L’anno scorso era Cassibile e la piazza in cui i caporali reclutano la manodopera stagionale. Quest’anno è stata Mineo, e il villaggio degli Aranci, la sede della manifestazione per l’accoglienza ai migranti e il rifiuto del razzismo. Sarà lì, negli ex alloggi dei militari usa di Sigonella, che i migranti saranno raccolti ma non accolti. Il villaggio, già recintato in fretta e furia, dista infatti, otto chilometri dal centro abitato.
Tutto ciò in attuazione del progetto del cosiddetto “villaggio della solidarietà”, voluto, insieme ad un “patto territoriale per la sicurezza”, dal ministro dell’Interno Maroni e dal governo e, adesso, accettato anche dalla maggioranza dei sindaci della zona (dieci su quindici). “Una scelta segregazionista -dichiara Alfonso Di
Stefano delle Rete antirazzista catanese– diametralmente opposta all’esemplare esperienza di Riace, dove l’associazione Città futura, accoglie centinaia di rifugiati in un paese con meno di 2000 abitanti, dimostrando nei fatti che valorizzare la solidarietà come risorsa per lo sviluppo locale è possibile e che l’accoglienza è molto più economica della crescente militarizzazione dei territori e delle coste“.
Ma la giornata di mobilitazione non si è esaurita con il presidio di Mineo; un altro sit in si è tenuto, nel pomeriggio, in piazza Stesicoro, a Catania. Lì hanno parlato l’iman della Moschea di Catania, Mufid, esponenti della Rete antirazzista catanese, Pier Paolo Montalto di Rifondazione comunista e una studentessa marocchina, Nawel. A conclusione della giornata la proiezione del film “La terra e(s)trema“, un reportage sul lavoro dei migranti in Sicilia, sul caporalato, sulla raccolta delle
patate da aprile a giugno, a Cassibile e sulla vendemmia ad Alcamo.
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