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I rilievi della Corte dei Conti mandano il Ponte in alto mare

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lo Stretto di Messina in una foto di Giuseppe Famiani

Non è ancora uno stop definitivo ma poco ci manca. La Corte dei Conti, a cui compete il controllo sugli enti pubblici e su tutti gli enti che gravano sul bilancio dello Stato, tra cui la società Stretto di Messina, ha rimandato al mittente la delibera con cui il CIPESS ha approvato il progetto definitivo del Ponte.

La società Stretto di Messina ostenta sicurezza: si tratta solo di una “fisiologica interlocuzione” tra istituzioni, e in particolare di una richiesta di chiarimenti alla quale si risponderà nei tempi previsti. Tassativo anche Salvini, che aggiunge “dopo l’ok si parte con i cantieri”.

In realtà questo ok non è scontato. Sono, infatti, seri e numerosi i rilievi espressi dalla Corte dei Conti sulla delibera con cui il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPESS), presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Tecnicamente definito come “collegamento stabile tra Sicilia e Calabria”.

La notizia è su tutti giornali, che tuttavia si dividono, tra chi – come Repubblica – gioca d’anticipo parlando di blocco dell’appalto, e chi – come il Sole 24 h – si limita a parlare di “progetto da integrare”, sia pure riconoscendo che la richiesta di chiarimenti interrompe di fatto la “macchina burocratica”.

E’ iniziato comunque il conto alla rovescia. Sono, infatti, soltanto 20 i giorni per rispondere alla “richiesta istruttoria”. A meno che il CIPESSs non voglia “ritirare il provvedimento in sede di autotutela”, come viene ricordato a chiusura del documento.

Quello della Corte dei Conti non è parere accessorio e marginale. E’ indispensabile per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che costituisce, a sua volta, l’atto conclusivo dell’iter decisionale. Ed è ineludibile la funzione di controllo svolta dalla Corte sulla legittimità degli atti ministeriali e governativi. Quindi anche sulla delibera del CIPESS n.41 del 6 agosto 2025.

Già in apertura i magistrati contabili osservano che nel provvedimento, “momento finale di un articolato e complesso procedimento amministrativo” non risulta “assolto l’onere di motivazione”. La delibera appare, dunque, più una “ricognizione delle attività” compiute dai diversi attori istituzionali che una “ponderazione delle risultanze” di queste attività, sotto il profilo sia fattuale sia giuridico. Da qui la necessità di acquisire chiarimenti ed elementi informativi.

Tanto più che, essendo la delibera CIPESS un atto di “rilevante efficacia costitutiva” – spiega la Corte – ci si aspetterebbe di trovare una “motivazione rinforzata”.

Si passa quindi all’esame degli Aspetti procedurali e poi alle Osservazioni, richieste e prescrizioni. Ed infine al quadro economico, cui è dedicata la parte finale del documento.

La prima osservazione sugli aspetti procedurali riguarda le modalità di trasmissione di alcuni atti alla Corte, avvenuta con l’indicazione di semplici link. Ragion per cui si chiede se ci sia stata una formale acquisizione (sic!) di detti atti.

Quello che si evince dalle successive osservazioni dei magistrati contabili, è che siamo in presenza di un iter andato avanti per successive forzature senza il rispetto delle tempistiche e dei passaggi necessari. Il tutto condotto in modo frettoloso e superficiale. E forse con un pizzico di arroganza. Questa è almeno la nostra valutazione.

Andando avanti nella lettura del documento, troviamo le perplessità relative alla tempistica nella trasmissione di alcuni provvedimenti, ma soprattutto la segnalazione della mancanza di alcuni passaggi “preventivi” e di alcuni pareri.

Ad esempio, manca il “controllo preventivo di legittimità” sulla delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, che ha approvato la relazione Iropi (Imperative Reasons of Overriding Public Interest) del 4 aprile: l’atto con cui il governo ha dichiarato la sussistenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, legati a salute, sicurezza e ambiente.

