministrazione intende annullare in autotutela un titolo edilizio che presenta profili potenzialmente illegittimi?”

Il punto è il diritto di tutti i cittadini ad avere lo stesso trattamento, senza interpretazioni addomesticate che pieghino le norme a vantaggio di chi non “deve” essere scontentato. Un tasto dolente per questa direzione urbanistica retta da anni dallo stesso direttore, che ha schivato tutte le rotazioni che avvengono negli altri uffici.

Una ventata di aria fresca sarebbe augurabile ma il direttore ha dalla sua la competenza, che sa usare anche per dare la “giusta” interpretazione delle norme, e soprattutto lo scudo di una Amministrazione che non ha dimostrato – se non a parole – l’intenzione di essere garante dei diritti di tutti.

5 Comments

  1. Catania, dopo diversi decenni, torna a essere “Milano del sud”. Purtroppo, però, oggi Milano non è più un modello di dinamismo economico ma soltanto di appropriazione privata della città a vantaggio delle “reti che contano”.
    Mauro

  2. è manifesto che la norma utilizzata non sia applicabile per mancanza dei presupposti di fatto … a parte tutto il resto …

  3. ricordo a tutti che una interrogazione da parte di consiglieri comunali prevede una rispota da parte dell’amministrazione, qualunque essa sia l’interroante o gli interroganto a solo il diritto di dichiararsi non sodisfatti dalle risposte.punto!!!!!!. quindi ritengo che la scelta della interroazione sia uno strumento oserei inutile e ingenuo. sarebbe opportuno che il segretario comunale responsabile dell’anticorruzione una volta per tutte facesse ciò per la quale è pagata.sono tanti gli episodi per i quali non abbiamo sentito la sua voce.ricordo che la rotazione dei dipendenti e dei dirigenti è quasi obbligatoria anche se non hanno a carico pendenze giudiziarie, a maggior ragione forse sarebbe opportuno farlo per chi ne ha, a meno che non si sia di fronte a una consorteria politici-dirigenti- funzionar- privati-.

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