Campi di concentramento. Campi di sterminio. No, stavolta non stiamo parlando del passato, di Auschwitz o Treblinka, di nazisti ed ebrei. Parliamo della deportazione di 245 rifugiati eritrei e somali trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di Mishrata al centro Sebha, nel
sud della Libia. A consegnarli ai Libici sono state le forze italiane che li avevano respinti nel 2009 nel Canale di Sicilia.
Il centro di Sebha
si trova nel deserto del Sahara dove attualmente la temperatura supera i 50 gradi. Gli Eritrei ci sono arrivati viaggiando 12 ore stipati dentro container di metallo. Anche attualmente sono maltrattati, tenuti con poco cibo e poca acqua. I feriti e i malati non hanno cure mediche. Sarebbero stati puniti così per aver inscenato una rivolta e aver tentato la fuga nel centro di Mishrata, la sera del 29 giugno.
Invano il Consiglio rifugiati italiano ha chiesto l’intervento del premier Berlusconi e del ministro degli esteri Frattini. Il Cir ha oggi inviato una lettera al presidente della Repubblica Napolitano; contemporaneamente, ha scritto una lettera al ministro dell’Interno Maroni, chiedendo che l’Italia si faccia carico di queste persone, chiedendo al governo libico l’immediato trasferimento e il reinsediamento nel nostro paese.
L’unica arma è accogliere l’appello de L’Unità che invita a inviare una mail al ministro dell’interno Maroni: “Io, nome e cognome, sono convinto che un Paese civile non possa essere complice di un crimine contro l’umanità. Fermate il massacro dei prigionieri eritrei in Libia“. L’indirizzo: corrispondenzaviminale@interno.it. E’ una cosa che possiamo, e dobbiamo, fare tutti.
leggi Il pugno duro di Gheddafi sulla rivolta dei senza diritti, e anche il silenzio di morte su L’Unità
Il calvario dei detenuti eritrei bastonati nelle carceri libiche su Repubblica
Ulteriori informazioni sul sito di Amnesty International
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Nessun uomo deve essere torturato specialmente se e un rifugiato e di qualunque religione esso sia,pero’ vorrei sapere come può’un prigioniero avere un telefono satellitare per mandare un sms di aiuto,qualcosa in questa storia non quadra.
Rispondo alla perplessità di Luigi sul telefono satellitare di un prigioniero: la soluzione si chiama bakscisc (mancia), in quel paese funziona alla grande, siamo entrati nella stagione dei matrimoni e qualche guardia dovrà affrontare qualche spesa extra. (funziona anche sulla parola di pagamento posticipato).
Quando i migranti sono stati respinti da una corvetta della marina militare mi sono vergognata due volte: di avere passaporto italiano e per mio padre, Ammiraglio della Marina Militare che ha effettuato decine di salvataggi in mare ed ha sempre onorato le leggi della navigazione.