Altro caso è la mancanza della “preventiva acquisizione” del parere dei Nars (Nucleo di consulenza per l’attuazione delle linee guida sulla regolazione dei servizi pubblici).

Viene focalizzata anche l’esclusione della “competenza dell’Autorità di regolazione dei trasporti” e l’assenza del parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici sul progetto definitivo.

C’è poi il nodo del rapporto con l’Unione Europea. La Corte rileva che non è stata chiarita la compatibilità della delibera CIPESS con le direttive comunitarie e con le linee guida Vinca (Valutazione di incidenza ambientale). E chiede aggiornamenti sulle interlocuzioni in corso con la Commissione Europea.

A pag 6 si chiedono, inoltre, chiarimenti in merito al rispetto della direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici con specifico riferimento all’art.72. Vale a dire all’articolo che espone i casi in cui i contratti possono essere modificati senza ricorrere ad un nuovo appalto e quelli in cui le modifiche sono state tali da rendere necessaria una nuova gara. Come molti ritengono che si dovesse fare per il Ponte.

Nel capitolo che riguarda Osservazioni, richieste e prescrizioni, anche quelle formulate nel procedimento di Valutazione di impatto ambientale, i chiarimenti richiesti riguardano la quantificazione degli oneri correlati alle stesse prescrizioni. Analoga richiesta di chiarimenti riguarda la quantificazione dei costi afferenti alle raccomandazioni del Comitato Scientifico.

Si tratta di notazioni importanti. Sembra, infatti, che le numerose prescrizioni e raccomandazioni a cui il progetto è stato sottoposto siano cadute nel dimenticatoio. Né si è mai parlato dei costi che i relativi interventi comportano, ammesso che vengano effettivamente realizzati.

Ampia e dettagliata la parte del documento che riguarda il Quadro Economico.

Viene chiesto sulla base di quali valutazioni si sia deciso di riprendere il contratto originario e mantenere il “Contraente generale”, intendendo implicitamente che non è detto sia stata la scelta più opportuna.

Oltre ad integrare la documentazione sui rapporti con la società KPME, fornitrice di servizi professionali alle imprese, il CIPESS deve spiegare l’entità di tutta una serie di costi, relativi a sicurezza, servizi di ingegneria e attività di monitoraggio, acquisizione “a qualunque titolo” di immobili, opere e misure compensative dell’impatto territoriale e sociale, oneri per interventi di natura ambientale e sui beni culturali.

C’è infine da segnalare la richiesta di chiarimenti sulle stime di traffico e sul piano tariffario. Sulla base di quali “valutazioni” è stata scelta come società di consulenza la TPlan Consulting e sono stati accettati gli esiti dello studio da essa prodotto?

A ben guardare gli interrogativi posti non sono diversi da quelli segnalati da tempo da associazioni e partiti, critici verso questo progetto di Ponte, di cui anche Argo si è fatto portavoce. Mancano anzi (ma non sono di competenza della Corte dei Conti), i rilievi più squisitamente tecnici che mettono in forse la costruibilità stessa del Ponte.

Ma questo documento mette in campo anche qualcosa di più: l’autorevolezza della Corte e l’accuratezza con cui essa espone i propri rilievi accompagnandoli con gli opportuni riferimenti legislativi, nazionali ed europei.

Leggi il documento della Corte dei Conti

(Ringraziamo Giuseppe Famiani per la foto del paesaggio dello Stretto)

1 Comment

  1. ahah no, l’Anac e la Corte dei conti stanno solo recitando la loro particina fingendo di prendere sul serio La Leggenda ruminata da 50 anni e per i prossimi millemila, della campata che sarebbe lunga il 140% in più dell’attuale RECORD DEL MONDO, e di cui, proprio per questo, NON esiste e NON esisterà MAI il progetto, perché una struttura (vale per TUTTE le strutture) così grande collasserebbe sotto al proprio peso molto prima di essere completata, senza bisogno che una zanzara scoreggi.
    Ma La Leggenda è come Misery, non deve morire, perché è un buco nero di denaro pubblico che ha già risucchiato più di 1 MILIARDO di euro, e non ha ancora finito

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