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Barriere architettoniche, Comune ancora inadempiente. Arriva un Commissario?

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alcuni degli esclusi a causa delle barriere architettoniche: donne incinte o con passeggino, persone in carrozzella, non vedenti

Per adottare il PEBA, Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, molto probabilmente arriverà a Catania un commissario ad acta.

Solo così la città avrà il Piano che il Comune avrebbe dovuto adottare da quaranta anni a questa parte. Da quando la legge 41 del 1986 e le successive del 1992 e 2013, ed anche una Convenzione Onu, hanno imposto alle amministrazioni cittadine di dotarsi di uno strumento che garantisca alle persone con disabilità, non solo motorie ma anche sensoriali, di accedere alle strutture pubbliche, agli spazi urbani collettivi, ai trasporti. In una parola di muoversi in modo autonomo e in sicurezza.

Un obbligo rispetto al quale tutte le Amministrazioni che hanno governato la nostra città sono state inadempienti. Un dovere a cui l’attuale Amministrazione non ha ottemperato neanche dopo le sollecitazioni che, in questi ultimi anni, sono arrivate da varie associazioni, in particolar modo dalla locale cellula dell’Associazione Luca Coscioni. Non sono bastate una diffida, alcune manifestazioni, una interrogazione in consiglio comunale presentata dal consigliere del Partito democratico Maurizio Caserta, richieste bipartisan che hanno coinvolto anche consiglieri della maggioranza.

Il PEBA non è arrivato, e non regge la giustificazione dello stato di dissesto perché il Comune avrebbe potuto chiedere i fondi appositamente stanziati dalla Regione ( D.D.G. 3065 del 07 nov 2023) , e non lo ha fatto.

E’ arrivato, invece, il ricorso al Tar, presentato dall’Associazione Luca Coscioni e da Filippo Tagnese, persona con disabilità, lesa nei propri diritti. Ed è arrivata la sentenza del 12 maggio (01529/2025) con cui il Tribunale Amministrativo ha ordinato al Comune di emanare “un provvedimento espresso e motivato” entro 45 giorni. In caso di inadempimento, era previsto che i richiedenti potessero chiedere la nomina di un Commissario ad acta. E così è stato.

La nomina di un Commissario non è mai indolore, comporta dei costi che, secondo la letteratura amministrativa, costituiscono danno erariale. E sarebbe opportuno che chi non ha fatto ciò che doveva, ne risponda.

L’elaborazione del PEBA ha inizio con un accurato censimento delle barriere architettoniche presenti negli spazi e negli edifici pubblici, e questo si sarebbe potuto fare senza disporre di ingenti somme. Anche perché l’Amministrazione ha speso, nel frattempo, centinaia di migliaia di euro per feste ed eventi non altrettanto necessari.

Il problema delle barriere architettoniche è stato, invece, minimizzato e i tempi del loro abbattimento continuamente rinviati. La città ha ascoltato giustificazioni paradossali, come le dichiarazioni rese in consiglio sul fatto che il Piano fosse “solo una pressante esortazione” e non un obbligo. Ed ha assitito ad evidenti esempi di sottovalutazione del problema, come quando Paolo La Greca, vicesindaco e stimato urbanista, dialogando con la stampa, ha ridotto grossolanamente il problema alla necessità di riparare i marciapiedi. Ha infatti affermato, a proposito del PEBA, “ci vogliono le risorse per farlo. Il sindaco Trantino ha già avviato una ricerca di risorse per un rifacimento sostanziale di molti dei marciapiedi della città. Non da diversamente abile, ma anche da perfettamente abile, camminare lungo la parte alta di via Etnea è un’avventura”.

Nessun cenno alla necessità di adeguare, in tutta la città, strutture e servizi alle esigenze di tutti i cittadini. E’ infatti barriera architettonica tutto ciò che impedisce, limita o rende difficile la mobilità e l’accesso a luoghi pubblici e servizi non solo alle persone con disabilità ma anche ad anziani, bambini o chiunque abbia difficoltà anche solo temporanee. Va garantita l’accessibilità universale e l’inclusione di tutti in tutta la città, non solo in via Etnea, a cui questa Amministrazione riserva particolare cura.

Da aggiungere che l’Amministrazione, di frequente soccombente – come in questo caso – in molti ricorsi al Tar, viene spesso condannata a pagare spese legali non indifferenti.

Paradossalmente, il Comune sborsa denaro non per fare le cose, ma per non averle fatte.

Oltre che Barriere architettoniche, il Comune di Catania è fuorilegge, leggi anche Le zone a traffico limitato e il diritto al movimento delle persone con disabilità,

ed ancora Persone con disabilità, a Catania non sono cittadini

2 Comments

  1. Una disabilità temporanea, anche se ormai dura da anni, e qui bisognerebbe allargare il discorso alla sanità di questa città, ma non è questo il momento adatto, dicevo una disabilità momentanea mi impedisce di usufruire della metro, degli autobus pubblici, di salire e scendere senza problemi dai marciapiedi, di salire senza estrema fatica quei quattro scalini che dal livello androne mi portano all’ ascensore nel palazzo dove abito. Non posso fare questo perché ho un uso limitato delle gambe.
    Posso benissimo starmene a casa, a comprare quello che serve ci pensa mia moglie, tutto il giorno seduto dietro la finestra a vedere il mondo scorrere giù per la strada.
    Sempre più spesso sto così giornate intere.
    Forse senza barriere architettoniche la mia vita sarebbe leggermente migliore. Chissà.

  2. Bisogna liberare la città anche dalle barriere create dalle macchine presenti ovunque in città e dai monopattini abbandonati sui marciapiedi.

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