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Salviamo la Valle del Morello

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il lago Morello e il paesaggio circostante

Il lago Morello di Villarosa fu realizzato negli anni ’70 con uno sbarramento dell’omonimo fiume, per supportare l’attività mineraria di Pasquasia. Dopo l’interruzione dell’uso industriale, le sue acque sono utilizzate a scopo irriguo per l’agricoltura locale. Oggi è diventato anche un luogo di bellezze naturalistiche e di attrazione turistica.

Siamo al centro della Sicilia, in provincia di Enna, dove un paesaggio aspro ma suggestivo, alternato ad aree verdi di “grande impatto bucolico” ospita una trentina di siti archeologici, databili dalla Preistoria al Basso Medioevo. Lo straordinario valore naturalistico, archeologico e paesaggistico di quest’area è tale che essa fa parte di uno degli undici geoparchi italiani riconosciuti nella Rete Europea e nella Rete Globale sotto l’egida dell’UNESCO, con il nome di Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark.

Un riconoscimento che può anche contribuire allo sviluppo economico delle attività agricole, artigianali, culturali (non solo relative ai siti archeologici, ma anche alle feste tradizionali) dei comuni che ne fanno parte.

In questo territorio, Edison spa e Webuild (progetto Villarosa) sono state autorizzate dalla Regione Sicilia (protocollo MASE n173277 del 27/10/2023) a collocare un impianto di accumulo elettrico attraverso la costruzione di una centrale di pompaggio. Queste centrali collegano due laghi: uno in alto e uno in basso. Quando c’è l’eccesso di corrente l’elettricità a basso valore viene usata per ripompare in quota l’acqua. Quando l’elettricità serve, quell’acqua scende alla quota più bassa facendo girare la turbina e il generatore.

Una domanda nasce spontanea: con quali criteri vengono scelte le zone dove costruire questi impianti? Ma anche, con quale coerenza la Regione Siciliana ha potuto rilasciare parere favorevole di compatibilità geomorfologica alla Società Edison S.p.a (protocollo n. 22958 del 16/09/2024) e, nello stesso tempo, riconoscere come ecomuseo il Geoparco Rocca di Cerere in considerazione del suo patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevante?

Ricordiamo che si tratta di un museo dedicato al territorio nel suo complesso, in grado di conservare, comunicare e rinnovare l’identità culturale di un territorio geograficamente, economicamente, socialmente omogeneo. “Non è un luogo circondato da mura ma si propone come opportunità di scoperta e promozione di una zona di particolare interesse offrendo percorsi, itinerari, attività didattiche e di ricerca con il coinvolgimento della popolazione e delle associazioni e istituzioni culturali” (Liborio Gulino. amministratore delegato della Rocca di Cerere Geopark).

Ma torniamo al progetto, il Comitato “In difesa della Valle del Morello e del lago Stelo” lo sintetizza così:

– Un enorme serbatoio in cemento armato, con mura alte fino a 24 metri e larghe 6 metri, che occuperà l’area dell’ex Lago Stelo con un diametro di 1,6 km;

– Uno scavo massiccio con frese meccaniche del diametro di 7 metri (TBM) attraverso Monte Gaspa, sottostante l’ex Lago Stelo, fino raggiungere la centrale di accumulo elettrico sotterranea vera e propria. L’acqua della diga Morello verrà pompata verso l’alto attraverso delle gallerie ipogee e verrà poi reimmessa nell’invaso, attraversando la montagna tramite un’infrastruttura invasiva.

L’area interessata, caratterizzata da fragilità idrogeologica (frane e voragini), da un’elevata biodiversità e da un inestimabile patrimonio culturale, sarà irrimediabilmente compromessa

Anche SicilAntica definisce il progetto Edison assurdo, poiché annulla la biodiversità paesaggistica, distrugge importanti testimonianze archeologiche ed espropria terreni vocati all’agricoltura e all’allevamento, lasciando in ginocchio le numerose famiglie che vivono e lavorano in questo territorio.

Coerentemente con queste considerazioni, il Comitato, per contrastare lo spopolamento di un territorio già duramente colpito da anni di abbandono, che hanno trasformato l’entroterra siciliano in un luogo sempre più inospitale, ha promosso varie iniziative per contrastare il “progetto Villermosa”, fra cui una lettera aperta inviata a tutte le principali autorità.

A questo link la lettera per la quale è stata chiesta una firma di adesione

4 Comments

  1. non mi meraviglia per niente, oramai siamo la colonia – da sfruttare a piene mani – di Webuild e “soci”. dove per soci intendo Salvini, per il ponte di Messina e ferrovia ME_CT_PA, da una parte e Schifani, per termovalorizzatori e autostrada CT-RG, dall’altra. Tutte opere progettate male senza alcun rispetto del territorio e dei suoi abitanti come lo è stato negli anni 50 a Priolo/Augusta, Milazzo, Gela, Termini Imerese; “l’eredità” per le nuove generazioni di Siciliani.

