In un periodo di crisi, secondo il grande economista inglese John Maynard Keynes, lo stato dovrebbe pagare i lavoratori disoccupati per scavare una gigantesca buca e poi riempirla. In questo modo i lavoratori avrebbero un salario e potrebbero spendere. Attorno alla buca si creerebbero negozi e osterie e l’economia potrebbe risollevarsi. A Modica, Ragusa, hanno provato ad applicare tale ricetta.
La ditta “Puccia”, che si occupa di smaltimento dei rifiuti, per diminuire i costi aveva creato nuove discariche abusive, sparse nel territorio, e usato il fiume Irminio per disfarsi del materiale prodotto in seguito al lavaggio dei cassonetti, un materiale particolarmente tossico a causa degli agenti chimici contenuti nei prodotti utilizzati per tale operazione. Se si fosse limitata a questo, ci troveremmo “soltanto” di fronte all’ennesimo reato ambientale.
Ma, e qui sta la novità, la ditta è riuscita a farsi pagare dal Comune anche la bonifica delle nuove discariche che lei stessa aveva creato.
Conseguente, a questo punto, da parte della procura della Repubblica di Modica, il sequestro del cantiere in seguito all’accusa di truffa aggravata ai danni del Comune e frode nel servizio dell’appalto di igiene pubblica, oltre alla contestazione dei danni ambientali provocati.
Come era prevedibile, le indagini della Guardia di Finanza hanno evidenziato anche altre gravi irregolarità. Innanzitutto, quelle che hanno coinvolto alcuni amministratori del Comune (un ex assessore all’ambiente e il dirigente del settore ecologia) che, di anno in anno, in attesa del bando europeo per la gestione dei rifiuti, hanno rinnovato l’incarico alla ditta Puccia. E accertato l’esistenza di un grave e diffuso clima di intimidazione nei confronti dei dipendenti costretti, “grazie” alla minaccia del licenziamento (concretamente attuato nei confronti di un dipendente che si era rifiutato di smaltire illegalmente i reflui nel fiume Irminio) a eseguire operazioni evidentemente illecite.

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