  2. Questa notizia circola da un po’ di tempo, sotto forma di raccolta firme per change.org. Poiché mi sono occupato di recente delle Grandi Opere che si apprestano a devastare quel che resta da devastare della Sicilia e dell’Italia tutta (capofila Webuild, ovviamente), e contemporaneamente del cosiddetto PSNAI (Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne), che di strategico non ha niente, ritengo che si tratti di un “caso” perfettamente coerente con lo spirito dei tempi, ossia con la materialità dell’ingurgitamento delle risorse da parte del peggior capitale del mondo intero; risorse finanziarie, ovviamente, che si portano dietro conseguenze sul territorio e sul lavoro. Quello che vediamo a Catania si ripropone, in modi diversi, anche altrove. La progettata distruzione della Valle del Morello è solo un aspetto grottesco di questo progetto distruttivo di dimensioni mondiali e nazionali. Sarebbe bene approfondire.

  3. Premetto che non conosco il progetto, o meglio, conosco solo le ragioni per cui è sorto, quindi sull’impatto dal punto di vista ambientale e naturalistico posso solo immaginare che sia un impatto molto pesante, analogo a quello che ha avuto la costruzione negli scorsi decenni degli invasi di cui già disponiamo.
    Affermare che non si vede la necessità di un impianto di accumulo elettrico, rivela però che non vi è consapevolezza delle minacce a cui la nostra terra è sottoposta a causa del cambiamento climatico. A che cosa serve non toccare oggi il nostro territorio, se l’uso che stiamo facendo dei combustibili fossili lo renderà un deserto nel giro di pochi decenni? Abbiamo veramente a cuore l’eccezionale biodiversità che caratterizza la nostra terra? Allora la prima lotta che dobbiamo fare è quella contro il cambiamento climatico.
    Abbiamo un disperato bisogno di uscire dall’era dei combustibili fossili e della dipendenza dal nucleare francese, e di farlo velocemente. Stiamo perdendo tempo e stiamo aggravando il peso sulle generazioni future delle scelte che oggi facciamo o non facciamo.
    La necessità di disporre di sistemi di accumulo è legata allo sviluppo delle energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in primis, fonti che sono intermittenti e discontinue. Gli eccessi di generazione energetica rispetto alla domanda vanno accumulati in modo che siano resi disponibili nei momenti di insufficiente generazione.
    L’invaso di Villarosa si presenta come un caso più adatto di altri, per un sistema di accumulo, perchè la sua acqua è inultilizzabile per l’agricoltura e per il settore idropotabile, essendo troppo ricca di sali. Un serbatorio più a monte, come accade in altri sistemi idroelettrici in Italia, potrebbe consentire di produrre energia idroelettrica nei momenti di picco della domanda. Nei momenti di eccesso di produzione di energia invece l’acqua può essere pompata dall’invaso inferiore al serbatorio superiore immagazzinando energia potenziale.
    Nell’articolo ci si chiede “Con quali criteri …?” ma credo che la risposta sia semplice: è uno dei pochissimi casi in Sicilia dove questo tipo di accumulo è realizzabile, peraltro sfruttando un’infrastruttura già realizzata. Infrastruttura che peraltro quando fu costruita recò danni ambientali enormi al bacino, ancora più gravi della nuova infrastruttura, ma che ora viene descritta come un “un luogo di bellezze naturalistiche e di attrazione turistica”.
    Quindi ben venga qualsiasi analisi critica delle scelte tecniche della infrastruttura proposta, che eviti impatti inaccettabili e scelte sconsiderate come quelle che hanno portato in passato alla realizzazione di invasi in luoghi inadatti, come nel caso di Diga Disueri.
    Ma non sottraiamoci alla necessità di confrontarci con la clisi climatica globale e di partecipare alla transizione ecologica, perchè il rischio di pagare un prezzo ancora più elevato è concreto

    • “A che cosa serve non toccare oggi il nostro territorio, se l’uso che stiamo facendo dei combustibili fossili lo renderà un deserto nel giro di pochi decenni? Abbiamo veramente a cuore l’eccezionale biodiversità che caratterizza la nostra terra? Allora la prima lotta che dobbiamo fare è quella contro il cambiamento climatico”. Così nel precedente commento Luigi Pasotti che è un dirigente SIAS o un suo omonimo, non so. Che la lotta contro il cambiamento climatico sia essenziale, è indiscutibile. Che questo significhi andare a cercare nel territorio luoghi dove Webuild possa incrementare i suoi profitti, certamente no. Che questo significhi ricoprire la Sicilia di pannelli per l’energia “verde”, idem. Tutti gli interventi nei quali la tecnologia ci salva preparano, inevitabilmente, nuovi problemi dai quali un’altra tecnologia più “moderna2 e invasiva dovrà salvarci, in un giro infinito. Ricordo che la prima guerra mondiale è stata decisiva per il miglioramento delle tecniche ortopediche. Bene, dobbiamo per questo essere contenti della guerra? Le api si estinguono e questo mette in pericolo un intero ecosistema? Bene, ecco la tecnologia che ci salva con api-robot che impollina i fiiori… E così via. Insomma, è inutile girarci intorno, anche con le migliori intenzioni. Trattasi, nel caso in oggetto, di un evidente e spaventoso progetto speculativo, utile solo per il profitto.

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